Roma, 18 dic. 2015

 

Signor Presidente, Onorevoli colleghi!

La Legge di Stabilità, così come pensata dal Governo e pur con le molte modifiche apportate è profondamente inadeguata, non contenendo nulla di innovativo, di coraggioso, tale da rappresentare un reale rilancio del Paese.

E’ una Legge di Stabilità in continuità con la peggiore tradizione della prima repubblica non fa altro aumentare la spesa in modo indiscriminato con tanti micro interventi privi di una visione di insieme. L’unico dato certo è che lascerà conti salatissimi da pagare alle giovani generazioni.

Appaiono lontani i tempi in cui il Governo, con la presentazione del DEF quasi festeggiava la fine della crisi e l’imbocco della via della crescita. Nei mesi estivi tale ripartenza non si è vista, nonostante dati macro economici positivi (caduta del prezzo del petrolio, cambio favorevole euro/dollaro e QE). Questi sono i dati certificati sia dagli organismi europei sia da quelli nazionali (Istat) e dalle associazioni imprenditoriali che hanno sovente guardato con interesse e benevolenza all’operato dell’esecutivo e che oggi manifestano freddezza verso il governo e preoccupazione per il futuro.

A quasi due anni dall’insediamento del Governo Renzi possiamo trarre un primo bilancio: finta abolizione delle province, riforme costituzionali autoreferenziali, jobs act e Madia risultano provvedimenti  inadeguati a riformare in profondità il Paese e, soprattutto a modificare quei dati (disoccupazione giovanile, riduzione della burocrazia e pressione fiscale). che fotografano lo stato di salute di un Paese.

Se a segnali contradditori e di ripresa incerta si uniscono, purtroppo, il rischio terrorismo, difficoltà nella politica internazionale e effetti ancora deboli del QE sulla ripresa dell’inflazione, si capisce perché tutti gli osservatori tendano a ribassare le previsioni per il Pil italiano, non solo per quest’anno ma anche per il 2016. (Da ultimo lo studio di Confindustria, secondo cui nel 2016, “il passo dell’economia italiana sostanzialmente non muterà rispetto a quanto osservato nel 2015” con rischi “di effetti più ritardati del previsto delle potenti spinte derivanti da fattori esterni”.)

Questa stabilità fa tutto il contrario di ciò che andava fatto: è una manovra in deficit, e proprio per questo, per l’incapacità a tagliare la spesa non può essere accompagnata da alcun investimento serio per il futuro del Paese.

Non sarà ricordata come la manovra di rilancio del Paese ma la manovra salva banche e penalizza i risparmiatori.
Una manovra che, nel complesso incrementa dal 2,2 al 2,4% il deficit 2016. E che per questo è ancora in attesa del verdetto di Bruxelles, che in primavera potrebbe non autorizzare in toto le diverse clausole di flessibilità chieste dal governo.

Tale manovra che nell’attuale stesura supera i 35 miliardi sarà in grado di far decollare la crescita ben oltre lo 0,8% previsto per quest’anno, per agganciare una crescita stabile e robusta non si intravede? La risposta è no.
Innanzi tutto perché l’impresa ancora una volta è vista come una mucca da mungere e l’aver posticipato al prossimo anno il taglio dell’Ires è un segnale chiaro e un grave errore.

Tale disposizione, inserita nella nota di aggiornamento al DEF, era attesa da anni: una riduzione della tassazione sui redditi delle imprese avrebbe sostenuto la crescita e attirato investimenti esteri. Ma anche questo era un annuncio: prima inserita e coperta sfruttando la cosiddetta clausola migranti (quindi sotto la Spada di Damocle dell’Unione europea), poi soppressa, rinviando il tutto alla prossima Legge di Stabilità.

