Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 111 del 05/11/2013

Firmatari

Primo firmatario: GELMINI MARIASTELLA
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 05/11/2013Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 111 del 05/11/2013

Firmatari

Primo firmatario: GELMINI MARIASTELLA
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 05/11/2013

Destinatari

Ministero destinatario:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 05/11/2013

Stato iter:
CONCLUSO il 21/11/2013

Partecipanti allo svolgimento/discussioneILLUSTRAZIONE 21/11/2013
GELMINI MARIASTELLA FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE

RISPOSTA GOVERNO 21/11/2013
GIORGETTI ALBERTO SOTTOSEGRETARIO DI STATO ECONOMIA E FINANZE

REPLICA 21/11/2013
GELMINI MARIASTELLA FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE

Fasi iter:

DISCUSSIONE IL 21/11/2013
SVOLTO IL 21/11/2013
CONCLUSO IL 21/11/2013

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00286
presentato da
GELMINI Mariastella
testo di
Giovedì 21 novembre 2013, seduta n. 123

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
negli ultimi anni, la necessità di un’analisi puntuale dei meccanismi che incidono sull’andamento della spesa pubblica e l’esigenza di individuare interventi mirati al contenimento e alla sua progressiva riqualificazione sono state più volte al centro dell’attenzione del legislatore, divenendo tema fondamentale della politica finanziaria e di bilancio, reso ancora più stringente alla luce del percorso di consolidamento dei conti pubblici necessario ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea;
a fronte delle difficoltà riscontrate nel perseguire un raffreddamento delle dinamiche della spesa pubblica, è emersa la necessità di potenziare il monitoraggio dei flussi di finanza pubblica e di elaborare nuovi strumenti, di carattere più strutturale e selettivo, finalizzati a consentire un più penetrante controllo anche qualitativo della spesa; ed è in questa prospettiva che si colloca l’avvio, sin dalla XV legislatura, di un programma straordinario di analisi e valutazione della spesa, comunemente denominato, sulla base di analoghe esperienze internazionali, «spending review»;
tale programma – che s’innestava nella cornice di un’estesa riclassificazione in senso funzionale del bilancio dello Stato, articolato in missioni e programmi – veniva fin dall’inizio configurato come uno strumento di programmazione economico-finanziaria, volto a fornire una metodologia sistematica per migliorare sia il processo di decisione delle priorità e di allocazione delle risorse, sia la performance delle amministrazioni pubbliche in termini di economicità, qualità ed efficienza dei servizi offerti ai cittadini;
tra gli obiettivi sottesi alla spending review vi è quello di superare sia la logica dei tagli lineari alle dotazioni di bilancio, sia il criterio della «spesa storica»;
nel corso della XVI legislatura, il processo di analisi e revisione della spesa è stato dapprima incorporato e reso permanente nel sistema delle decisioni di bilancio ad opera della nuova legge di contabilità e finanza pubblica, legge n. 196 del 2009, e successivamente rilanciato, anche in ragione delle persistenti esigenze di consolidamento dei conti pubblici, con misure specifiche e nuove modalità operative introdotte in larga parte attraverso provvedimenti d’urgenza;
la legge n. 196 del 2009 ha previsto l’istituzionalizzazione del processo di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali, attraverso la costituzione di apposite strutture specializzate (nuclei di analisi e valutazione della spesa) e la sua graduale estensione alle altre amministrazioni pubbliche;
i risultati conseguiti dai nuclei di analisi e valutazione della spesa ed esposti nelle relazioni annuali sono utilizzati ai fini dell’elaborazione del rapporto triennale sulla spesa delle amministrazioni dello Stato – documento di sintesi dell’attività triennale di spending review volto ad illustrare la composizione e l’evoluzione della spesa, i risultati conseguiti con le misure adottate ai fini del suo controllo e quelli relativi al miglioramento del livello di efficienza delle amministrazioni – previsto anch’esso dalla legge di contabilità e presentato alle Camere, per la prima volta, nell’agosto 2012;
