Intervista di Cesare Zapperi all’on. Maristella Gelmini – Corriere della sera del 20.10.2012

Gelmini, ex ministro: «Prima di tutto bisogna tenere unito il partito. Le indagini non possono offuscare 17 anni di buon governo»

«L’unità del Pdl prima di tutto». Mariastella Gelmini, punto di riferimento di quella parte del partito uscito sconfitto all’ultimo congresso provinciale, a sorpresa tira il freno a chi vorrebbe una resa dei conti dopo l’emergere delle inchieste che coinvolgono i vertici (ormai ex) della Compagnia delle Opere e il dimissionario assessore regionale Marcello Raimondi.
«Sono rammaricata che diciassette anni di buon governo della Regione possano essere offuscati dalle indagini e dalle inchieste. Ma gli assetti del partito non si discutono. Il congresso si è svolto, dobbiamo essere rispettosi della democrazia».

Da più parti si invoca un commissariamento. 
«Sono ben altri i problemi. In questo momento non dobbiamo scadere in regolamenti di conti o in scontri personali. Qualcuno tra i miei amici non sarà d’accordo, ma noi siamo tenuti a mostrare grande senso di responsabilità, buon senso e, soprattutto, sangue freddo».

Non crede che sia necessario fare piazza pulita? 
«Quello succederà comunque. È nelle cose, visto quel che si legge sui giornali».

Non si è stupita di fronte agli sviluppi delle inchieste che coinvolgono personaggi importanti del suo partito?
«Per la gravità delle cose, certamente sì. Ma mi sembra giusto lasciare che la magistratura faccia il suo lavoro. E ricordiamoci di tenere alta la bandiera del garantismo che troppo spesso abbiamo lasciato alla sinistra. Gli avvisi di garanzia non equivalgono ad una condanna».

Non crede che, soprattutto a Bergamo, sia stato lasciato troppo spazio agli uomini di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere? 
«Teniamo separato il movimento ecclesiale dalla Compagnia delle Opere… Sulla Cdo sta indagando la magistratura. Vedremo cosa ne uscirà».

Visto il moltiplicarsi degli scandali, non crede che nel Pdl vi sia una pressante questione morale a cui dare una risposta? 
«Certo. Per questo, dobbiamo lavorare su tre fronti: selezione della classe dirigente, formazione e ricambio della stessa. Soprattutto quest’ultimo aspetto merita attenzione. Qui non è tanto un problema di sistema di elezione (preferenze o altro), quanto di durata dei mandati. Io penso che due mandati, come avviene per sindaci e presidenti di provincia, siano più che sufficienti».

Dovrebbe valere anche per il presidente della Regione?
«Credo proprio di sì. Il problema di Formigoni, a cui riconosco di aver lavorato molto bene, è stata l’eccessiva permanenza alla guida del Pirellone perché può aver dato l’idea, a qualche suo collaboratore, di un potere infinito. Il ricambio, invece, riduce questi rischi».

Lei parla di unità quando il Pdl sta imbarcando acqua.

«L’immagine peggiore che possiamo dare all’esterno è quella di un partito che litiga, che regola i suoi conti sugli scandali».

Quindi lei crede ancora nel futuro del Pdl?

«Sarebbe sbagliato difendere gli errori. Serve coraggio per porvi rimedio. Ma nello stesso tempo non possiamo buttare via 17 anni di impegno».

Fonte: Corriere della sera

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