Di Francesca Angeli – Da Il Giornale

Roma, 14 set. 2014: L’ex ministro Mariastella Gelmini che varò il precedente riassetto della scuola: “La sinistra ha cambiato idea, merito e privatizzazioni sostenuti da noi. Non servono altri docenti, così ci allontaniamo dall’Europa”.

Matteo Renzi come Virna Lisi. Evidentemente «con quella bocca può dire quello che vuole» altrimenti non si spiega come mai quello che ieri era farina del diavolo oggi si sia invece trasformato in acqua santa per il solo fatto che è Renzi a proporlo.

Per la sua rivoluzione nella scuola Renzi ha usato parole inusitate per la sinistra: carriera per merito, aumenti dello stipendio soltanto in base ai risultati, valutazione per gli insegnanti, messa all’indice dei docenti non bravi. Si propone di fare ricorso ai soldi dei privati e di stringere un rapporto più stretto con le imprese. Ma dove sono finiti tutti quelli che nel Pd e dintorni alzavano le barricate per difendere la scuola pubblica dalla «privatizzazione» contro i ministri dell’Istruzione dei governi Berlusconi, Letizia Moratti prima e Mariastella Gelmini poi? Scomparsi, forse ammutoliti di fronte al fascino di Renzi che certo, tra le altre cose, ha anche promesso di assumere 150.000 precari. Un numero superiore alle cattedre scoperte e agli effettivi posti disponibili. Una mossa che va decisamente nella direzione opposta rispetto al progetto di una scuola che punta al merito e alla qualità, come osserva l’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini.

Renzi si propone di cancellare il precariato. Non sarebbe un buon risultato?
«Per anni si è continuato ad aumentare il personale della scuola a fronte di una progressiva riduzione degli studenti. Il risultato era un rapporto studenti/docenti elevato e nettamente superiore alla media degli altri paesi. Oltretutto in questo modo si finiva per penalizzare l’istruzione a livello universitario sulla quale non si investiva a sufficienza. Il governo Berlusconi è riuscito ad invertire la tendenza ma ancora oggi il numero di studenti per insegnante resta al di sotto della media Ocse: ci sono 12 studenti per ogni insegnante nella primaria e nelle medie a fronte di una media Ocse di 15 studenti per docente. Con l’assunzione di 150.000 insegnanti di cui 80.000 senza cattedra questo rapporto aumenterebbe di nuovo del 10 per cento, invertendo così il percorso fatto negli ultimi anni e crescerebbe di nuovo il divario con gli altri paesi Ocse».

Ma come valuta il piano per La Buona Scuola annunciato dal premier?
«La sinistra ci ha messo parecchio ad imboccare la strada giusta ma si può dire che alla fine ha scelto la stessa direzione presa dal centrodestra, l’unica possibile per migliorare la qualità dell’istruzione. Parole quali merito, carriera dei docenti, valutazione, premialità, raccordo scuole-impresa, modifica degli organi collegiali della scuola, sono state portate alla ribalta dal centrodestra, subendo le censure e critiche da parte di sinistra e sindacati. Doveva arrivare Renzi per farle digerire alla sinistra insieme al ministro Giannini, un tecnico che proviene dal mondo universitario che in sostanza si sta limitando a mettere a regime le riforme approvate dagli ultimi governi di centrodestra».

Il ministro Giannini ha annunciato anche qualche novità per la Maturità.
«Molte novità dipendono dal fatto che arriva a compimento la riforma avviata quando ero al ministero che prevedeva tra le altre cose anche l’insegnamento di una delle discipline in lingua inglese».

Il ministro Giannini è finita in prima pagina non per le proposte sulla scuola ma per essere stata fotografata in topless. Lei ha mai preso il sole in topless?
«No, francamente no. Però non mi sento di criticare o di giudicare non credo che la Giannini abbia fatto qualcosa di male. Mi stupisce che i politici siano trattati come personaggi dello spettacolo. Prima certe curiosità morbose riguardavano soltanto quel mondo».

Forse perché ora sono molti i politici che si comportano come personaggi da showbiz. Rosy Bindi è arrivata ad accusare Renzi di aver scelto le sue collaboratrici perché sono belle e non perché capaci.
«Rispetto la Bindi ma la sua è un’accusa infondata ed ingiusta e mi spiace soprattutto che un simile giudizio sulle donne al governo arrivi da un’altra donna».