Partite Iva, un popolo invisibile mai abbastanza valorizzato

Fino a dieci anni fa, l’opinione pubblica collocava i neo-imprenditori possessori di Partita IVA tra le classi socio-economiche più elevate. Oggi apre la Partita IVA chi non ha lavoro, giovani o disoccupati senza impiego dopo anni di lavoro dipendente o chi la usa come espediente imposto per evitare di attendere invano l’assunzione. Dal 2008 al 2014, il reddito delle famiglie, con fonte principale da lavoro autonomo, ha subito una “sforbiciata” di oltre 6.500 euro (-15,4%), dal 2008 ad oggi 1.600 suicidi di detentori di Partita IVA vessati da eccesso di adempimenti fiscali e tassazione, negli ultimi 5 anni 400.000 Partite IVA chiuse su 8.400.000 per gli stessi motivi.

Come è possibile? Basti pensare che ogni anno le imprese individuali versano solo all’Inps tra il 27,72% e il 33,72% del reddito per non parlare dei ritardi della PA nel pagare le prestazioni lavorative dei professionisti.
Oltre a questo quando un autonomo chiude l’attività non ha  misure di sostegno al reddito. La DIS – COLL, indennità di disoccupazione prevista dal Jobs Act, non rappresenta una risposta sufficiente a questa drammatica emergenza.

L’istituzione dell’Equo Compenso, fortemente voluto ed ottenuto da Forza Italia e del quale abbiamo già parlato, non esaurisce il problema perché obiettivo concreto è l’attuazione sul terreno dei decreti ministeriali attuativi della norma che ci siamo posti come obiettivo prioritario.
Ecco che così una forza liberale e riformista come Forza Italia può restituire dignità, forza e slancio al lavoro autonomo e alle Partite IVA.