I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

a norma dell’articolo 1 del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, «Disciplina del canone di abbonamento radiotelevisivo», il pagamento del canone di abbonamento Rai, è dovuto per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiodiffusioni;
la Corte costituzionale, con sentenze 11 maggio 1988, n. 535, e 17-26 giugno 2002, n. 284, ha riconosciuto al canone la natura sostanziale di imposta, per cui la legittimità dell’imposizione è fondata non sulla possibilità del singolo utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, al cui finanziamento il canone è destinato, ma sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva. Quindi, il canone d’abbonamento è da riconoscere in forza della mera detenzione di un apparecchio televisivo, indipendentemente dall’utilizzo che ne venga fatto o delle trasmissioni seguite;

secondo quanto stabilito dal citato regio decreto-legge n. 246 del 1938 e dal decreto-legge luogotenenziale 21 dicembre 1944, n. 458, devono pagare il canone speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto;
con nota del 22 febbraio 2012 il Ministero dello sviluppo economico, dipartimento per le comunicazioni, ha precisato cosa debba intendersi per «apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni», al fine di definire l’obbligo di pagare il canone radiotelevisivo ai sensi della normativa vigente;

consultando il sito internet www.abbonamento.rai.it si legge quanto disposto dal Ministero dello sviluppo economico, secondo cui «debbono ritenersi assoggettabili a canone tutte le apparecchiature munite di sintonizzatore per la ricezione del segnale (terrestre o satellitare) di radiodiffusione dall’antenna radiotelevisiva; ne consegue ad esempio che di per sé i personal computer, anche collegati in rete (digital signage o simili), se consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare, non sono assoggettabili a canone. Per contro, un apparecchio originariamente munito di sintonizzatore – come tipicamente un televisore – rimane soggetto a canone anche se successivamente privato del sintonizzatore stesso (ad esempio perché lo si intende utilizzare solo per la visione di DVD)»; infine sul citato sito internet si legge che «la RAI ricorda che il canone non è dovuto per i computer privi di sintonizzatore»;

il Ministero dello sviluppo economico ha elaborato una tabella in cui sono elencati, a titolo esemplificativo, gli apparecchi atti ed adattabili, soggetti al pagamento del canone TV, e gli apparecchi che non lo sono in quanto né atti, né adattabili alla ricezione del segnale radiotelevisivo;

da fonti di stampa si è appreso che, in questi giorni, migliaia di artigiani, imprenditori e liberi professionisti hanno ricevuto, via posta tradizionale, una comunicazione dalla Rai, completa di bollettino, con cui si esige il pagamento del canone speciale, con tanto di importo precompilato, pari a 407,35 euro;

l’interpellante ha raccolto le preoccupazioni delle associazioni di categoria che ritengono sia illegittima la richiesta di pagamento del canone speciale avanzata dalla Rai;

con un comunicato stampa diramato venerdì 28 giugno 2014 la Rai ha dichiarato che le lettere spedite in questi giorni sono «comunicazioni informative prive di connotati precettivi o intimativi, nelle quali si descrive con chiarezza il presupposto dell’obbligazione di pagamento. In nessun passaggio della lettera Rai si dà per presupposta la detenzione di apparecchi tv, anzi si invita esplicitamente il destinatario ad effettuare il versamento soltanto qualora ricorra tale presupposto»;

a parere dell’interpellante, la comunicazione spedita dalla Rai a migliaia di cittadini artigiani, piccoli commercianti e liberi professionisti, in realtà, si configura come un’ingiunzione di pagamento a tutti gli effetti, inviata senza fare le dovute verifiche, e le opportune distinzioni a norma di legge, tra chi è tenuto a corrispondere il canone speciale e chi non ha quest’obbligo, con l’obiettivo, per nulla velato, di recuperare risorse, a danno dei cittadini, in una congiuntura economica per l’azienda Rai sicuramente difficile –:

quali iniziative di propria competenza ritengano di dover assumere il Presidente del Consiglio e i Ministri interpellati, al fine di chiarire, in maniera univoca, le disposizioni inerenti al pagamento del canone speciale per chi detiene uno o più apparecchi muniti di sintonizzatore atti a trasmettere, in luoghi pubblici, il segnale tv;

se il Governo non ritenga, nell’ambito delle proprie competenze, di dover illustrare i criteri e le modalità con cui la Rai, in quanto concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, ha proceduto all’invio di decine di migliaia di lettere contenenti bollettini prestampati indicanti l’importo del canone speciale, indirizzate ad artigiani, commercianti e liberi professionisti con un tentativo di prelievo forzoso per l’uso di monitor e computer impiegati per motivi di lavoro e non per guardare programmi televisivi;

se il Governo sia in grado di comunicare il numero di lettere inviate dalla Rai e il costo sostenuto per la spedizione e sulla base di quale presupposto è stato determinato l’importo richiesto;

se non ritenga di dover spiegare a che titolo la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo abbia avuto accesso, come affermato dalla stessa Rai, alle informazioni circa le aziende contenute nelle banche dati delle camere di commercio.

(2-00604) «Brunetta, Gelmini».