(ANSA) – ROMA, 16 FEB – “A ben guardare, i dati diffusi dall’INPS restituiscono una situazione del mercato del lavoro italiano non dissimile da quella fotografata dall’Istat lo scorso 2 febbraio. Ormai inteso come il combinato disposto del nuovo contratto a tutele crescenti e lo sgravio totale dei contributi per tre anni per le assunzioni a tempo indeterminato dello scorso anno, il Jobs Act ha determinato un massiccio ricorso alla trasformazione di contratti a termine già stipulati, anziché un aumento dell’occupazione complessiva”. Lo dice Maria Stella Gelmini vice capogruppo vicario di Fi alla
Camera.

“Infatti, il 41% dei nuovi contratti a tempo indeterminato conteggiati dall’INPS nel corso del 2015 e’ il risultato di trasformazioni di precedenti rapporti di lavoro e il 61% del totale ha beneficiato del bonus assunzionale previsto dalla legge di stabilita’ del 2015. Questo comportamento da parte delle imprese era certamente prevedibile, considerato l’elevato costo del lavoro nel nostro Paese, cosi’ come era prevedibile che il robusto sgravio avrebbe comportato una netta riduzione di altre forme contrattuali, come ad esempio l’apprendistato, sul quale bisognerebbe puntare per la formazione soprattutto dei più giovani”.

“La riduzione del 20% delle assunzioni in apprendistato dovrebbe far riflettere, soprattutto in un momento in cui lo stesso Governo sta finalmente puntando alla costruzione di un sistema duale di integrazione scuola, formazione professionale e lavoro. Prediligere solo rapporti di lavoro a tempo indeterminato rischia di penalizzare l’ingresso nel mercato del lavoro dei più giovani con contratti dall’alta componente formativa”.

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