Non si operano i significativi tagli previsti dalla spending review (c’è chi si limita a fare battute di spirito sul Dottor Cottarelli), non si operano tagli al cattivo debito pubblico, non si interviene drasticamente sulle partecipate, ma si decide di caricare di tasse le nostre generazioni del futuro cercando di comprare il consenso dei diciottenni con 500 euro.

Una manovra che sfora i saldi e realizza in deficit una serie non di investimenti pubblici e privati, ma straripante di micro misure che evidenziano un’ansia patologica di comprare il consenso, senza alcuna preoccupazione per i danni inflitti all’erario e alle tasche degli italiani.

Siamo di fronte sempre agli degli stessi errori, che ricadono poi sulla pelle dei cittadini; siamo di fronte sempre alle stesse modalità: annunci e promesse roboanti e risultati scarsi se non nulli.

Vorrei ora affrontare una questione di metodo nel confronto con il Governo per illustrare il pensiero e l’azione di Forza italia in generale come forza moderata e riformista in particolare su una provvedimento importante qual’è la legge di stabilità.

Voglio  ricordare come tutto il centrodestra ha lavorato sul provvedimento in esame con pieno spirito collaborativo (un ringraziamento ai colleghi che hanno lavorato in Commissione Bilancio giorno e notte e a tutti gli altri che hanno fornito preziosi contributi) ed è incomprensibile  l’atteggiamento di chiusura e arroganza di un Governo che non è legittimato dagli italiani che ha reso il confronto politico sterile ed inutile, bocciando tutte le proposte delle opposizioni.

Il pacchetto emendativo presentato dal Gruppo Forza Italia rappresenta un chiaro progetto politico alternativo a quello della maggioranza. (Le nostre: introduzione di un vero il quoziente familiare; portare le pensioni minime a 800 euro; modificare veramente la «legge Fornero»; implementare i fondi da destinare al comparto della sicurezza; rafforzare la no tax area per tutti e non soltanto per i pensionati).

Come vogliamo definire l’elargizione del bonus di 500 euro per i diciottenni? Se non vogliamo chiamarla la solita “mancia” ma certo non è annoverabile tra gli investimenti strutturali e di largo respiro di cui avremmo bisogno e che mancano totalmente nel provvedimento al nostro esame. (maiuscolo) Andare a teatro, al cinema, acquistare un libro o vistare una mostra sono sicuramente cose interessanti e stimolanti per i nostri giovani, ma nulla hanno a che vedere con le risposte serie e profonde che ci aspetterebbe da un Governo per creare sbocchi occupazionali. Una manciata di euro distribuita con criteri privi di equità, e, soprattutto, senza visione per il futuro.

Approvare una manovra in deficit (continuiamo a ribadirlo) significa infatti che saranno quegli stessi ragazzi, assieme alle generazioni nate negli anni ottanta e novanta, a trovarsi un debito sempre più pesante sulle spalle e una pensione sempre più scarsa.

Personalmente, assieme ai deputati del mio Gruppo in Commissione Bilancio, ho sottoscritto diverse proposte alternative nell’utilizzo di questi 290 milioni di euro che il Governo ha deciso di dedicare al bonus. Ho infatti presentato emendamenti che rafforzano il principio della premialità, con interventi destinati ai giovani più meritevoli. Si poteva poi, in alternativa, e sicuramente in maniera più corretta, finanziare il Fondo per il merito o gli istituti di valutazione della scuola, dell’università e della ricerca.

Pensare di liquidare il tema gigantesco del capitale umano con la solita pioggia di assunzioni e l’allargamento della pianta organica senza attenzione all’efficienza, alla qualità, al merito, alla progettualità è una risposta classica di una sinistra che non ha nulla di bleriano e di riformista.

La strategia del bonus continua, perché è già servita a comprare consenso elettorale per le europee del 2014. Per questo, anche in questa occasione, il Governo ci riprova, e al bonus per i giovani affianca quello di 80 euro per le Forze dell’Ordine: una somma che vale solo per il 2016, che non è strutturabile, né pensionabile, né liquidabile, e che rappresenta solo l’ennesimo “contentino” volto più che altro ad eludere un dignitoso e dovuto rinnovo dei contratti.

