Presidente, colleghi,

Questa non è una bella giornata nella storia della Repubblica.

Stiamo affrontando un passaggio decisivo per cambiare in modo sostanziale le regole della democrazia. Ma proprio per la rilevanza della questione e per gli effetti, questa discussione avrebbe meritato ben altro metodo, una visione di alto profilo e mai un tema così importante poteva o doveva essere piagato a logiche politiche di parte anzi di partito come è accaduto. E invece come dimostrano anche le parole del Presidente del consiglio in merito alla politicizzazione del referendum, anzi direi alla personalizzazione del tema referendum, tutto viene tristemente piegato a interessi di parte, interessi di una piccola parte e di un solo partito, il PD.

La Costituzione come sappiamo rappresenta l’identità culturale e politica di un popolo che, guardando ad essa, si riconosce come comunità unita in un solo destino.

Nel momento in cui ci si appresta a cambiare la Costituzione, bisogna chiedersi se la riforma delle Istituzioni in atto, per contenuti, per il metodo, per gli effetti che produrrà, contribuirà, alla aggregazione sarà un momento di condivisione o rappresenterà l’ennesima lacerazione, l’ennesima occasione di conflitto? Ebbene dinnanzi a questa domanda nel caso della riforma in atto la spaccatura, le divisioni e quindi la delegittimazione sono sotto gli occhi di tutti!

Il tutto è ancora più grave e surreale e ingiusto nei confronti del Paese, perché avviene in un tempo in cui la democrazia è sospesa, con un governo che non è mai stato legittimato dagli italiani, un governo che si regge su un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale e con il leader del centrodestra espulso dal Parlamento sulla base di una sentenza ingiusta e quel che è peggio violando il principio di irretroattività della legge penale.

Ma non voglio eludere il tema del patto del Nazareno e le polemiche che sono seguite. E voglio chiarire che il discusso patto, fortemente voluto dal Presidente Berlusconi, non è mai stato un accordo con contenuti prescrittivi, ma al contrario si reggeva sulla affermazione di un metodo secondo il quale le riforme non dovevano essere cucite sulle esigenze di un partito ma dovevano reggersi su un’ampia condivisione: fare insieme le riforme, decidere insieme i cambiamenti, le innovazioni, le garanzie costituzionali.  Questo era il senso del patto del Nazareno e queste sono le ragioni che hanno sempre ispirato l’agire di Silvio Berlusconi e del suo partito: favorire dopo anni di conflitti, delegittimazioni reciproche e di anti berlusconismo una nuova stagione di pacificazione, di rispetto reciproco e di convergenza laddove e in gioco l’interesse del Paese. Ma come tutti sanno il senso e la logica del patto del Nazareno sono state ampiamente tradite da continue modifiche imposte unilateralmente. 17 modifiche imposte a colpi di maggioranza fino ad arrivare ad uno schema di legge elettorale bipartitico in un assetto politico che bipartitico non è più: fino all’elezione del Capo dello Stato, di un galantuomo come il Presidente Mattarella – una elezione avvenuta in modo  fortemente divisivo, il tutto con il solo obiettivo di rinsaldare le varie anime del Partito Democratico in una eterna resa dei conti interna.

Ricordo ai colleghi della maggioranza che le primarie non sono le elezioni, vi partecipa una minima parte dell’elettorato e non legittimano il Partito Democratico a cambiare le regole della democrazia decidendo per tutti gli italiani pur rappresentando una minoranza e soprattutto grazie al voto di Deputati e Senatori eletti altrove e su base programmatica alternativa: tutto questo  è inaccettabile!

Con questa logica e secondo questo schema, grazie al combinato disposto della riforma Costituzionale e legge elettorale si prevede che con il voto di un terzo degli elettori (quindi oggi un sesto degli italiani) si governa il Paese. Non solo, chi ha un terzo dei voti elegge gli organismi di garanzia, il Capo dello Stato in primis. E  questa sarebbe la risposta alla disaffezione verso la politica? Un’ulteriore indebolimento della rappresentanza?!!

Ricordo alla maggioranza che alla mancanza di legittimazione della riforma non potrà sopperire nemmeno il referendum (ex art. 38 della Costituzione) perché quest’ultimo non può essere sostitutivo di una deliberazione viziata nel suo fondamento. Il referendum, ammesso che vada nella direzione auspicata dal governo, non ha il potere di sanare vizi ma di aggiungere legittimazione a quella che già ci deve essere. Il referendum non sana i vizi ma li consolida! Sopratutto se la riforma è stata costruita per la sopravvivenza di un governo e una maggioranza privi di una legittimazione sostanziale viste le parole del Premier Renzi sul ‘istituto del referendum.

Se a questo aggiungiamo tutte le ambiguità nella designazione del nuovo Senato che dovrà avvenire da parte dei consigli regionali e non dei cittadini, il disordine nelle funzioni attribuite al nuovo senato con il risultato di ottenere il superamento del bicameralismo perfetto lasciando inalterato il peso della seconda camera e se pensiamo agli interrogativi più consistenti sulle inefficienze tecniche che incidono sul procedimento legislativo e sul riparto di competenze Stato – Regioni. Il castello legislativo che ci apprestiamo a votare infatti ridimensiona pesantemente il ruolo delle Autonomie locali favorendo il distacco la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni a loro più vicine senza ridurre peraltro l’enorme contenzioso.

Per tutte queste ragioni riteniamo che Questo che avete scelto appare come il peggior modo di riscrivere la Carta Costituzionale!!

Signor Presidente, colleghi della maggioranza, voi tra poco in quest’aula otterrete una vittoria numerica. Dimostrerete abilità nei corridoi del Palazzo ma il vostro sarà un consenso vacuo, effimero peraltro con l’apporto di molti parlamentari che hanno disatteso il mandato elettorale. Noi di Forza Italia che rappresentiamo una opposizione dura ma responsabile a vocazione maggioritaria con una visione liberale e autenticamente riformista vi diciamo di non illudervi: la vostra non sarà mai una vittoria politica ma tatticismo portato all’estremo!

Oggi infatti il destino dell’Italia non riguarda la tecnicalità dell’organizzazione delle sue istituzioni, oggi il destino dell’Italia riguarda la scelta del volto della Costituzione. Questa riforma non affronta le vere sfide del Paese su cui dimostreremo di essere all’altezza solo se rivedendo profondamente metodo e sostanza della riforma in esame, lavoreremo perché la nazione continui ad essere il punto di riferimento dell’intero popolo di cui la costituzione non è solo veste giuridica,  ma sintesi di posizioni diverse in cui ognuno possa riconoscersi, dentro un contesto di dialogo e rispetto.

Nulla di più lontano dalla vostra proposta!

Per queste ragioni e soprattutto perché riteniamo che la carta costituzionale di oggi e di domani debba continuare ad essere un patrimonio comune di tutto il popolo italiano,  annuncio il voto contrario di Forza Italia e un impegno a sostegno dei comitati per il no al referendum