L’incendio a Notre-Dame è un dramma europeo

Ti chiedi talvolta dov’è l’Europa. Capita spesso in questi tempi di sovranismi nazionali, di ponti levatoi tirati sù, di frasi bellicose lanciate contro chi, grazie a noi e con noi, ha costruito, dopo una guerra devastante combattuta nel cuore del Vecchio Continente, un’Unione di pace e sviluppo. Ti chiedi se ha ancora un senso battersi contro la demagogia montante, capace di indicare nemici e non soluzioni, passato e non futuro, muri e non ponti. Poi vedi quelle immagini, vedi la guglia di Notre-Dame accartocciarsi all’inizio della Settimana Santa e capisci: quella cattedrale è Parigi, è Francia ma è soprattutto Europa, l’Europa delle nostre radici cristiane, l’Europa delle nostre speranze. “Notre Drame” titola efficacemente Liberation, il nostro dramma. È un dramma europeo, non solo parigino, non solo francese. Crocevia di storia, cultura, arte, fede, quella cattedrale ha sfidato i secoli, le guerre, le rivoluzioni, ma è rimasta lì a ricordarci chi siamo e da dove veniamo. L’Ile de la Cité, non è più un’isola: è il cuore di un’Europa ferita. E nessuna nazione europea è più un’isola. Dobbiamo solo ricordarcelo. Per non smarrire la strada, per non recidere le nostre radici. Noi ci batteremo per cambiare l’Unione Europea, per ricollegarla alla sua storia e ai suoi valori, per farla uscire dal cono d’ombra delle burocrazie. Non useremo il piccone però, ma cuore e cervello. Per una nuova Europa e per Notre-Dame.