Innovazione, Brescia c’è. In dieci anni 1.211 brevetti

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Crescita annua del 2,3% a fronte di un calo speculare della Lombardia

Di Thomas Bendinelli – Da Il Corriere della Sera

L’Italia non innova abbastanza o comunque lo fa meno della media dei partner europei. E Brescia, in questo, è in linea con la mediocrità nazionale.
È impietoso il rapporto 2014 «Brevetti, marchi, design» diffuso nei giorni scorsi da Unioncamere. Lo sguardo è quello sui marchi e sui brevetti, che non dice tutto di quanto un paese innova, ma qualcosa d’interessante, comunque, racconta.
Dice ad esempio che nel decennio il calo dei brevetti depositati è stato dello 0,5%, anno dopo anno. Ma, come ricorda Unioncamere nel rapporto, nel mondo globale innovare è sempre più «fattore di sopravvivenza, leva strategica di competitività, strumento di crescita per le imprese».

Il contesto non è mai da dimenticare ma, se si scende nel particolare, cioè passando dal livello internazionale a quello nazionale, Brescia non se la passa troppo male. Nel decennio 2004-2013 la capitale delle domande di brevetto depositate è stata Milano, con una media di 644 per anno e il 16% del totale nazionale. Sul podio ci sono anche Torino (300) e Bologna (253) mentre la provincia di Brescia è in ottava posizione con 121 brevetti, preceduta da Modena e Vicenza.
Se si guarda il rapporto tra il 2013 e il 2012, in un contesto di calo complessivo di deposito brevetti, Brescia è in caduta libera, con un crollo del 16% delle domande in un anno, rispetto a una media lombarda di diminuzione di poco meno del 4 per cento. Nell’arco del decennio, Brescia ha però avuto una crescita annua del 2,3%, rispetto a un calo speculare del 2,3% a livello lombardo.

Dei 1.211 brevetti bresciani del decennio, e qui vengono le note positive, un quarto sono però considerati «ket» e un altro 4% «green». Coi green si intendono ovviamente le tecnologie legate all’economia verde, ambito nel quale i brevetti nell’ultimo decennio – pur restando su percentuali ancora troppo basse – hanno continuato ad avere il segno positivo, «rispondendo sia agli impegni presi in campo europeo, sia alle richieste del mercato». Coi ket si intendono invece le cosiddette tecnologie abilitanti «ad alta intensità di conoscenza e associate con attività di ricerca e sviluppo intensive, rapidi cicli di innovazione, elevati investimenti e lavori altamente specializzati». Ebbene, sul fronte ket Brescia è quarta in termini assoluti (303 brevetti) e seconda (dopo Bologna) in termini relativi (percentuale di ket sul totale). Nel complesso però, come si evince dal rapporto di Unioncamere, in Italia «ci penalizzano, soprattutto, i pochi investimenti in venture capital, le basse spese per l’innovazione diverse da quelle per attività di ricerca e sviluppo e la bassa occupazione in attività a elevata intensità di conoscenze. Permangono ancora critici taluni indicatori, punti deboli del nostro sistema, vale a dire i dottorandi extraeuropei e le Pmi innovative che collaborano con altre».
Brescia è poi in settima posizione a livello nazionale per quanto riguarda i depositi nell’ultimo lustro di disegni comunitari (3.195, il 3,3% del totale) e in dodicesima (1.343, il 2,2%) nel decennio per i marchi. Ancora troppo poco, a Brescia e in Italia.
Piccolo auspicio per il 2015: è dei giorni scorsi l’annuncio fatto dall’università Statale cittadina sul brevetto di un nuovo anticorpo che riconosce e misura la presenza nel sangue di una peculiare conformazione di una proteina direttamente correlata alla possibilità di sviluppare la malattia di Alzheimer.
Non basterà, ma se non altro fa iniziare il nuovo anno con fiducia.