Ma Berlino resterà il custode del rigore

di Franco VenturiniCorriere della Sera del 14.05.2012

Sarebbe fuorviante accostare la dura sconfitta subita ieri dal partito di Angela Merkel in Nord Reno-Westfalia alla vittoria che una settimana prima ha portato all’Eliseo il candidato socialista François Hollande. Certo, in entrambi i casi ha prevalso la sinistra. Ed è anche vero che nelle politiche anticrisi su scala europea il «partito della crescita» rappresentato da Hollande trova consensi crescenti nei ranghi dei socialdemocratici che ieri hanno trionfato.

Ma spingersi oltre significherebbe far definitivamente impazzire una bussola che già oggi ha difficoltà a indicare in quale direzione andranno, nel prossimo futuro, i grandi Stati nazionali europei e la Ue nel suo insieme.

In Germania il Nord Reno Westfalia è una tradizionale roccaforte della sinistra. Che la Cdu perdesse nelle elezioni locali veniva dato praticamente per certo, anche a causa della pessima campagna condotta dai cristiano-democratici sotto la guida del ministro federale dell’Ambiente Norbert Rottgen. Tant’è che la Merkel, già reduce da una lunga serie di sconfitte regionali, aveva fatto del suo meglio per prendere le distanze dal verdetto di ieri trascurando persino che ad esprimerlo sarebbe stato il land più popolato di Germania. L’operazione risulterà ora più difficile del previsto, alla luce dei risultati: un autentico crollo del partito del Cancelliere mentre i suoi alleati liberali inaspettatamente tengono, e sul fronte opposto una ascesa nettissima di Spd e Verdi che rappresentano, almeno per ora, l’alternativa di governo a Berlino.

Angela Merkel, dunque, un forte messaggio di protesta si trova a doverlo incassare, tanto più che i Piraten, versione organizzata degli indignados, sono entrati anche questa volta in parlamento. Evidentemente anche la ricca Germania di Düsseldorf e di Colonia sente un po’ di crisi, e la politica del governo federale subisce almeno un accenno di quel logoramento che indebolisce tutti gli esecutivi in carica in Europa.

Ma pensare che dietro il voto del Nord Reno Westfalia ci sia un massiccio rigetto popolare della politica europea di Angela Merkel, credere che siano gli eccessi della sua ideologia dell’austerità e del rigore finanziario ad averla condannata e avvicinare il suo risultato a quello di Hollande (o dei greci), questo sarebbe un errore doppiamente grave: perché potrebbe farci supporre che l’opinione pubblica tedesca nutra orientamenti diversi da quelli che realmente nutre, e anche perché autorizzerebbe a coltivare speranze di flessibilità tedesca che sono ancora interamente da verificare.

Tutti i sondaggi dicono che Angela Merkel continua ad essere molto popolare. Tutti aggiungono che la sua politica del rigore, in qualche modo imposta agli altri soci europei, ottiene forti consensi (secondo Stern, il 59 per cento degli interpellati). E tutti sanno, in Germania, che l’ipotesi di concedere maggiori aiuti alla Grecia o ad altri Paesi in difficoltà si scontra con un muro di nein . Bisogna dunque sapere, anche noi, che fino alle elezioni del settembre 2013, o prima se deciderà di anticipare il ricorso alle urne anche a seguito del suo pessimo risultato di ieri, Angela Merkel concederà al «partito di Hollande» (che per quanto riguarda la crescita è anche il partito dell’Italia) il minimo indispensabile di agevolazioni per non far saltare il rapporto franco-tedesco e con esso l’euro.

Lo si vede in queste settimane nelle consultazioni riservate, lo si vedrà al G8 di Camp David, e lo si vedrà soprattutto al vertice europeo del 23 maggio. La breccia, si dice, riguarderebbe un po’ più di inflazione tollerata, salari un po’ più alti per accrescere la competitività degli altri, ma niente stimoli costosi o eurobond. Semmai, l’unico dubbio riguarderebbe la possibilità che la Germania accetti il varo dei più circoscritti project bond per finanziare a livello europeo grandi opere infrastrutturali. Il tutto, comunque, in cambio di una accelerazione delle riforme dove devono ancora essere fatte.

Ritenere che il voto del Nord Reno Westfalia possa cambiare seriamente questo approccio che tante polemiche solleva ormai apertamente in Europa è pericoloso, perché è illusorio. E Hollande probabilmente è il primo a saperlo.

Fonte: Corriere della Sera