Le stesse organizzazioni sindacali hanno dichiarato che questo è unicamente un modo per eludere l’obbligo specifico di rinnovare il contratto nazionale di lavoro, così come stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale.

Anche in tema di sicurezza Forza Italia – in prima battuta grazie al collega Vito – ha cercato di dare il proprio contributo propositivo, in favore di un comparto che, dopo i tragici fatti di Parigi, meritava una maggiore attenzione da parte dell’Esecutivo, che avrebbe dovuto garantire adeguate risorse alle donne e agli uomini in divisa. I colleghi, in Commissione, avevano presentato emendamenti proprio per potenziare, anche dal punto di vista economico, il comparto sicurezza, in primis chiedendo lo stanziamento di risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro per il pubblico impiego.

Attualmente gli organici delle Forze di polizia sono largamente al di sotto delle piante organiche, e i recenti provvedimenti non risolvono questa contrazione di forze che sta portando alla chiusura di numerosi uffici sul territorio e all’impoverimento della presenza dello Stato a difesa dei cittadini, in un momento particolarmente delicato.

E veniamo al «decreto salva banche». Tale provvedimento ha dato il via libera al salvataggio di quattro istituti di credito (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti), scaricando i costi dell’operazione sugli azionisti e sugli obbligazionisti di questi quattro istituti di credito. Questa scelta dell’esecutivo – lo hanno già ricordato altri colleghi – ha comportato l’impossibilità di discutere in modo approfondito il contenuto di questo decreto, come, invece, la situazione avrebbe consigliato di fare, dovendosi anticipare l’applicazione delle nuove regole europee sul bail-in.

Noi come Forza Italia, ma in generale, tutte le opposizioni, fin dalla discussione nel luglio scorso della Legge di delegazione europea, in particolare dell’articolo 8 (quello che introduceva il “bail-in” nel nostro ordinamento e con esso il prelievo forzoso sui depositi degli italiani) avevamo espresso tutti i nostri timori e perplessità.

Eravamo e siamo convinti che anche gli obblighi che discendono dalla nostra partecipazione alla UE, vadano discussi e, quando serve, contestati dal nostro Governo nella fase cosiddetta ascendente, soprattutto quando incidono su diritti intangibili e costituzionalmente garantiti come il diritto al risparmio.  Avevamo chiesto lo stralcio dell’articolo 8 che inseriva nel nostro ordinamento la possibilità per le banche in crisi di procedere a prelievi forzosi sui depositi dei loro clienti. Lo avevamo chiesto, perché per quanto obbligati al recepimento delle direttive dell’Unione europea, riteniamo che non si possa avere un atteggiamento meramente notarile. Ma bisogna fare presto perché – ovviamente – l’Europa lo chiedeva, anzi lo ordinava.

Il collega Occhiuto, parlando a nome del Gruppo in sede di approvazione della Legge di delegazione europea si chiedeva – con una domanda quanto mai profetica: “Come spiegheremo, come spiegherete, al pensionato e al padre di famiglia, che, al termine della loro esperienza lavorativa, hanno accumulato i loro risparmi depositandoli in banca e che rischieranno di metterli in pericolo, che l’Europa alla quale partecipiamo è l’Europa dei cittadini e non l’Europa che guarda alle grandi banche prima che ai cittadini?” – Ecco a pochi mesi di distanza l’Esecutivo era chiamato a rispondere e lo ha fatto – fin dalle prime ore – in modo superficiale frettoloso e iniquo, evitando qualsiasi confronto con l’opposizione (nonostante la serietà delle nostre proposte emendative), senza dare risposte definitive a quelle le famiglie, che nella maggior parte dei casi non sono pericolosi speculatori (come qualcuno le ha frettolosamente definite) ma vittime di comportamenti quasi truffaldini – la magistratura valuterà spero rapidamente – e sono rimaste travolte da quanto accaduto.

