Liste per Forza Italia? Solo piccoli casi locali. Il Pdl non si scioglierà

di Francesca AngeliIl Giornale del 02.04.2012

Onorevole Gelmini era attesa alla festa del Secoloa Milano. Pare ci siano rimasti male quando non l’hanno vista arrivare…

«Ho mandato un messaggino a Ignazio La Russa spiegando che mi sono concessa una pausa familiare. Avevo bisogno di passare due giorni con mio marito e mia figlia Emma. Altrimenti non sarei mancata».

Allora si va avanti insieme con gli ex An? O la pensa come Galan, meglio divisi?
«Il Pdl è nato da una grande intuizione di Berlusconi che ci ha consentito di vincere le elezioni del 2008. Sarebbe sbagliato tornare indietro. Abbiamo storie ed identità politiche diverse e abbiamo attraversato una stagione di congressi dove non è mancata qualche frizione. Ma il processo democratico è servito e ora il partito è più forte e più coeso.Abbiamo resistito alla cadutadel governo e alla perdita dell’alleanza con la Lega. Chi aveva scommesso sulla fine del Pdl oggi sa di aver perso. Siamo al 24 per cento esiamo in crescita».

E la Lega. È perduta?
«La rottura per me è stato un dispiacere anche dal punto di vista umano oltre che politico. Non tutto è perduto però perché accanto alle dichiarazioni di smarcamento da parte di Bossi a livello nazionale in realtà sul territorio molti sindaci continuano a collaborare, infischiandosenedellepolemiche. Anche per tener fede ai propri elettori. Pur di stare insieme si inventano simboli simili a quello del Pdl per continuare ad essere alleati. Perché l’alleanza con la Lega non era un cartello elettorale ma un accordo di sostanza».

La nostalgia per Forza Italia e lo spirito del ’94 è un sentimento forte e condiviso dai tanti che cercano di perpetuarlo con liste ispirate a quella stagione.
«Si tratta di casi limitati. L’intesa con An a livello nazionale c’è mentre si registrano piccole crisi sul territorio.Confesso che all’inizio temevo ci saremmo scontrati più sui principi: lo statalismo di An contro il nostro liberismo. E invece no, c’è stata lealtà da parte di entrambi. A livello locale in casi sporadici, An vuole imporre a Forza Italia un partito rigido e gerarchico e quelli per sfuggirgli danno vita a liste loro. Ma si tratta di piccole cose gonfiate dalla stampa e che comunque dobbiamo superare insieme. Siamo il primo partito di centrodestra e dobbiamo essere sempre di più il punto di riferimento del Partito popolare europeo. Non dobbiamo disperdere ma valorizzare il patrimonio politico che ha costruito Berlusconi».

Alfano sta gestendo bene quel patrimonio politico?
«Sta facendo un buon lavoro. Siamo onesti, con Berlusconi come leader noi eravamo privilegiati. Bastava il suo carisma e il resto veniva da solo. Ora siamo messi alla prova come classe dirigente. Dobbiamo stare attenti a non perdere la capacità di parlare direttamente agli elettori, non dobbiamo interrompere quel dialogo che costituisce la forza del nostro partito. E secondo me Alfano ha avuto una felice intuizione identitaria in questo senso puntando sui nostri temi, le nostre idee. Come nella recente Conferenza sul lavoro: il credit crunch, l’accesso al credito, la responsabilità civile dei magistrati».

Alfano si muove bene anche nel sostegno a Monti?
«Certamente. Nel decidere di sostenere Monti il Pdl ha dimostrato di non voler tradire il suo programma e di essere pronto a pagare un prezzo molto alto per questo. La battaglia sull’articolo 18, le liberalizzazioni, le pensioni sono nostri temi. Pur di andare avanti con le riforme abbiamo fatto un passo indietro, era inevitabile un momento di crisi che ora però ha reso più forte e più unito il partito».

E l’accordo ABC (Alfano, Bersani, Casini) sulla legge elettorale?
«Io resto ancorata alla logica dell’alternanza ma mi rendo conto che la spinta a cambiare il Porcellum è forte. Condividiamo la necessità di far scegliere i parlamentari dai cittadini però non rinunciamo ad alcuni principi. Chi vince, il partito che prende più voti sceglie il premier. E vogliamo un premio di maggioranza per il primo e il secondo partito. Bene l’accordo sulla riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari e dare più poteri al premier: speriamo si passi subito ai fatti. Concluse le riforme torneremo a vincere nel 2013».

Fonte: Il Giornale