La metropolitana di Doha corre su binari italiani. Un modello industriale «leggero» per conquistare il Golfo

Di Laura Cavestri – Da Il Sole 24 Ore

La milanese Valente Spa – il principale operatore europeo per progettazione e costruzione di ogni tipo di rotaia e sistemi di fissaggio (dalle ferrovie ai porti ai binari per carri-ponte) – ha firmato un primo contratto con la joint-venture franco-qatarina Vinci-Qatar Diar da 3,7 milioni di dollari per la fornitura di rotaie speciali e relativi sistemi di fissaggio destinati alla Red Line South della Metropolitana di Doha (Qatar). Mentre, in un paio di settimane, sarà formalizzato un nuovo contratto da 630mila dollari per la fornitura di scambi, deviatoi e impianti speciali.

«Quest’anno – ha spiegato il presidente di Valente Spa, Alberto Menoncello – in Qatar ci siamo aggiudicati appalti sino a 5,5 milioni di dollari (circa 4 milioni di euro). Da sola, l’area del Golfo rappresenta il 50% del nostro export, su un fatturato 2013 poco sopra i 13 milioni di euro, mentre nel 2014 dovrebbe toccare i 15 milioni. Intanto, altre importanti trattative sono in corso con altre joint-venture giapponesi e turche che si sono aggiudicate sia altre tratte della metropolitana di Doha che opere infrastrutturali (tra area portuale e reti fognarie)».

Non male per un’azienda che ci si immagina di robuste dimensioni e invece si considera “piccolo-media”, con 34 addetti e un indotto di subfornitura di un’ottantina di lavoratori.
Sino a 5 anni fa Valente esportava solo il 40% di rotaie, fissaggi e macchinari per la movimentazione su rotaia. «Oggi, per la pressochè scomparsa del mercato interno – spiega ancora Menoncello – oltre il 90% della nostra produzione va all’estero». Non solo in Qatar o nel Golfo, ma anche in Europa. In Inghilterra, sono state recentemente acquisite commesse per circa 2 milioni di sterline (circa 2,4 milioni di euro) per il progetto Crossrail. In Turchia, invece, varie opere infrastrutturali hanno fatto mettere a segno commesse per 1,2 milioni di euro.

Il tutto, ha spiegato Menoncello, «grazie al fatto che negli ultimi 4-5 anni abbiamo adottato un modello industriale “leggero”, concentrandoci su marketing, ricerca, engineering e assemblaggio e sviluppando un network di subfornitori per la realizzazione dei vari componenti dei macchinari e degli impianti. In questo modo, valorizziamo il patrimonio di competenze straordinarie dell’indotto e siamo concorrenziali sui costi nei confronti dei nostri clienti, per lo più imprese di costruzioni francesi, spagnole, turche, inglesi, giapponesi, russe e australiane».