I dubbi di Berlusconi. Una notte di trattative

Quirinale: Cav, a nessuno conviene far saltare accordo

Di Francesco Cramer – Da Il Giornale

Roma, 29 gen. 2015: «Amato». «Mattarella». «Amato». «Mattarella». Un braccio di ferro lungo e teso che si conclude con un nulla di fatto. Berlusconi si presenta a Palazzo Chigi assieme a Denis Verdini e Gianni Letta con l’umore sotto i tacchi.

Renzi s’è impuntato su Sergio Mattarella, sorta di «Scalfaro siculo»: giudice costituzionale, figlioccio di De Mita, esponente della vecchia sinistra democristiana, moralista cattolico ma soprattutto integralista antiberlusconiano.

Di lui, oltre al Mattarellum, si ricordano le dimissioni da ministro nel 1990 per contrastare la legge Mammì. Molti dubbi, molte perplessità. Il Cavaliere, nelle due ore buone di faccia a faccia, prova a lanciare Casini: «Non è certo uno dei miei, potrebbe andare no? In fondo voi di sinistra avete tutto: presidenti di Camera e Senato, Corte costituzionale, governo, authorities ». Risposta di Renzi: «No, niente diktat ». Fallito il blitz su Casini il primo obiettivo del Cavaliere è quello di disinnescare la mina Mattarella. Un nome che non gli va a genio al quale però è obbligato a pensare. Ovviamente insieme a quella del democristiano studia anche altre ipotesi in una notte che sembra non finire più.

L’altro tesse le lodi del giudice costituzionale manco fosse figlio suo: «È integerrimo, retto, un politico, è stato più volte ministro, conosce la macchina alla perfezione. E non è neppure un Pd». Non dice, Renzi, il vero motivo per cui lo vorrebbe al Quirinale: sulla carta è quello che meno darebbe fastidio al cammino del suo governo essendo scialbetto; i critici più ruvidi dicono anche perché è il meno preparato dal punto di vista economico e quasi privo di rapporti con le cancellerie europee e comunitarie. Ergo, sarebbe solo Renzi a interfacciarsi coi potenti partners internazionali, a differenza di quanto accadeva con Napolitano.

Berlusconi vive il nome del democristianone come un dispetto, cerca di smontare Mattarella puntando sulle altre carte sul tavolo. Amato in testa: ossia l’uomo che meno piace al premier per il motivo per cui spinge l’ex dc. Amato renderebbe la vita del premier difficile sui dossier economici, gli farebbe ombra, e in più ha ottimi rapporti anche fuori dai confini nazionali. «E Amato è pure di sinistra, non è certo dei nostri». Niente da fare. Un muro. Renzi allarga le braccia: «No, i miei non lo voterebbero. Su Amato mi si spacca il partito. Anzi, so che i tuoi parlano con la minoranza del mio partito per “fregarmi” su Amato». Infatti molti nel Pd hanno provato a fare pressioni affinché il premier cedesse su Amato. La riunione è un tiro alla fune nella quale nessuno cede un metro.

Qualcuno sostiene – anche se su questo non ci sono conferme – che il Cavaliere sia arrivato persino ad aprire a un personaggio targato Pd come alternativa a Mattarella: un modo per sbloccare l’ empasse . E quindi, papabili, ci sarebbero Fassino, Finocchiaro e Veltroni. Peccato che anche su questi nomi i nodi si ingarbugliano di più: Fassino e Veltroni non andrebbero bene a Renzi perché ingombranti; e Finocchiaro ha qualche tallone d’Achille di troppo: dalla sua gita all’Ikea con tanto di scorta; al marito con qualche problemino con la giustizia con un’inchiesta per truffa aggravata e abuso d’ufficio.

Passano i minuti e la trattativa tra i due contraenti del Nazareno si arena. Stallo completo. Si fa anche il nome del magistrato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione: una carta che Renzi potrebbe giocare se dovesse accorgersi che neppure alla quarta votazione ci sarà la fumata bianca. Berlusconi lo citerà nell’incontro con i grandi elettori azzurri, nel pomeriggio a Montecitorio. Bocciatura anche per Cantone perché poco noto, non popolare, privo di spessore internazionale. Le lancette corrono veloci e i due si lasciano senza aver cavato un ragno dal buco. Muro contro muro. Ma la partita va risolta e Renzi e Berlusconi decidono di tenersi in stretto contatto in queste ore anche se neppure oggi presumibilmente si troverà la quadra. I due si rivedranno forse oggi o domani. Di certo si telefoneranno; in ogni caso il Cavaliere ha chiesto al Tribunale di sorveglianza di rimanere a Roma anche il week end. Una partita che Alfano e Berlusconi giocano a braccetto. Tanto che Alfano ammette coi suoi: «Sono molto soddisfatto che l’asse con Berlusconi regge e reggerà». Ma il nodo da sciogliere è con Renzi.