La Camera,
premesso che:

da alcuni anni in Italia le adozioni internazionali sono in crisi. Nel 2012 l’Italia ha visto un grossissimo calo delle adozioni internazionali (-22,8%), a cui nel 2013 si è aggiunto un ulteriore -9,1%;

pur essendo ancora oggi uno dei Paesi più accoglienti al mondo, anche in Italia da ormai molto tempo si parla di crisi delle adozioni e bisognerebbe prestare più attenzione alla qualità delle adozioni internazionali e meno alla  quantità;

nel corso del 2013 le famiglie italiane hanno realizzato l’adozione internazionale di 2.825 bambini,  provenienti da 56 diversi Paesi registrando, considerato il significativo decremento del fenomeno a livello mondiale, un calo inferiore rispetto all’anno precedente (con una flessione delle coppie adottive del 7,2 % rispetto al 2012 paragonata al calo del 21,7% del 2012 rispetto al 2011) e con margini percentuali più contenuti di quelli emersi in altri Paesi europei o extra-europei;

nel 2013 si è quindi registrata una stabilizzazione della disponibilità delle famiglie italiane ad adottare nonostante il continuo cambiamento del contesto internazionale e la crisi economica, dati che confermano come l’Italia rappresenti uno dei Paesi di destinazione più attivi nello scenario internazionale, in grado di offrire un’accoglienza che tenga conto delle sempre diverse e particolari esigenze dei bambini stranieri in stato di adottabilità;

le famiglie italiane dimostrano una grande sensibilità alle adozioni, infatti più che negli altri Paesi di accoglienza sono disponibili ad adottare bambini grandi, che hanno problemi di salute, anche gravi e non reversibili, o fratrie (cioè i cosiddetti “special needs” secondo i criteri della Convenzione de L’Aja) ma essendo spesso i Paesi di origine Paesi con forti problematiche sociali, economiche e politiche, di volta in volta si possono avere delle “crisi Paese” (vedi Ucraina) che si riflettono anche sulle adozioni, che pertanto possono subire forti rallentamenti o sospensioni (che incidono quindi qualche volta in maniera determinante sul numero complessivo di adozioni portate a termine);

si è riscontrato, inoltre, che il proficuo confronto con i Paesi di accoglienza (come è l’Italia) ha consentito nei Paesi di origine l’elevarsi della sensibilità politica ed istituzionale che ha portato a sviluppare ed implementare politiche nazionali di maggiore tutela dei diritti dei minori, che hanno determinato in quei Paesi modifiche normative che da una parte hanno rallentato le procedure di adozione (anche con un calo del numero dei bambini adottati) ma che, d’altra parte, hanno significato l’elevarsi dello standard qualitativo delle tutele per i minori e quindi una maggiore aderenza alle normative internazionali poste a presidio di tali diritti;

il sistema di accoglienza adottiva italiano complessivamente – sia con riguardo alla disponibilità e alle capacità delle coppie adottive, sia con riguardo al sistema istituzionale posto a governo dell’intera procedura – risponde nella maniera più idonea a livello mondiale ai reali e più profondi bisogni dell’infanzia abbandonata;

di rilievo è la tutela del superiore interesse del minore e della garanzia che ai minori adottati venga assicurata un’accoglienza familiare idonea e non il criterio numerico di quanti minori vengono adottati ogni anno e ciò risponde a quanto la Convenzione de L’Aja, ratificata dall’Italia con la legge 31 dicembre 1998 n. 476, chiede espressamente agli Stati aderenti di fare;

l’adozione internazionale è, infatti, in funzione dell’interesse del bambino e il pur apprezzabile desiderio degli adulti di offrire accoglienza familiare ad un minore può essere soddisfatto solo se il bambino non può trovare nel suo Paese una dimensione umana,  di cui fa parte anche il diritto a vivere nel proprio Paese;

in attuazione della Convenzione, ogni Stato di accoglienza ha l’obbligo di verificare la possibilità che il minore possa crescere in un clima di felicità, d’amore e di comprensione nel proprio Paese di nascita e l’obiettivo comune degli Stati che hanno ratificato la Convenzione è che il numero delle adozioni internazionali vada sempre più riducendosi, perché non più necessarie;

tra gli impegni prioritari della Commissione per le adozioni internazionali ci dovrebbe essere l’implementazione della cooperazione internazionale nello spirito della Convenzione de L’Aja e l’Italia si assicura che in tutti gli Stati stranieri in cui opera per le adozioni internazionali le normative e le procedure di adozione siano rispettose dei principi espressi dalla Convenzione de L’Aja e che quindi rispondano agli standard di garanzia e trasparenza necessari ad assicurare la tutela del superiore interesse dei minori;

