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Roma, 22 dic. 2014: Il governo Renzi predica bene e razzola male. Dopo aver inondato l’Italia di slide con la promessa di un paradiso fiscale per il lavoro autonomo e libero professionale, all’atto pratico ha scaricato sulle spalle dei lavoratori autonomi una valanga di aumenti contributivi senza precedenti. Per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps ci sono due punti in più di contribuzione, dal 27,72 al 29,72% dal primo gennaio prossimo, e altri 4 punti nella misura di uno per ciascuno dei prossimi 4 anni. Non va meglio per il cosiddetto regime dei “minimi” che riguarda circa 6 milioni di partite IVA. Per loro il minimo reddituale passa da 30 a 15 mila euro e l’imposta passa dal 5% forfettario del regime Tremonti al 15% del fatturato (scorporando il 22% per spese di produzione).

Il lavoro autonomo era per la vecchia sinistra, e rimane per quella nuova di Renzi, figlio di un Dio minore: una gallina da spennare anche se ha finito le penne. Le varie categorie stanno correndo ai ripari come possono, e sono in molti a passare al regime contributivo dei commercianti abbandonando la gestione separata Inps.

Forza Italia non considera però chiusa la partita. La Legge di stabilità è stata trasformata da Renzi in una rasoiata sanguinosa contro quello che resta del ceto medio, con l’obiettivo, anzi, di impedirne una nuova formazione. Renzi, in fondo, sta facendo il lavoro solo minacciato da Grillo aprendo così la via a una decrescita non si sa se felice per lui ma di certo disgraziata per gli italiani.