alla normativa in tema di analisi e revisione della spesa si sono affiancati, a partire dall’estate del 2011, specifici interventi legislativi che, oltre ad ampliarne l’ambito di operatività, hanno definito modalità applicative di carattere speciale rispetto alla disciplina generale sopra richiamata, facendo in particolare leva sulla diffusione del metodo dei fabbisogni e dei costi standard utilizzato e sancito sul piano normativo, con rifermento agli enti territoriali, dalla legge delega n. 42 del 2009 di attuazione del federalismo fiscale;
in particolare, un primo insieme di misure è contenuto nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, che ha previsto, a decorrere dall’anno 2012, l’avvio di un ciclo di spending review mirato alla definizione dei fabbisogni standard dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In questa prospettiva, l’attività di analisi e revisione della spesa – affidata al dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze – viene finalizzata a individuare, tra l’altro, le eventuali criticità nella produzione ed erogazione dei servizi pubblici, le possibili duplicazioni di strutture e le strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse disponibili. Per le amministrazioni periferiche dello Stato si prevede, invece, la proposizione di specifiche metodologie per quantificarne i relativi fabbisogni, anche ai fini dell’allocazione delle risorse nell’ambito della loro complessiva dotazione;
il complesso normativo appena illustrato è stato in seguito integrato da ulteriori disposizioni introdotte dal decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, che ha a sua volta riproposto, seppur con talune modifiche, alcune norme contenute nel precedente decreto-legge n. 98 del 2011;
in particolare, il decreto-legge n. 138 del 2011, riproponendo, con talune varianti, quanto disposto dal precedente decreto-legge n. 98 del 2011, ha previsto che la Ragioneria generale dello Stato dia inizio, a partire dall’anno 2012, d’intesa con i Ministeri interessati, a un ciclo di spending review mirata alla definizione dei «costi standard» dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato, prevedendo, al contempo, per gli anni 2012 e 2013, una serie di obiettivi di riduzione delle spese relative alle missioni di ciascun Ministero, nonché, per gli anni 2014, 2015 e 2016, di contenimento dell’aumento in termini nominali della spesa primaria del bilancio dello Stato, da realizzare nella misura delle risorse finanziarie discendenti dall’attuazione del citato programma per la riorganizzazione della spesa pubblica e del ciclo di revisione della spesa mirato alla definizione dei costi standard delle amministrazioni centrali;
un ulteriore filone di interventi in materia di spending review si è registrato nell’ultimo anno della XVI legislatura, anche a seguito della presentazione, in data 30 aprile 2012, del citato rapporto, che ha inteso affrontare il problema della spesa pubblica dal punto di vista delle singole attività, funzioni o organizzazioni nelle quali l’offerta di beni e servizi al cittadino si organizza;
il rapporto presenta un’analisi del livello e della struttura della spesa pubblica italiana, evidenziando, in particolare, come l’attuale dimensione della spesa e della sua struttura costituisca oggi un «ostacolo ad uno scenario di ripresa ciclica dell’economia». L’importo presumibile della spesa che può essere oggetto di revisione nel breve e lungo termine, la cosiddetta «spesa aggredibile», viene quantificato in circa 295 miliardi di euro;
pressoché contestualmente alla presentazione del rapporto, il 3 maggio 2012, è stata adottata una direttiva del presidente del Consiglio dei ministri, che ha disciplinato l’attività di revisione della spesa delle amministrazioni centrali da realizzare nell’arco del periodo 1o giugno-31 dicembre 2012, al fine di conseguire un obiettivo di riduzione della spesa indicato in un importo pari a 4,2 miliardi di euro per l’anno 2012;
la direttiva ha indicato ai dicasteri le linee da seguire per contenere le spese di gestione. Gli interventi enunciati contemplano la riduzione della spesa per acquisto di beni e servizi, la revisione dei programmi di spesa, il ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti, la riduzione, anche mediante accorpamento, degli enti strumentali e vigilati e delle società pubbliche, la ricognizione degli immobili pubblici in uso alle pubbliche amministrazioni al fine di possibili dismissioni, nonché la riduzione della spesa per locazioni e l’eliminazione di spese di rappresentanza e per convegni;