tuttavia i vari Stati hanno ognuno procedure e modalità operative spesso profondamente diverse e ciò comporta per la Commissione una delicata, complessa e continua attività di confronto, controllo e verifica per assicurare l’effettivo rispetto sia dei diritti dei minori adottati che degli aspiranti genitori adottivi;

la Commissione ha il compito di negoziare e stipulare di accordi bilaterali con i vari Paesi di origine, atti a facilitare i rapporti tra i due Paesi e a rendere il sistema di adozione più sicuro;

come preannunciato dalla Presidente della Commissione delle adozioni internazionali ci saranno degli incontri periodici e una maggiore apertura anche nei confronti delle associazioni familiari e le competenze attribuite alla Commissione per le adozioni internazionali dalla convenzione de L’Aja, dalla legge di ratifica e dal regolamento approvato con il DPR n.108 del 2007 sono molteplici e complesse, in campo nazionale ed internazionale;

una particolare attenzione la Commissione deve dedicarla alla consultazione, all’ascolto delle proposte degli enti e all’accompagnamento delle loro attività in campo nazionale e internazionale, ma anche alla omogeneizzazione delle procedure, alla correttezza e cura dei rapporti con i minori e le famiglie adottive, agli interventi  formativi e di accompagnamento delle famiglie  nel periodo della pre-adozione, dell’adozione e del post-adozione;

l’Italia può vantare una preziosa  presenza in tutti i continenti per la tutela dei diritti dei minori e costituisce un’esperienza  di riferimento anche per  altri importanti Paesi d’accoglienza. E’ necessario convocare un incontro plenario di tutti gli enti autorizzati, preparando adeguatamente tavoli di confronto, che portino all’individuazione  di un programma da attuare in piena sintonia;

i compiti della Cai discendono dalla convenzione de L’Aja, dalla legge sulle adozioni e dal regolamento approvato con DPR 108 del 2007: sono compiti molteplici e complessi e richiedono un impegno costante e  articolato in campo nazionale e internazionale. Alle politiche in materia di adozioni internazionali e alla Cai il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, attribuisce particolare importanza: non a caso il Presidente ha mantenuto sotto la sua diretta responsabilità politica la materia delle adozioni nazionali e internazionali e la Commissione per le adozioni internazionali;

con l’approvazione e l’entrata in vigore nel 1998 della legge di ratifica della Convenzione de L’Aja, il sistema delle adozioni internazionali in Italia è stato completamente ridefinito conferendo alla Cai sia competenze internazionali che attengono ai rapporti con il Segretariato de L’Aja, alle relazioni con le autorità centrali dei Paesi Aja e con le autorità di riferimento dei Paesi non Aja, allo sviluppo delle relazioni internazionali, alla conclusione  di accordi bilaterali, nonché all’attività di cooperazione tesa a realizzare  il principio di sussidiarietà, ovvero di residualità dell’adozione (l’adozione internazionale difatti deve svolgersi  nel rispetto dei diritti umani e fondamentali, nella consapevolezza che un minore deve essere aiutato prima di tutto a restare nella propria famiglia e nel proprio Paese) sia competenze nazionali (in cui sono rappresentati tutti i ministeri interessati, gli enti locali e le famiglie) costituite da un’attività autorizzatoria, di vigilanza  e di controllo in relazione agli enti che si occupano di adozione, che impone anche di applicare nei loro confronti sanzioni come la sospensione o la revoca delle autorizzazioni;

la Commissione ha, poi,  una funzione  di autorizzazione in relazione alle richieste  di ingresso dei minori adottati, poiché deve controllare che le adozioni rispondano ai principi della Convenzione e in particolare al superiore interesse del minore e alla sua effettiva adottabilità e deve svolgere, inoltre,  un’attività  di promozione della cooperazione tra i soggetti operanti nel campo delle adozioni internazionali, e in tale ambito  mantiene rapporti di approfondimento della normativa e di collaborazione con l’autorità giudiziaria minorile (Tribunali per i minorenni, sezioni specializzate delle Corti d’appello e della Suprema Corte) e di monitoraggio della giurisprudenza  della CEDU (Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo). In questa stessa ottica, la Cai deve intrattenere rapporti con le Regioni e le province autonome, che nell’ambito  delle proprie competenze, sono tenute a sviluppare una rete di Servizi in grado di attuare i compiti previsti dalla legge, alcuni dei quali funzionali all’ attività della Commissione;

in tale ambito la Commissione raccoglie, in forma anonima, per esigenze statistiche o di studio, di informazione e di ricerca, i dati dei minori adottati o affidati a scopo di adozione di cui autorizza  l’ingresso ed ogni altro dato utile per la conoscenza del fenomeno delle adozioni internazionali e interagisce con gli enti attraverso un portale dedicato e si occupa inoltre delle attività di  promozione e formazione diretta ai genitori adottivi (potenziali e non), ai servizi, agli enti e a tutti coloro che sono chiamati a confrontarsi con le famiglie e con i servizi in materia di adozione, comprese le istituzioni giudiziarie;

