Da Il Giornale – Milano

Milano, 9 ott. 2015: «Non è il reddito di cittadinanza dei 5Stelle. È un sussidio momentaneo, una tantum , che riguarda gli inabili e costringe gli idonei che non hanno un lavoro a uscire dalla loro situazione». Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale azzurra, commenta così le nuove misure uscite dalla giunta.

Che differenza c’è tra il reddito di cittadinanza e il reddito d’autonomia?

«Questo è un provvedimento che coniuga libertà e responsabilità, un incrocio tra le politiche sociali e le politiche del lavoro e vuole evitare comportamenti opportunistici. Direi che gli aggiustamenti che hanno portato a questa situazione sono proprio il contributo di Forza Italia».

 

A quali comportamenti opportunistici si riferisce?

«È pericolosissimo dare la sensazione che in Lombardia, terra di lavoro, impresa, responsabilità, ci si possa sedere di fronte a una difficoltà, perché tanto ci pensano lo Stato o la Regione».

In Lombardia ci sono 203mila famiglie e quasi 600mila persone in condizione di povertà assoluta. Nel pdl in discussione in consiglio, cioè la fase due del progetto, come si potrà intervenire?

«Vogliamocombattere le situazioni di povertà, ma dobbiamo trovare risposte distinguendo tra chi ha veramente bisogno, cioè è inabile al lavoro, e quindi ha diritto a un aiuto, e chi deve essere aiutato a reinserirsi. A quest’ultima categoria non bisogna garantire il sussidio, perché la nostra è un’ottica liberale e non assistenzialistica».

Cinque anni di residenza per accedere al reddito d’autonomia, al bonus affitti e al bonus bebè è un limite giusto?

«Noi diciamo: “prima gli italiani”, ma chi è qua da diversi anni non viene discriminato. Però vorrei sottolineare che oggi guardiamo molto agli immigrati e invece ci sono tanti italiani sotto la soglia di povertà, soprattutto i pensionati, anche in una Regione come la Lombardia».

E la disoccupazione giovanile? Sono misure sufficienti?

«Abbiamo voluto puntare sull’alternanza scuola- lavoro e sull’apprendistato proprio per combattere la disoccupazione e non creare parassitismi. Non volevamo misure meramente assistenziali che possono essere controproducenti e incidere in negativo sui pcomportamenti responsabili delle persone. Per noi la premessa è distinguere le varie situazioni d’indigenza e non trattare tutti allo stesso modo».