di Giuseppe SpatolaBresciaoggi del 15.05.2012

IL TAVOLO. Gli onorevoli azzurri hanno incontrato i rappresentanti delle parti sociali alla Camera di Commercio per raccogliere «consigli e idee» da portare a Roma. È piaciuta la proposta Alfano sulla compensazione di debiti e crediti Imprenditori e agricoltori locali dicono «no» all’aumento dell’Iva

L’obiettivo era quello di rilanciare il dialogo con imprenditori e associazioni di categoria, ascoltandone le ragioni e raccogliendone le istanze da portare all’attenzione del Governo. E così è stato, almeno registrando i commenti fatti nel post-summit dai quattro crociati pidiellini che ieri mattina hanno convocato le parti alla Camera di Commercio.

Al tavolo si sono ritrovati l’ex ministro Mariastella Gelmini, l’ex sottosegretario Stefano Saglia, il vicepresidente della Provincia Giuseppe Romele e alla deputata e vice coordinatore regionale Viviana Beccalossi, scortati per l’occasione dal consigliere regionale Vanni Ligasacchi, dal presidente di circoscrizione Marco Rossi e al vicesegretario cittadino Andrea Ghezzi. Dall’altra parte della barricata i rappresentanti delle principali categorie produttive: da Franco Gussalli Beretta (Aib) a Ettore Prandini (Coldiretti), da Giuliano Campana (Collegio costruttori) a Maurizio Casasco (Api), passando per Piergiorgio Piccioli (Confesercenti), Enrico Mattinzoli (Associazione Artigiani), Franco Battagliola (Cdo) ed Eugenio Massetti (Confartigianato) ospitati nella sala del consiglio dal padrone di casa, Franco Bettoni in doppia veste di presidente della Camera di commercio e di Confagricoltura.

A rompere il ghiaccio è stata Viviana Beccalossi che, senza troppi indugi, ha indicato la via del dialogo come la migliore «cura per la crisi» e l’unica strada possibile per ottenere «maggiore coesione sociale e ripresa della produzione». «E’ stato avviato un percorso in modo da concretizzare un vero e proprio «manifesto dell’economia bresciana» da portare a Roma – ha sottolineato la Beccalossi sintetizzando il decalogo proposto dalle categorie -. Abbiamo raccolto il «sì» alla proposta di compensazione tra debiti e crediti con lo Stato e il netto «no» all’aumento dell’Iva. Non solo. Le categorie bresciane vogliono un taglio netto dei costi della pubblica amministrazione, tempi certi per i pagamenti della pubblica amministrazione e sono contrari alla persecuzione del Fisco nei confronti degli imprenditori che chiedono ad alta voce più aiuti per l’internazionalizzazione delle loro aziende». E non poteva mancare una frecciata al governo Monti. La deputata ha affondato il colpo: «Non mi pare che i tecnici salva-Italia abbiano ottenuto grandi risultati».

A dar manforte alla Beccalossi anche Saglia, critico con il premier e dubbioso sulla reale efficacia della riforma del lavoro voluta e proposta dal ministro Elsa Fornero. «Tra una cattiva riforma e nessuna riforma – ha commentato sarcastico l’ex sottosegretario – sia meglio la seconda. Era opportuno scambiare una maggiore flessibilità in uscita, a partire dall’abolizione dell’articolo 18, con nuove tutele in entrata. Invece oggi aumentano soltanto i costi per le imprese. Scelta che ci appare scellerata».

Non meno pungente l’ex ministro Gelmini. Lei, che ha sposato la linea Alfano, guarda sconsolata i dati della Camera di Commercio, rimanendo attonita davanti al saldo negativo tra nuove e vecchie imprese. «A Brescia negli ultimi tre mesi hanno chiuso 600 aziende – ha fatto notare la gelmini -. La prima risposta concreta sarà la compensazione tra debiti tributari e crediti. Entro una settimana dovrebbe arrivare il decreto. L’occasione di fare sintesi con il mondo produttivo bresciano deve servire per far diventare il nostro territorio modello per la ripartenza del paese. Noi abbiamo voluto mettere al centro il tema fiscale, con il «no» all’aumento dell’Iva. In tutto questo dovremo trovare l’ossigeno necessario per far ripartire i polmoni dell’economia».

Ancora più pragmatico Giuseppe Romele, che ha annunciato il possibile stop al patto di stabilità: «Se otterremo il benestare dall’Unione europea, la Provincia potrà rimettere in moto diverse opere rimaste al palo utilizzando le cifre oggi bloccate dai vincoli del patto».