in tale ottica  il principio dell’interesse superiore del bambino deve costituire cardine nella legislazione,  e nelle procedure che disciplinano l’adozione e va garantito, rafforzandolo, un follow-up sistematico sul benessere dei bambini adottati e sulle cause e le conseguenze, di casi particolarmente critici;

per gli aspetti internazionali occorre intervenire con tempestività, competenza e decisione, tenendo conto del ruolo centrale della Commissione,
incentivando la collaborazione internazionale in materia di adozioni, partendo dal presupposto che l’adozione internazionale, svolta secondo i principi della convenzione de L’Aja, è una forma di tutela dei diritti umani e in particolare dei diritti dei minori;

è necessario rafforzare  i rapporti con il bureau de L’Aja e  le autorità centrali dei Paesi che hanno aderito alla convenzione e dei Paesi che non hanno ratificato la convenzione,  approfondendo la  legislazioni, le procedure giurisdizionali, le buone pratiche;

è fondamentale negoziare o rinegoziare accordi in materia di adozioni internazionali con i Paesi che non hanno ratificato la convenzione de L’Aja e con quelli che l’hanno  ratificata, come ha raccomandato il  Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come condizione  necessaria affinché possano essere garantiti i diritti fondamentali dei bambini, primo fra tutti quello dell’accertamento del loro  effettivo stato di adottabilità;

bisogna accompagnare il percorso degli enti autorizzati alle adozioni internazionali nei Paesi in cui operano, svolgendo un’attività di sostegno e di verifica della loro attività e dell’affidabilità delle loro strutture;

il Comitato Onu  sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza  chiede all’Italia di garantire  un monitoraggio efficace e sistematico di tutte le agenzie  di adozione private, di valutare la possibilità di  gestire o limitare l’elevato numero di queste  ultime e garantire che le procedure di adozione non siano fonte di proventi finanziari  per alcuna parte;

è importante promuovere approfondimenti di studio in materia di Kafala e riflettere sulla possibile  introduzione di una normativa specifica, che faccia chiarezza sul punto e sul piano nazionale occorre intervenire semplificando la materia delle adozioni, per assicurare i diritti dei minori ad una famiglia in tempi brevi, ma  senza rinunziare alle garanzie magari rafforzando  la rete con la magistratura minorile, allo scopo di dare risposte omogenee e costituzionalmente orientate alle criticità che si presentano e garantendo la rete con gli  enti autorizzati, ascoltando le problematiche che incontrano e verificando le loro proposte, anche al fine di  razionalizzare le procedure e assicurare agli stessi, che  devono operare  nel rispetto più assoluto delle regole quali soggetti “incaricati di un pubblico servizio” un pieno riscontro e sostegno della Commissione;

l’ammontare delle risorse a disposizione della Commissione per il 2014 non è ancora stato definito ed è senza dubbio necessario che la Cai sia dotata di congrue risorse economiche che consentano, nella prospettiva di un rilancio della sua azione, di sostenere ed implementare tutte le sue funzioni sia a livello nazionale che internazionale

impegna il Governo:

a permettere che la Commissione adozioni internazionali possa effettuare un’attenta  verifica degli enti autorizzati, per controllarne l’adeguatezza sotto il profilo delle competenze, delle modalità operative  e dei requisiti rafforzando  la rete con le Regioni, per  far interagire  le loro competenze con quelle della Commissione e far emergere (eventuali) criticità pratiche da diffondere;

a rafforzare la rete dei servizi sociali territoriali per verificare come aumentare la loro efficacia tanto nella fase preparatoria all’adozione quanto in quella del post-adozione e interagendo con la  rete delle associazioni dei genitori adottivi riflettendo – sulla base della loro esperienza diretta – come razionalizzare la filiera degli interventi che si attivano in favore delle coppie che intendono adottare;

a interagire con istituzioni ed enti che si occupano dei minori, in maniera da svolgere un’azione sinergica nella tutela dei diritti dei bambini e contrastare ogni attività di lucro e di commercio nonché qualsiasi manipolazione e violenza rafforzando la cultura e la formazione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il contrasto alle discriminazioni;

a verificare e a razionalizzare i costi delle adozioni e sostenendo interventi per una maggiore deducibilità e per un diverso sistema dei rimborsi incrementando le risorse a disposizione della Commissione, che dovrebbe essere dotata di un apposito fondo costituito presso la Presidenza del Consiglio per svolgere i  complessi e numerosi compiti in sede nazionale e internazionale.