Onorevoli colleghi!

vorrei partire dal contestualizzare la vicenda del bailin nella situazione economico-finanziaria che sta attraversando l’intero panorama mondiale, e in particolare l’Europa e l’Italia. Se è vero, infatti, che la crisi economica internazionale ed europea sta determinando una discesa dei mercati in tutto il mondo, va detto con altrettanta onestà che gli speculatori attaccano principalmente l’Italia.

Piazza Affari, dall’inizio del 2016, ha perso circa il 25 per cento della sua capitalizzazione e il crollo ha riguardato, in particolare, i titoli del settore bancario.

Un segnale forte, evidente, di come chi governa il nostro Paese sia stato totalmente incapace di affrontare adeguatamente il tema della gestione delle crisi bancarie.

Le banche, a causa dei ripetuti errori dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi, stanno infatti diventando il punto debole del nostro sistema.

E’ impossibile negare le forti distorsioni createsi in particolare a seguito dell’approvazione dei decreti legislativi di recepimento della direttiva sul bail-in, e delle norme “salva-banche” confluite all’interno dell’ultima legge di stabilità: un insieme di disposizioni confuse che, nella pratica attuativa del nuovo sistema di regole, hanno contributo a creare un’inevitabile “panico finanziario”, evidenziato anche delle ultime tensioni sui mercati borsistici.

L’applicazione del bail-in nel complesso sistema di riforma bancaria riveste un ruolo susseguente all’attivazione, a livello europeo, di una serie di strumenti di gestione delle crisi. Già nel 2013 la “Comunicazione” della Commissione europea aveva disposto l’applicazione immediata di un nuovo regime di burden sharing che imponeva, in caso di crisi di una banca, perdite su azioni e obbligazioni subordinate come precondizione per un intervento pubblico.

Nel 2014 la direttiva approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo, ha esteso quello stesso regime, già a partire dal 2016, anche alle obbligazioni ordinarie e ai depositi superiori a 100.000 euro (il bail-in), prevedendo quindi il coinvolgimento finanziario di azionisti e obbligazionisti nelle procedure di ristrutturazione o insolvenza di istituti creditizi.

Ma il quadro normativo nazionale, nel dare applicazione alle disposizioni europee in materia di “salvataggi bancari”, senza tra l’altro prevedere adeguate tutele del capitale investito in particolare in obbligazioni subordinate, si è rivelato distorsivo e particolarmente oneroso per i risparmiatori.

Anche a livello europeo, nell’introdurre i delicati cambiamenti sopra ricordati, non si è prestata sufficiente attenzione alla fase di transizione: l’applicazione immediata e, soprattutto, retroattiva dei meccanismi di burden sharing fino al 2015 e, successivamente, del bail-in, ha nei fatti comportato troppi rischi per la stabilità finanziaria, connessi soprattutto col trattamento dei creditori in possesso di passività bancarie sottoscritte in anni precedenti, che si sono ritrovati loro malgrado al centro di un passaggio traumatico: un passaggio che non ha affatto permesso ai risparmiatori di acquisire piena consapevolezza del nuovo regime e di orientare le loro scelte di investimento in base al mutato scenario.

Questo discorso assume particolare gravità proprio nel nostro Paese, i cui dati parlano chiaro: in Italia la quota del risparmio delle famiglie investita in obbligazioni emesse dalle banche è notevolmente più elevata che nella media dell’area dell’euro, ma di ciò non si è tenuto affatto conto.

Ed è qui che scatta l’effetto a dir poco distorsivo del sistema, che ha influito sul crollo delle borse: il “panico finanziario”, noto pure come “corsa agli sportelli”: i risparmiatori non si fidano più delle banche italiane, finite nell’occhio del ciclone e in alcuni casi anche al centro di indagini della magistratura, per cui ritirano i loro depositi.

Sarebbe stato invece necessario un approccio mirato: l’applicazione del bail-in solo a strumenti provvisti di un’espressa clausola contrattuale, e un adeguato periodo transitorio avrebbero infatti consentito alle banche di emettere nuove passività espressamente assoggettabili a tali condizioni.

La direttiva sul bail-in contiene una clausola che ne prevede la revisione, da avviare entro giugno 2018. E’ importante sfruttare questa occasione, facendo tesoro dell’esperienza, per meglio allineare la disciplina europea con gli standard internazionali.

