Di Mariastella Gelmini – Da Il Corriere della Sera

Roma, 9 sett. 2015: Caro Direttore, la solidarietà non può essere disgiunta dalla sicurezza, dice Cazzullo ( Corriere di ieri). E ha ragione. Ma è una verità che viene elusa e non certo dalla destra. Detto questo, il dramma dei migranti ha creato una fibrillazione sulla quale si sono innestate forme di speculazione inaccettabili, da una parte e dall’altra.

C’è un problema enorme che il governo italiano non vuol vedere: bisogna assolutamente tornare a fare politica estera. Non è possibile pensare che l’esodo epocale al quale assistiamo sia una mera questione di politica interna, un problema dei ministri dell’Interno o addirittura un problema amministrativo da lasciare ai territori. Non credo che possiamo praticare la politica delle porte chiuse: la gestione, che è complicata, ci deve essere. Ma a monte serve una politica estera che detti la linea e dia un senso agli sforzi organizzativi ed economici delle comunità che subiscono l’impatto di migliaia di arrivi. Sono mancati i due attori principali di una collaborazione internazionale efficace: da un lato l’Unione Europea, distratta e divisa, e dall’altro, seppure giustificati perché non coinvolti direttamente dal fenomeno migratorio, gli Stati Uniti. Si è poi commesso l’errore di silenziare la Russia in virtù di un pregiudizio che deve essere superato. Accordi di partenariato finalizzati allo sviluppo economico, aiuti internazionali, interventi militari laddove sia necessario, tutto questo non è stato fatto e l’Italia che avrebbe dovuto essere in prima linea non ha dato prova di carattere e di iniziativa. Davvero incredibile l’irrilevanza del nostro Paese, sancita dall’esclusione del governo italiano — che pure esprime con la Mogherini l’alto rappresentante della Ue per le questioni internazionali — dal contesto delle decisioni.

Adesso che la Merkel ha saputo cambiare rotta, reagendo anche a episodi di xenofobia con un occhio alle tragedie di un passato che nessuno può permettersi di dimenticare, il panorama è cambiato. La destra italiana ha qualcosa da imparare? Sicuramente sì, ma certo non dalla retorica della sinistra. Per mesi il governo si è trincerato dietro la propaganda spicciola dell’accoglienza a tutti i costi. L’episodio tremendo di Palagonia, con un governo che si nasconde, è la fotografia più nitida delle sue incapacità. Troppo comodo accusare Salvini di populismo, rimuovendo i disagi ai quali sono sottoposti i cittadini in un contesto nel quale il governo è assente.

Ma non voglio sottrarmi al tema di fondo sul quale, rispetto alla Lega di Salvini, le differenze ci sono. Forza Italia propone alcune soluzioni chiare: accorciare i tempi per esaminadi re le richieste di asilo politico (c’è già una nostra proposta di legge), una politica estera che ci faccia tornare protagonisti e che spinga l’Ue a intervenire nelle crisi in Africa come nel Medio Oriente. E poi basta coi flussi migratori del bisogno, senza regole. A Salvini dico: occorrono meno parole di fuoco e concentrarsi sulla sostanza. Cosa occorre invece, di fronte ad un dramma vero che sconvolge l’Europa e il mondo intero? Un impegno di unità, perché la civiltà e l’accoglienza non sono né di destra né di sinistra e perché i nemici da battere sono la guerra e il terrorismo. Il centrodestra c’è, e ha una visione da proporre, strumenti da mettere in campo, oltre gli slogan e gli schieramenti.