Il fondo di solidarietà, dotato di 100 milioni di euro, a nostro avviso è inadeguato a sanare le tante ingiustizie e scorrettezze messe in atto da queste banche e dai loro amministratori (ed è nell’ottica di chiarire le responsabilità dei diversi soggetti – banche, organismi di controllo – che abbiamo chiesto una Commissione d’inchiesta).

Senza dilungarmi sugli errori fatti dagli operatori, da chi doveva vigilare e, in particolare, dallo stesso Esecutivo, su cui ci auguriamo, come Forza Italia, faccia chiarezza un’apposita Commissione di inchiesta, vorrei stigmatizzare il contenuto di misure completamente sbilanciate a favore degli istituti di credito, con migliaia di risparmiatori che non hanno alcuna garanzia del ristoro di quanto perduto.

Come Forza Italia, abbiamo presentato emendamenti volti a modificare profondamente l’intervento governativo, prevedendo che il Fondo istituito dal governo sia implementato in modo tale da venire incontro a tutti gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche fallite; abbiamo chiesto che i collegi arbitrali che definiranno gli aventi diritto e l’ammontare degli indennizzi siano gli stessi attualmente operanti presso le Camere di commercio; che gli obbligazionisti truffati possano ricorrere, oltre che all’arbitrato, anche allo strumento della “class action” collettiva, o, ancora, che sia riconosciuta la responsabilità degli amministratori dei quattro istituti di credito falliti, con le misure di natura cautelare e conservativa che questo comporta.

Il nostro sistema bancario è solido, e deve continuare a rimanerlo. Ma, soprattutto, dobbiamo evitare la perdita totale di fiducia da parte dei cittadini. Se ci sono state delle opacità – e veri e propri reati – non possono pagare i risparmiatori. E’ evidente che sono stati venduti dei prodotti che non dovevano essere venduti a quelle condizioni e a quella clientela. Ora bisogna capire chi ha eluso le regole e chi ha commesso reati e chi – eventualmente – non ha vigilato e, se le norme sono carenti e insufficienti, esecutivo e Parlamento (tutto) dovrà rapidamente intervenire.

Forza Italia ha poi messo in campo una serie di interventi volti a colmare la grave lacuna della manovra di Renzi sul Mezzogiorno,inserendo misure volte a sostenere la ripresa degli investimenti delle imprese nel Sud, come l’introduzione di un credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, totale decontribuzione per nuove assunzioni, l’istituzione zone economiche speciali, e di un fondo infrastrutture destinato in particolare all’alta velocità. Il Governo ha recepito solo un credito d’imposta di 600 milioni per l’acquisto di beni strumentali. Al di là dei facili entusiasmi della maggioranza, quanto fatto è veramente troppo poco. I tanti buoni propositi sono rimasti sulla carta, facendo scorrere inutilmente altro tempo prezioso. Il Governo usa l’estensione al 2017 (limitata al Mezzogiorno), della decontribuzione del 40 per cento per nuove assunzioni e le risorse comunitarie già destinate al Sud, andando semplicemente a ricollocarle con una destinazione d’uso diversa da quella per la quale erano stati stanziati, senza – di fatto – trovare risorse aggiuntive.

Nonostante l’atteggiamento assolutamente negativo tenuto in Commissione dalla maggioranza nei confronti delle nostre proposte, siamo ancora in tempo per una discussione proficua nel merito. Ci dichiariamo pronti al dibattito, con la speranza di trovare, almeno in Aula, un comportamento diverso.

E vedremo se il Governo dimostrerà di voler bene al Paese, o ancora una volta di usare il Paese come una vetrina per l’ennesimo selfie di gruppo. Un selfie che fa ormai sbadigliare gli italiani, sondaggi alla mano.