Libere professioni, donne in crescita.

A Roma ho partecipato alla presentazione del Bilancio sociale della Cassa nazionale Ragionieri e Periti commerciali, che ci consegna un dato davvero positivo: le nuove iscrizioni alla Cassa per quest’anno sono rappresentate al 40% da donne. Questa tendenza, peraltro, si registra in tutto l’orizzonte delle libere professioni.

Non ci nascondiamo: quella della libera professione, per le donne, è una strada particolarmente dura. Il dinamismo, l’impegno personale spesso totalizzante, la necessità di mettere in campo ogni giorno l’eccellenza ma anche l’incertezza rappresentano gli elementi caratterizzanti del percorso professionale. Lavorare senza orari, senza il “conforto” della stabilità e dello stipendio a fine mese, vivendo solo del proprio impegno quotidiano sono, allo stesso tempo, i pro e i contro della libera professione, che rendono molto arduo conciliare lavoro e vita familiare. E per le donne, questo sforzo è ancor più arduo. Motivo per il quale il dato sulle nuove iscrizioni va salutato con estremo favore. Ma al contempo, parlo a nome della politica, non ci deve far perdere di vista l’obiettivo: non basta la proverbiale rondine a fare primavera. Mi pare, purtroppo, che negli ultimi anni non si sia fatto abbastanza a favore della conciliazione vita-lavoro delle professioniste; e a dire il vero, non mi sembra si sia fatto qualcosa di rilevante a favore delle libere professioni, più in generale.

Perciò, in questo anno e mezzo di Legislatura ho insistito molto su entrambi i fronti; e anzi, posso dire che l’occupazione femminile e le libere professioni sono stati fra i temi di bandiera miei e del nostro gruppo, anche grazie – devo dirlo – alla sensibilità mostrata da molti colleghi. E non poteva essere diversamente: da sempre, le pari opportunità e il mondo dei professionisti costituiscono geni essenziali, e molto ben riconoscibili, del DNA di Forza Italia.

Sul fronte della conciliazione vita-lavoro, stiamo agendo su due versanti paralleli: da un lato colmare la carenza dei sistemi di welfare per le esigenze legate alla cura, anche dei figli; dell’altro promuovere azioni di sensibilizzazione volte a contrastare l’azione degli stereotipi di genere, facendo sì che le questioni legate alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro siano sempre più percepite come terreno di condivisione tra i diversi componenti della famiglia, donne e uomini.

Per quanto riguarda più in generale le libere professioni – comparto, ahimè, costantemente «vessato» da novità legislative di tipo fiscale e burocratico – abbiamo da poco approvato alla Camera una specifica mozione, per impegnare il Governo verso una più puntuale consultazione con gli organismi di settore, e, nel merito, ad applicare finalmente in modo pieno il principio dell’equo compenso a fronte delle prestazioni.

L’auspicio è che tutte queste iniziative vadano in porto, così da poter commentare, il prossimo anno, un Bilancio sociale ancor più positivo.