con due appositi provvedimenti d’urgenza si è, dunque, provveduto ad avviare il nuovo ciclo di spending review; in particolare, in una prima fase, con il decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica», è stata istituito un comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, al quale è stato attribuito il compito di svolgere attività di indirizzo e di coordinamento, in particolare, in materia di revisione dei programmi di spesa e dei trasferimenti a imprese, razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, ridimensionamento delle strutture, riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, ottimizzazione dell’uso degli immobili e nelle altre materie individuate dalla citata direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012;
nell’ambito di tale comitato, è stato delegato alla spending review il Ministro per i rapporti con il Parlamento, cui è stato attribuito il coordinamento dell’azione del Governo in materia di programma di Governo e analisi e studio per il riordino della spesa pubblica. Contemporaneamente, è stata prevista la nomina del commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, designato dal Governo Monti nella persona di Enrico Bondi (poi dimessosi nel gennaio 2013 e sostituito dal ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio), con il compito di definire per voci di costo il livello di spesa per acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni, nonché di coordinarne l’attività di approvvigionamento e di assicurarne una riduzione;
in un secondo momento, con il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario», si è proceduto all’adozione di una serie di misure di contenimento e riorganizzazione della spesa pubblica volte a realizzare, per quanto concerne il comparto delle amministrazioni centrali, gli obiettivi indicati nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012, nonché, per ciò che attiene al generale settore della pubblica amministrazione, ad operare una rimozione della spesa per beni e servizi, anche sulla base delle risultanze dell’analisi svolta del commissario straordinario per la spending review;
il Consiglio dei ministri del 4 ottobre 2013 ha nominato Carlo Cottarelli, già responsabile del dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, nuovo commissario straordinario per la spending review;
l’esperienza dei suoi predecessori dimostra che il compito non è affatto semplice: le misure messe in atto hanno infatti raramente inciso sulla spesa pubblica improduttiva. Va anche detto che tali lavori hanno avuto il merito di evidenziare determinati margini di razionalizzazione e di avviare una proficua dialettica con le amministrazioni coinvolte; ad ogni modo, se l’approccio basato sulla partecipazione e il coinvolgimento delle amministrazioni non dovesse produrre i risultati attesi, allora si potrà pensare di procedere con riduzioni di spesa selettive e guidate dai risultati delle evidenze empiriche; il gruppo di lavoro del commissario Bondi ha comunque «censito» circa 60 miliardi di euro dei 136 miliardi di euro destinati all’acquisto di beni e servizi intermedi, e ha riscontrato «eccessi di spesa» nell’ordine del 25-40 per cento (con un record in Sicilia dove è stimato circa il 51,8 per cento di spesa anomala registrata sul totale di tutte le regioni a statuto speciale);
la spesa pubblica italiana è un unicum mondiale dove, su 807 miliardi di euro totali, oltre 330 miliardi di euro sono destinati a oneri sul debito e a pensioni; la manovrabilità è limitata, ma sulla carta sono aggredibili, in tempi brevi, almeno 100 miliardi di euro; la sanità è il principale imputato perché conta una spesa annua di oltre 106 miliardi di euro (destinati alle regioni) e anche un semplice intervento sui servizi non sanitari, secondo il rapporto del commissario Bondi, avrebbe potuto fruttare 3,2 miliardi di euro solo grazie alla rinegoziazione dei contratti di pulizia, mensa e manutenzione degli ospedali;
il 1o agosto 2013, la Conferenza Stato-regioni aveva rinviato a settembre, per «necessari approfondimenti tecnici», la discussione del documento del Ministero della Salute, utile per individuare le tre regioni di riferimento per la determinazione del «fabbisogno sanitario standard» (le regioni in lizza per il benchmark sanitario al momento sono cinque, in quest’ordine: Umbria, Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto); ad oggi, però, non risulta essere stata ancora presa alcuna decisione in merito;
