Mi piacerebbe molto avere lo stesso entusiasmo che ha il premier Renzi di fronte al segno <<più>> che ogni tanto accompagna la percentuale di qualche indicatore economico. Sarei felice, davvero, se quelle stesse percentuali non fossero così esigue, tanto da consentire letture spesso contraddittorie da parte di analisti ed esperti dei diversi settori. Non avrei alcun tipo di problema ad esprimere la mia soddisfazione per qualche buon risultato raggiunto da questo Governo, se davvero corrispondesse a un miglioramento dello stato di salute del nostro Paese. Ma sappiamo tutti che non è così. Basta leggere i giornali o guardarsi intorno. “Ripartono i consumi, cresce il Pil, aumentano i posti di lavoro”, scriveva Renzi qualche tempo fa sulla sua newsletter. Non scherziamo. Il Paese è ancora a terra. E i segnali di ripresa sono talmente esigui, con un andamento così farraginoso e a singhiozzo- “mordi e fuggi” mi verrebbe da dire-  che lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a margine di un convegno all’Expo, ha chiosato: “Da qui a dire che c’è la ripresa ce ne passa ancora un po’”. E ancora: “Se non cominciamo a fare le pulizie in casa nostra, ovvero le riforme veramente, sarà difficile che noi riusciremo a riagguantare la ripartenza dell’economia mondiale”.

D’altra parte, è proprio di qualche giorno fa la rilevazione Istat nei dati provvisori sull’andamento del mercato del lavoro che parla di 22mila occupati in meno a giugno di quest’anno rispetto al mese scorso (-0,1%) e 40mila in meno rispetto a giugno del 2014 (-0,2%).  E’ il secondo calo congiunturale degli occupati dopo quello di maggio (-0,3%). Se pensiamo che ad aprile era stata registrata una crescita dello 0,6% ci rendiamo facilmente conto di come ci sia ben poco da stare tranquilli. Per non parlare del tasso di disoccupazione tra i giovani, schizzato di 1,9 punti percentuali, al 44,2%, il livello più alto dal 1977.

Ora,siamo quasi ad agosto ed è tempo di vacanze, per chi le farà. Già, le vacanze.  Forse lo specchio più autentico di noi italiani nell’era della crisi. A onor del vero, va detto che- secondo un’analisi condotta da Coldiretti – quest’anno i vacanzieri aumentano: sono 30 milioni, infatti, gli italiani che dovrebbero fare le valigie e staccare dalla routine quotidiana. Sicuramente  è una buona notizia sapere che quest’anno molti di noi potranno godersi giorni di ferie. Ma, anche in questo caso, il dato va contestualizzato. La ripresa- così esigua e farraginosa da sembrare impercettibile – si accompagna, infatti, a vacanze mordi e fuggi e con un contagocce a posto del portafoglio. Anche quest’anno,infatti, la tendenza sarà al risparmio: più precisamente, il 59% degli italiani spenderanno meno di 500 euro per l’estate. Il 16% spenderà meno rispetto allo scorso anno e solo il 3% aumenterà il budget. L’unico dato positivo è, dunque, il fatto che aumenta il numero di nostri connazionali che prenderà qualche giorno di vacanza. Ma l’altra faccia della medaglia è il calo della spesa complessiva a 15,1 miliardi di euro tra pernottamenti, pranzi, cene e svaghi vari, meno dell’1% del Pil.  Un risparmio che, secondo Coldiretti, molto ha a che fare  con la destinazione delle vacanze: un  italiano su tre per la villeggiatura resterà nella propria regione di residenza, mentre il 6% sceglierà una destinazione più vicina rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo, l’82% resterà in Italia. Sicuramente ciò che sta accadendo soprattutto in questo periodo fuori dal nostro Paese non aiuta.

Ma non può essere solo questo, e lo sappiamo bene. Per non parlare della durata delle vacanze. Per l’11% degli italiani durerà meno di tre giorni,  per il 17% massimo una settimana. Solo il 3% farà un mese di ferie. Insomma, vacanza si, ma breve e low cost. Proprio come la nostra (fantomatica) ripresa. Per carità, meglio di niente. Ma davvero dobbiamo accontentarci? Davvero il nostro Paese merita questo ragionamento al ribasso?