Ecco, dunque, che assume fondamentale rilievo l’iter di completamento dell’unione bancaria. Una soluzione di livello europeo a questo problema è infatti tra i pilastri dell’unione bancaria che si vorrebbe introdurre: è la garanzia comune sui depositi, una sorta di “prestatore di ultima istanza” per cui i depositi bancari sono garantiti “dalla piena fede e dal credito dell’Unione europea”, prendendo in prestito la definizione utilizzata per definire tale strumento negli Stati Uniti.

Ma sulla garanzia europea comune sui depositi pesa il veto del governo tedesco, disposto a partecipare a un Fondo comune che garantisca il debito di tutti gli Stati dell’area dell’euro solo quando i vari Paesi (Italia in primis) si libereranno dei troppi titoli del proprio debito sovrano in portafoglio: ma ciò significa rischiare di cadere nuovamente nel vertiginoso aumento dello spread, e, quindi, in quella trappola che ha già determinato, nel 2011, la caduta del Governo Berlusconi, ovvero l’ultimo governo democraticamente scelto dai cittadini italiani.

Il Governo Renzi ha già ceduto nel confronto con la Commissione in merito alle modalità di creazione e funzionamento della Bad bank italiana: l’esecutivo renziano è infatti troppo preso a tutelare la propria manovra in deficit dal veto dell’Unione europea. Proprio per questo, proprio per finanziare provvedimenti finalizzati ad acquisire consenso, l’Esecutivo è incapace di imporsi in Europa, e ha distrutto e svenduto il sistema bancario italiano, di cui l’andamento in Borsa dal 1° gennaio 2016 è la dimostrazione, indebolendo l’intera economia italiana.

Sarebbe invece necessario superare qualsiasi atteggiamento di debolezza, e cercare alleanze tra i partner europei per far cadere il veto tedesco sulla garanzia europea comune sui depositi bancari, evitando la vendita in blocco di titoli di Stato italiani, con le conseguenze drammatiche che abbiamo già avuto modo di conoscere sull’economia e la democrazia italiana.

La mozione di Forza Italia impegna quindi il Governo su due grandi temi.

 Il primo: la “battaglia” in Europa. L’Esecutivo deve condurre in Europa una importante riflessione in merito all’applicazione del bail-in, e farsi promotore dell’avvio della procedura di modifica della direttiva, volta innanzitutto a prevedere la non retroattività delle nuove norme. Tale riflessione va necessariamente accompagnata da una revisione della disciplina europea sugli aiuti di Stato, e, in particolare, dalla disposizione di una garanzia europea comune sui depositi bancari.

Il secondo: la tutela dei risparmiatori. Il Governo deve valutare con attenzione anche i profili di incostituzionalità della frettolosa applicazione delle nuove norme sul bail-in in Italia, adottando le opportune iniziative per assicurare la tutela dei risparmiatori, e prevedendo innanzitutto misure volte al pieno ristoro degli obbligazionisti subordinati truffati. E’ necessario altresì sollecitare l’avvio di specifiche attività, anche a livello europeo, come ad esempio campagne di informazione, volte a spiegare ai consumatori i contenuti e gli effetti della nuova normativa sul bail-in, e garantire un’informazione piena e consapevole dei cittadini  in merito agli investimenti effettuati in prodotti finanziari, prevedendo in particolare “prospetti informativi” chiari, leggibili e scritti in maniera semplice e comprensibile, anche utilizzando colori differenti per rendere più efficace ed immediata la comprensione del livello di rischio dei prodotti in vendita.

Su entrambi i temi, questo Governo, però, ha fino ad ora dato prova di estrema debolezza: Renzi è debole in Europa, anche perché è sotto il ricatto dell’illegittimità della sua scellerata manovra di finanza pubblica; Renzi è debole nel Paese, perché le scelte effettuate determinano quotidianamente la perdita di fiducia degli italiani, vessati dalle tasse e “frastornati” dall’annuncio perenne di riforme che, nella sostanza, non cambiano la vita delle istituzioni e dei cittadini. Cittadini stanchi di vedere tutta questa debolezza che invece pesa, questa volta come un macigno, nel ruolo del nostro Paese in Europa e nel mondo.