Di Enrico Rossi (Presidente Regione Toscana) – Da Il Sole 24 Ore

Qualcosa si muove, anche nel nostro Paese, in materia di misure per favorire l’occupazione giovanile.

Roma, 22 ago. 2013: Ci vorrà ancora qualche tempo per poter valutare in maniera approfondita le decisioni del governo contenute nel Decreto lavoro, ma intanto salutiamo positivamente l’iniziativa.
Uno dei suoi aspetti, quello relativo alle youth guarantee, teso ad assicurare ai giovani formazione e lavoro entro quattro mesi dalla conclusione degli studi, è particolarmente cruciale e la nuova “struttura di missione” istituita presso il ministero del Lavoro è attesa a una prova non facile. Sarà anche dal suo lavoro e dalle sue impostazioni che dipenderà, per l’Italia, l’attuazione del programma comunitario che dovrebbe essere finanziato con circa 450 milioni, parte di quei 6 miliardi destinati alle politiche giovanili che – su proposta avanzata dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz – sono stati anticipati al 2014.
Per dare un lavoro ai giovani c’è bisogno di una svolta nelle politiche europee e nazionali, spostando l’accento da austerità e risanamento dei bilanci pubblici a sviluppo e occupazione. In Toscana abbiamo guardato in faccia questa realtà e sperimentato iniziative con risultati importanti. La nostra esperienza è già un consolidato riferimento in Europa: abbiamo lavorato con altre Regioni; sono stato relatore sul Pacchetto occupazione giovanile al Comitato delle Regioni della Ue; ci siamo confrontati in più occasioni con Laszlo Andor, il commissario europeo per l’Occupazione, gli affari sociali e l’integrazione, che ha toccato con mano i risultati del nostro progetto GiovaniSì.

GiovaniSì, attivo dal 2011, è un progetto integrato per sostenere l’autonomia delle nuove generazioni. Abbiamo scelto di concentrare 396 milioni di euro per aiutare i giovani ad avviare nuove imprese, fare tirocini retribuiti, completare la propria formazione, fare servizio civile, prendere una casa in affitto. Sono stati coinvolti oltre 50mila giovani, che hanno trovato un’opportunità, uscendo così dal tunnel dei Neet, giovani senza studio e senza lavoro. I 7mila tirocini retribuiti hanno fatto uscire questo strumento dal terreno opaco della manovalanza non retribuita e senza qualità. Sono nate oltre mille imprese giovanili tra manifatturiero e agricoltura. Tremila giovani hanno fatto un’esperienza di servizio civile, utile per loro e per la comunità e il prossimo bando darà la stessa opportunità ad altri 2000 tra ragazze e ragazzi.
Al Governo abbiamo presentato anche una proposta: riaprire i termini della legge Fornero consentendo così un’uscita volontaria di circa 180mila dipendenti pubblici. Con le risorse così risparmiate potremmo assumere 70mila giovani. Avremmo una pubblica amministrazione più leggera, rinnovata, dinamica e senza aggravi di costi per lo Stato.

Fare i conti con questa generazione di giovani significa riprendere il discorso malamente interrotto sulla modernizzazione del welfare. Di recente David Unger, sul New York Times, ha tracciato un quadro drammatico della crisi europea: il contratto sociale costruito in Europa, creando reti di protezione invidiateci in tutto il mondo e migliorando gli standard di vita, è ridotto in brandelli. Mentre i partiti conservatori si sono trasformati negli apostoli delle politiche di austerità, è scioccante registrare la passività con cui anche i socialisti hanno assistito alla macelleria sociale operata dalle politiche liberiste e dei tagli lineari. Non dobbiamo rassegnarci all’indifferenza: affrontare la questione giovanile significa ricostruire l’identità politica dei socialisti europei e insieme restituire anima e forza al progetto sociale europeo.