Governare un Paese non è come giocare a Monopoli

Per finanziare il reddito di cittadinanza, così da ‘abolire la povertà’, il governo aveva pensato di far cassa tassando la bontà. Parte dei fondi necessari a elargire gli assegni dei famosi 780 euro erano infatti stati recuperati con il raddoppio dell’Ires per il terzo settore, ovvero per tutte quelle associazioni no profit la maggior parte delle quali è attiva nel settore del volontariato. Grazie alla levata di scudi delle opposizioni, i cui capigruppo alla Camera hanno sostenuto una mia proposta di legge per riportare l’Ires per questi enti al 12%, il governo è stato costretto a risolvere la questione. Pochi giorni dopo, il fondo destinato all’attuazione del reddito di cittadinanza è stato alleggerito dal governo di ben 90 milioni di euro, necessari a far quadrare i conti del decreto Semplificazioni. Evidentemente la povertà si era in parte già autoridotta! Nonostante tutto ciò, chiunque contesti questa misura assistenzialistica e del tutto priva di qualsiasi potenziale di crescita, viene tacciato dal Movimento 5 Stelle come a favore della povertà! La verità è amara e ormai sotto gli occhi di tutti: questo governo, per conquistare consensi elettorali in vista delle prossime elezioni europee, ha prima provato a mettere le mani nelle tasche delle associazioni benefiche, per poi essere costretto a fare dietro front vista l’assurdità di questa idea; ha inoltre tagliato esso stesso i fondi inizialmente stanziati per il reddito, accusando chi evidenzia le criticità della norma di voler favorire la povertà. Una sequela di assurdi proclami alternati ad anatemi a secondo della convenienza del momento. Così non si governa un Paese. Ma nemmeno si vince al Monopoli.