sempre sul tema dei costi standard, è stata effettuata una prima ricognizione relativa ai settori di polizia locale e «amministrazione generale»; si attendeva un ulteriore passo in merito al tema «istruzione» e alle altre funzioni fondamentali, ma ad oggi non ancora arrivati alla loro approvazione definitiva;
il processo dell’attribuzione di risorse basate sull’individuazione dei fabbisogni standard, finalizzato alla ridefinizione degli assetti e delle potestà fiscali tra amministrazione centrale ed autonomie territoriali, strettamente legato all’intero impianto della spending review, risulta quindi ancora in itinere;
dopo un susseguirsi pressoché ininterrotto di norme ed interventi di vario genere sopra riportati, spending review e individuazione dei fabbisogni e dei costi standard sono ancora oggi al centro del dibattito. Sembra che il tutto sia ancora in fase di «prova», di «monitoraggio» e fermo, come se non fosse abbastanza chiaro che razionalizzare la spesa pubblica con un processo celere e rigoroso sia un obbligo morale oltre che una necessità contabile e un dovere che si ha nei confronti del nostro Paese;
considerato il proficuo lavoro fin qui svolto da chi ha esaminato con grande attenzione i comparti e le voci di spesa «aggredibili», è necessaria una presa di posizione da parte del Governo di larghe intese e partire finalmente con tagli reali di spesa improduttiva, con grande «attenzione», ma senza avere il timore di prendere decisioni «coraggiose», non facili, ma comunque indispensabili;
è fondamentale partire dal presupposto che non è più sostenibile incidere sull’imposizione fiscale e gravare ancora di più su cittadini e imprese; per avviare la ripresa è chiaro che l’unica soluzione sembra essere quella di mettere finalmente il taglio della spesa pubblica al centro dell’impostazione dell’azione di bilancio per il 2014, e fondare l’azione di Governo su decisioni chiare ed effettive in merito ai tagli di spesa aggredibile e improduttiva, e non su aumenti di tasse e accise che sembrano aver caratterizzato questi primi mesi dell’Esecutivo;
con i risparmi conseguiti si dovrà provvedere al taglio del cuneo fiscale, ovvero meno tasse per imprese e lavoratori, e al taglio in generale della tassazione che oggi grava in maniera spropositata su tutti i cittadini; ad ogni modo, non si dovrà procedere solo con tagli netti, ma anche con un processo generale di revisione delle strutture pubbliche, a partire dalle procedure che le caratterizzano e che spesso sono fonte di inefficienza che incide necessariamente sugli equilibri di bilancio;
il processo di «tagli» e di «revisione» della spesa e delle strutture pubbliche (anche in tema di dismissioni immobiliari) dovrà seguire criteri di competenza massima e di attenzione, senza però mai perdere di vista l’obiettivo finale, che rimane quello di contenere il complesso della spesa pubblica, favorendo, al contempo, una maggiore qualità della stessa e una allocazione più efficiente delle risorse nella direzione di ridurre la pressione fiscale –:
quali siano stati, ad oggi, gli effetti concreti delle misure di razionalizzazione e di revisione della spesa messe in atto e riportate in premessa, come il Governo abbia fino ad ora utilizzato i dati forniti dall’analisi svolta del commissario straordinario per la spending review e quali siano stati i tagli di spesa effettivamente conseguiti;
quali siano stati, ad oggi, i risultati dell’attività di monitoraggio e di revisione dei fabbisogni e dei costi standard delle funzioni e dei servizi resi dalle regioni e dagli enti locali;
attraverso quali provvedimenti e con quali azioni il Governo intenda assumere le necessarie decisioni in merito al taglio della spesa pubblica, e, in particolare quali siano i risparmi di spesa previsti gli anni 2014, 2015 e 2016 e quali i settori di spesa «aggredibile» su cui intende incidere e per quali cifre, anche sulla base dei dati forniti dalle analisi svolte;
quali siano i possibili effetti in termini di riduzione della pressione fiscale alla luce dei risparmi di spesa previsti per il prossimo triennio;
se i prossimi interventi in tema di analisi e revisione della spesa troveranno concreta applicazione attraverso la diffusione del metodo dei fabbisogni e dei costi standard, anche rapportando la perequazione delle risorse destinate agli enti territoriali in base a questi indicatori, superando, quindi, definitivamente il criterio della spesa storica, che alimenta l’inefficienza, favorendo una maggiore qualità della spesa pubblica e un’allocazione più efficiente delle risorse, sempre nella direzione di ridurre la pressione fiscale.
(2-00286) «Gelmini».