Il PdL cambia: non sarà un maquillage

Intervista a Mariastella Gelmini

di Ugo MagriLa Stampa del 23.04.2012

Questa «grande novità» annunciata da Alfano non sarà per caso un bluff? A sospettarlo sono in parecchi…

«Se ne accorgeranno presto», ride Mariastella Gelmini, «perché esiste eccome, io ne sono testimone. Berlusconi e Alfano ci stanno lavorando da tempo. Non si tratterà di un maquillage».

Quindi niente cambio di nome, simbolo e quelle cose lì?

«Sostituire l’insegna sarebbe poca cosa rispetto a quanto ci viene richiesto. La gente pretende un cambiamento sostanziale, mica giochi di parole».

E quindi, in concreto? 

«La novità avrà molto a che vedere con i problemi veri, cominciando da quelli che attanagliano famiglie e imprese. Ma riguarderà anche il modo di selezionare la classe dirigente, di puntare sui meritevoli e sugli onesti, di finanziare i partiti… Alfano ha già detto che siamo pronti a sostenere senza contributi pubblici i costi della politica».

Fini su «La Stampa» e dal Pd vi hanno risposto: bella forza, da voi c’è Berlusconi che paga!

«Nessun iscritto, nemmeno il Presidente, avrà la golden share. L’autofinanziamento prevederà un tetto ai contributi individuali, il segretario è stato chiaro. Non ci stiamo a farci tirare le orecchie da Grillo, da Di Pietro e dai paladini della cosiddetta antipolitica: i soldi per mandare avanti le idee possiamo trovarli in altri modi. Comunque meglio meno soldi e più idee che tanti soldi e credibilità zero».

Mettere in lista certi personaggi vi ha dato credibilità?

«No. Sono sbagli da non ripetere. Il Pdl 2.0, come lo chiama Alfano, ripartirà dalla militanza. Che una volta si esprimeva attaccando manifesti, adesso magari intervenendo sui social network. Il messaggio è che noi siamo pronti. Chi si aspetta che dopo le prossime Amministrative ci sfalderemo in quanto partito di plastica, resterà deluso».

Però qualche defaillance si nota, per esempio il documento di Pisanu e degli altri 26 senatori che guardano al Terzo Polo…

«Quel documento è condivisibile, indica la necessità di unire chi condivide certi valori che per noi restano quelli della tradizione, dunque centralità della persona, della famiglia, della vita. Però, domando, che bisogno c’era di raccogliere firme su una posizione che Alfano già porta avanti?».

Azzardi lei la risposta.

«Se non è una sponda a Casini, fa nascere il sospetto che lo sia. In questo senso l’iniziativa di Pisanu rischia di essere divisiva».

Il Terzo Polo si sta dando da farei. Siete preoccupati?

«Grande rispetto per il travaglio di tutti. Ma tutti debbono fare i conti con gli stessi problemi. Non è che Udc, Fli, eccetera siano immuni da responsabilità e critiche. Ci sono voluti pessimi episodi di malcostume per ricordarsi che la legge sui partiti attende da 60 anni. C’è voluto un governo tecnico per la riforma di pensioni e mercato del lavoro, su cui il Pdl mai era riuscito a trovare i numeri in Parlamento».

A proposito di Monti: lo appoggiate, però con crescente freddezza…

«L’appoggio è frutto di responsabilità. Anche oggi diciamo che se lo spread torna su non è per colpa di Monti così come non lo era di Berlusconi. Ma restiamo con i piedi per terra. E constatiamo un paio di cose. Primo: è più facile una politica dei sacrifici che rilanciare la crescita».

Qualche difficoltà la incontrano anche i Professori, vuol dire?

«Esatto.  Secondo, i famosi tagli lineari di Tremonti erano stati tanto criticati; eppure questa spending review che dovrebbe eliminare gli sprechi di denaro pubblico al momento mi sembra un’araba fenice. Del resto, non ho mai visto dirigenti di ministeri che, da soli, si riducono il portafogli… Bisogna mettere quantomeno un tetto. Ridurre la spesa per tagliare le tasse e rilanciare la crescita. Invece qui dietro ogni provvedimento del governo spunta un balzello. Non va bene. Un ulteriore aumento delle imposte non lo reggeremmo noi come partito, ma non lo reggerebbe l’Italia e in particolare il Nord».

Quindi siete contro un aumento dell’Iva in autunno?

«Alfano l’ha detto. E ha detto pure che sulla riforma del lavoro non debbono esserci pregiudizi nei confronti di chi fa impresa. Commercianti, artigiani, partite Iva sono il nostro blocco sociale, vogliamo rappresentarlo anche in futuro».

Fonte: La Stampa