Renzi_TFR

Da Il Corriere del Veneto

Pioggia di critiche dalle categorie. Ma il premier tranquillizza: vi faremo avere soldi dalla Bce

Venezia, 1 ott. 2014: Mettiamo che la riforma vada in porto così come è stata annunciata. Mettiamo che il Jobs Act passi per le forche caudine delle due camere senza cambiare radicalmente faccia. E mettiamo pure che il risultato finale sia quello che si propone Matteo Renzi: un mondo del lavoro più dinamico in entrata e in uscita che non ha bisogno delle rigidità dell’articolo 18 e della precarietà dei contratti a progetto. Ecco: in questo nuovo impianto dei contratti, i lavoratori sarebbero ripagati dal trasferimento di una parte del tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga. Una cifra che viene stimata per chi viaggia sui 1500 euro netti in una sessantina di euro in più al mese. E che dovrebbe contribuire a rilanciare i consumi.

Tutti contenti? Manco per sogno. Ieri, partendo dalle imprese e arrivando ai sindacati, i rappresentanti di categoria hanno fatto un salto sulla sedia. Perché a oggi, solo le aziende che hanno più di 49 dipendenti devono accantonare i soldi del tfr e consegnarli all’Inps o ai fondi di investimento indicati dai lavoratori al momento dell’assunzione. Tutti gli altri imprenditori, cioé 390 mila veneti su 400 mila (cioé più del 97% degli imprenditori totali) finora hanno potuto usare i soldi che trattenevano in vista della fine del rapporto con il lavoratore per fare investimenti aziendali (quando va bene) o per comprarsi la barca (quando va molto male). «Diciamolo subito – interviene il vicepresidente di Confindustria Veneto Luciano Miotto -: se un imprenditore usa i soldi per comprarsi la barca è molto scorretto, ma se si vuole evitare questo è bene che si dia un premio a chi investe il tfr in azienda, in innovazione o in nuovi posti di lavoro piuttosto che metterlo direttamente in busta paga. Capisco che uno possa essere contento di trovarsi qualche soldo in più, ma togliere liquidità alle aziende in questo momento significa fare del male al Paese». A sentire i rappresentanti dei Piccoli, che sono ancora più preoccupati, il trasferimento del tfr in busta paga si trasformerebbe in una sorta di flagello sui bilanci aziendali. «Un anticipo del tfr in busa paga ridurrebbe gli investimenti e alla fine ridurrebbe anche i posti di lavoro», avverte il presidente di Confartigianato Giuseppe Sbalchiero a cui fa eco il collega di Confartigianato Treviso Renzo Sartori convinto che «se il governo vuole fare qualcosa di buono agisca piuttosto sulla detassazione degli straordinari».

Secondo i costruttori operare sul tfr sarebbe addirittura «una misura impropria e autolesionista». «È noto a tutti che il tfr costituisce per le imprese una fonte importante di finanziamento in un momento di totale chiusura al credito da parte delle banche – dice il presidente dell’Ance Venezia Ugo Cavallin – sottrarre queste risorse alle imprese significa metterle a fortissimo rischio di default». E questa volta sono d’accordo anche i sindacati che non vedono di buon occhio l’ipotesi del trasferimento del tfr. «Sia chiaro che i soldi del tfr sono dei lavoratori, ma la proposta di Renzi presenta più criticità che elementi positivi – dice la segretaria della Cgil Elena di Gregorio -. Un’operazione simile metterebbe in crisi le aziende e la previdenza complementare ». «Il tfr in busta paga è solo un palliativo – conclude il segretario della Uil Gerardo Colamarco -. Intaccando i fondi pensione si mettono a rischio le già problematiche pensioni dei giovani ». Anche per questo a fine giornata Renzi è tornato sulla questione nel tentativo di tranquillizzare le categorie: «Stiamo ragionando sulla possibilità che l’Abi (l’associazione delle banche) dia i soldi che arrivano dall’Europa, i soldi di Draghi, alle piccole imprese per garantire la liquidità necessaria a trasferire il tfr in busta paga».