Euro

Di Andrea Franceschi – Da Il Sole 24 Ore

Le posizioni speculative al ribasso sull’euro – ha comunicato nei giorni scorsi l’authority americana sui derivati Cftc – hanno toccato un nuovo massimo da luglio 2012 la scorsa settimana. Per contro, nello stesso lasso di tempo, le scommesse sul rialzo del biglietto verde hanno raggiunto il valore di 32,92 miliardi di dollari. Ai massimi da due anni a questa parte. Sono numeri che dicono molto sul modo in cui i mercati si stanno preparando all’appuntamento di giovedì con il direttivo mensile della Bce.

Da Draghi i mercati vogliono nuove «misure espansive» (che hanno l’effetto di svalutare l’euro) per frenare la pericolosa deriva deflazionistica (prezzi in calo) in cui sta scivolando l’economia della moneta unica. Queste aspettative sono alimentate dalla retorica pro-crescita usata dal governatore Mario Draghi in occasione del suo recente intervento al simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole e dallo sconfortante quadro macroeconomico dell’area euro. La raffica di dati negativi sono come una richiesta di aiuto che l’economia lancia ai governi e ai banchieri centrali. Soprattutto a questi ultimi che, a differenza dei primi, in questi anni si sono dimostrati ben più reattivi nella loro azione pur tra veti e ortodossie monetariste.
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La congiuntura europea
L’ultimo campanello d’allarme in questo senso è arrivato dagli indici Pmi manifatturieri pubblicati ieri risultati (manco a dirlo) negativi. Soprattutto in Germania e Italia. L’indice dei responsabili acquisti delle aziende manifatturiere tedesche, che il mercato attendeva stabile a 52 punti, è sceso a 51,4 punti ad agosto. Lo stesso indice per il nostro Paese, che giusto un anno fa era tornato sopra la soglia dei 50 punti che separa le fasi di contrazione da quelle di espansione dell’attività, è tornato sotto questo livello attestandosi a 49,8 punti ad agosto. Non è un caso che Piazza Affari abbia registrato un ribasso dello 0,51% facendo peggio degli altri listini europei che ieri hanno chiuso sul filo della parità.

Lo stop dell’industria ha fatto scendere l’euro, che in mattinata ha aggiornato il minimo a un anno sul dollaro toccando quota 1,3117, e a due anni sul franco svizzero mentre sul fronte bond sovrani c’è stata un ulteriore ondata di acquisti. Da segnalare in particolare la performance del titolo a due anni francese che nel corso della seduta è sceso sotto zero come mai avvenuto prima. La Francia in questo modo si è accodata alla Germania i cui titoli di Stato hanno rendimenti sotto zero fino alla scadenza di tre anni. Un paradosso, perché significa che i possessori di titoli a breve scadenza praticamente pagano a Parigi e Berlino una commissione per detenerli, che si spiega con le scommesse del mercato che, tra gli interventi che ha in cantiere la Bce, ci possa essere, prima o poi, anche un piano di acquisti di bond sovrani sul modello di quanto fatto dalla Fed.

Tassi BTp ancora in calo
Giornata positiva infine anche per i titoli italiani: il tasso del BTp decennale ha toccato un minimo di giornata al 2,38% per chiudere al 2,42% con il differenziale sul Bund tedesco (spread) rimasto relativamente stabile a 154 punti. Ben distante tuttavia dall’omologo spagnolo che ha chiuso a 137 punti. Da inizio anno i bond spagnoli hanno garantito agli investitori un ritorno del 13% secondo gli indici BofA Merrill Lynch. È la migliore performance dal 1995.