L’approvazione da parte dell’Aula di Montecitorio di un mio ordine del giorno alla manovra è un passo avanti per riportare l’Ires per il terzo settore al 12%. Il raddoppio dell’imposta a partire dal 1° gennaio, come inserita da governo e maggioranza nella legge di bilancio, rischia di minare il lavoro quotidiano di milioni di 5 milioni di persone impegnate, 350 mila realtà no profit, quotidianamente impegnate nel sociale e nel volontariato.

L’aumento dell’Ires per il terzo settore dal 12 al 24% rappresenta, infatti, non solo un errore macroscopico di questa manovra, ma anche la cartina di tornasole di come, lontano dalla propaganda imposta e distillata agli italiani giorno per giorno, questo governo vada aumentando la pressione fiscale. Non solo per le famiglie, le imprese, i pensionati, le assicurazioni e le banche, ma perfino sul terzo settore e questo perché siamo in una stagione di nazionalizzazione in cui si pensa che lo Stato possa e debba fare tutto, garantire ogni tipo di servizio e si guarda alla parità scolastica, alla sussidiarietà, al terzo settore come a nemici da abbattere. Prendiamo atto che il governo pare essersi reso conto di questo grande strafalcione e abbia a parole dimostrato di voler fare l’ennesima retromarcia.

Mi sono quindi rivolta al governo e alla maggioranza, ma anche a tutti i gruppi parlamentari perché su questo tema non ci può essere silenzio e non ci possono essere distanze. Atteso che pare esserci l’unanimità del consenso parlamentare attorno alla necessità di ritornare a un’Ires del 12% per l’associazionismo no profit, ho chiesto un ulteriore atto formale, perché non ci si può accontentare più delle parole, delle promesse e delle rassicurazioni.
Le chiacchiere lasciano il tempo che trovano e non convincono più. Se si vuole veramente difendere il principio di sussidiarietà e dare la possibilità al terzo settore di continuare ad aiutare il prossimo, servono fatti concreti e non propaganda. Ho chiesto dunque alla maggioranza che alla ripresa dei lavori a gennaio si proceda velocemente all’approvazione di una proposta di legge a firma di tutti i gruppi per riportare l’Ires per queste realtà a 12%. Questo non è un atto politico di parte, ma se si vuole dare senso al ruolo Parlamento ciascuno dei suoi rappresentanti, sia a titolo politico, ma anche come cittadini, ha il dovere di dare la priorità a una proposta di legge che sani l’errore.

 

 


1 commento

marco · 30 Dicembre 2018 alle 21:50

Ben fatto..
ma sarebbe meglio abolirlo l’IRES …
…e introdurre subito la Flat-tax al 20%.
Quello che mi fa specie è che la modifica non si può fare subito, ma bisogna aspettare il mese prossimo.
Sarebbe opportuno accelerare le decisioni…per tanto bisognerebbe :
1) eliminare la camera e ridurre il numero dei senatori a 100.
2) I 100 senatori devono essere composti solo da parlamentari del partito o della coalizione che hanno vinto le elezioni.
3) Fare in modo che alle elezioni possa vincere un solo partito o una sola coalizione.
4) In questo modo si possono fare le leggi subito senza ritardi; per tanto è utile ridurre la legislatura da 5 anni a 3 o 2 anni;
5) riducendo la legislatura a 3 o 2 anni chi governa sa che deve fare bene perché le elezioni sono vicine
e se non governa bene rischia subito che venga bocciato dagli elettori.
6) Basta governi non votati da nessuno come quelli di sinistra che ci hanno governato dal 2011 al 2018
e del nuovo governo giallo verde non votato da nessuno.

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