È stata recentemente pubblicata una ricerca condotta da Generazioni Connesse, curata da Skuola.net, Università ‘Sapienza’ di Roma e Università di Firenze, su un campione di 5185 ragazzi di scuole medie e superiori. Mi sembra che i risultati siano davvero interessanti e ci sono almeno due aspetti che meritano una riflessione in più.

Innanzitutto, emergono buone notizie nel percorso di realizzazione dell’educazione digitale a scuola: quasi il 92% degli studenti racconta di aver discusso con i docenti di temi legati alle nuove tecnologie; il 34% dichiara di averne discusso “spesso”. Questo conferma qualcosa in cui ho sempre creduto: la scuola è la più importante fucina del pensiero e della formazione dei cittadini di domani, ed è assurdo pensare di tenere fuori dalla classe temi, problemi e strumenti che ormai hanno pervaso (e in qualche caso invaso) ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Le immense prospettive, ma anche le profonde criticità che questi aprono devono avere il giusto peso fra i banchi di scuola: proprio per questo ho insistito molto per introdurre l’insegnamento dell’educazione alla cittadinanza digitale, per lanciare la carta dei diritti e dei doveri dell’adolescente digitale e per inserire le competenze digitali nella formazione dei docenti.  E quando ci sono riuscita, potete immaginare quanto grande sia stata la soddisfazione, come mamma, prima ancora che come rappresentante delle Istituzioni.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda l’attitudine dei nostri ragazzi rispetto alle patologie della rete e alle distorsioni dei social: dalla ricerca emerge, per fortuna, come si stiano piano piano sviluppando “anticorpi” rispetto al cyberbullismo, alle fake news, all’hate speech. Proprio con riguardo al cyberbullismo, che rappresenta una vera e propria emergenza del nostro tempo, è vero che, purtroppo, il 34% degli intervistati è stato testimone almeno una volta di episodi simili; tuttavia, quasi tutti, circa l’87%, ha stigmatizzato l’accaduto, attivandosi per segnalare il contenuto (il 40%), chiedere aiuto ad amici o adulti (34%), rivolgersi alle Helpline (3%). Nessuna conferma è più bella, di quella di poter contare sui nostri ragazzi: loro sono il futuro, e se il terreno è fertile, possiamo guardare con qualche speranza in più, e un po’ di pessimismo in meno, al futuro del nostro Paese. Qualunque soluzione la politica possa inventare, è destinata a rimanere sulla carta, se non mette le radici nella coscienza e nell’impegno individuale. Grazie ragazzi, perché ci siete, vi prometto che le Istituzioni faranno la loro parte e saranno sempre al vostro fianco!