LAVORO: DONNE PENALIZZATE, SERVE UNA SVOLTA PER PARITA’ DI GENERE

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Istat ci segnala che in Italia, nonostante i livelli di istruzione delle donne siano più elevati, il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1% contro 76,8%), evidenziando un divario di genere più marcato rispetto alla media Ue e agli altri grandi Paesi europei.
Nei mesi di lockdown ha preso piede lo smart working, ma il lavoro agile – sostiene l’Inapp – tende ad avvantaggiare i lavoratori con un reddito alto, in prevalenza uomini, accentuando così le disuguaglianze sociali. Mentre il Fondo monetario internazionale ha sentenziato: la crisi scatenata dal Covid danneggia le donne, ampliando il gap di genere che persiste nonostante i 30 anni di progressi.
Le circostanze legate alla pandemia avrebbero dovuto imporre un ripensamento complessivo del welfare familiare, dei tempi di lavoro e delle misure per incentivare l’occupazione femminile. Serve una svolta per una reale parità. Servono interventi concreti, immediati, che risolvano queste ingiustizie. Invece il family act, annunciato dal governo, è insabbiato e scomparso dai radar.
Nei mesi scorsi ho presentato una proposta di legge per il sostegno della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e per la conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro. Il testo è fermo in Parlamento, la maggioranza appoggi questa iniziativa e lavoriamo insieme per dare risposte unanimi e condivise.

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