Di Giuliano Ferrara – Da Il Giornale

Il processo Ruby affidato a un tribunale “rosa”. Negli Usa si preoccuperebbero, noi confidiamo nel diritto.

Domani un tribunale composto di sole donne, tre giudici professionali che hanno vinto il concorso e sono normalmente in carriera, decide in prima istanza del caso Ruby.

Negli Stati Uniti sarà una giuria popolare esclusivamente femminile, sei cittadine selezionate alla bisogna con tutti i crismi della legge, a decidere di un caso ben più grave, e sensato, «se il poliziotto George Zimmerman abbia agito in stato di legittima difesa quando ha abbattuto a colpi di pistola Trayvon Martin», un ragazzo. Una giuria popolare come quella di Sanford è diversa da un tribunale ambrosiano composto di magistrati in toga, e in Florida, lo stato in cui si esamina giudiziariamente il caso Zimmerman-Martin, fino al 1975 le donne erano escluse dalle nomine nelle giurie, adesso è arrivata la sorpresa di una selezione che ha portato a una corte popolare di un solo genere sessuale. Gli americani, senza distinzioni partigiane tra destra e sinistra, si preoccupano un poco. La Corte suprema aveva infatti osservato: «La verità è che nessuno dei due sessi è fungibile; una comunità composta di uno solo di essi è differente da una composta di entrambi; il gioco sottile di influenza dell’un sesso sull’altro è tra gli elementi imponderabili». Può darsi che una corte monosessuale non implichi alcunché, «tuttavia un sapore, come qualità distintiva, va perduto quando uno dei due sessi sia escluso». È più difettosa ancora, dice la più importante Corte costituzionale del mondo nella sentenza Ballard vs. United States, una corte senza l’altro sesso che una corte senza le minoranze razziali o religiose rappresentate.

Si specula, al caldo sole della Florida. Nella rivista The Atlantic, di orientamento liberal, ci si domanda. «Le donne-giurato simpatizzeranno per qualcuno che afferma di essere stato in pericolo di vita? Due delle giurate sono portatrici di armi secondo il diritto costituzionale americano. Simpatizzeranno compassionevolmente per la tragica perdita della vita di un adolescente? Cinque di loro sono mamme». Quello americano ha molti difetti, ma è per certi versi un sistema di giustizia esemplare nel rispetto dei diritti del cittadino. Se la giustizia di New York ha abbandonato per l’insufficiente integrità della vittima-testimone la pretesa di giudicare penalmente Dominique Strauss-Kahn, l’ex direttore del Fondo monetario internazionale sulla soglia dell’Eliseo, che era oggetto di una pesante accusa di stupro, figuriamoci che cosa avrebbe fatto dell’istruttoria guidata dal pm Ilda Boccassini. Si sarebbero domandati, il district attorney Vance e i suoi collaboratori: con quale faccia affrontiamo un dibattimento in cui non esiste una parte offesa, non esiste altra circostanza d’accusa che un invito a cena e abitudini grotesque, una banale raccomandazione viene spacciata per concussione a sua insaputa di un funzionario pubblico correttissimo? Ma la bella figura non è una preoccupazione della nostra cara dottoressa Boccassini, c’è sempre la «furbizia orientale» della signora El Mahroug da mettere in piazza, insieme a intercettazioni che nessun giornale di un paese civile avrebbe mai pubblicato in flagrante violazione della privacy dei conversanti, del buon gusto e della buona creanza (lasciamo perdere, negletto com’è, il diritto).

Ma torniamo al tribunale di sole donne insediato a Milano per giudicare, domani mattina, Berlusconi. Non abbiamo alcun elemento per dire, come pensano alcuni molti italiani, che sarà un tribunale del pregiudizio, che andrà appresso alle castronerie antifemministe di quelle migliaia di donne de sinistra che hanno manifestato contro il simbolo della giustizia sommaria antimaschile, il Berlusconi galante e qualche volta un po’ greve in fatti di sessolalìa. Fosse il giudizio o pregiudizio espresso «per fatto culturale», potrebbe anche essere favorevole all’imputato, visto che alla fine le donne del loro corpo e della loro identità fanno l’uso che vogliono, e sono finiti i tempi in cui la Loren era perseguitata perché bigama e furoreggiava il codicillo di una vecchia Italia autoritaria e stupida inneggiante al «comune senso del pudore». Dobbiamo invece pensare, e lo facciamo volentieri superando i nostri, di pregiudizi, che i tre giudici-donna decideranno in punto di diritto, e basta. Se parlassero solo come «bocca della legge», ch’è il precetto liberale massimo, sarebbe un gran giorno per la giustizia italiana. In caso contrario, lo sapete intuitivamente tutti, cari lettori, si rinsalderebbe l’idea, già così popolare, che un’armata di moralisti e bacchettoni senza principi di rispetto del diritto personale s’è impadronita dei nostri tribunali e ne abusa per scopi politici. Spero che tre donne coraggiose si dimostrino una giudice a Berlino.