di Mimmo MazzaGazzetta del Mezzogiorno del 20.05.2012

Forse domani i funerali. Il sostegno per l’altra ragazza. «Veronica, forza non mollare!»

Era salita sul bus dei sogni come ogni mattina, su quel pullman che la portava a scuola assieme alle sue amiche, per prendere quel diploma che poteva, doveva, servirle per diventare maestra d’asilo, o assistente sociale, e per costruire un futuro assieme al suo Mario, al fidanzatino più grande di lei, già maggiorenne, con il quale dalla metà di aprile aveva ufficializzato un rapporto nato qualche settimana prima. «Sarebbe da stupidi, non credi? Passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire!» ripeteva Melissa Bassi, uccisa da una bomba mentre stava entrando nell’istituto professionale «Falcone Morvillo». Perché malgrado la giovane età, Melissa sapeva quello che voleva, aveva pianificato la sua vita, si muoveva con determinazione nel microcosmo fatto di amiche, amici, parenti e Facebook, il social network al quale si era iscritta il 9 febbraio del 2010, utilizzandolo soprattutto per tenere viva la rete di amicizie e pubblicare le sue tante, belle, foto, le ultime delle quali la ritraggono felice con il suo Mario.

Figlia di Massimo, operaio edile trasferitosi a Mesagne dopo aver lavorato in Toscana (Melissa è nata infatti a Carrara) e Rita, la mamma casalinga che non ha retto al dolore, tanto da essere costretta al ricovero in ospedale, la 15enne viveva una adolescenza come tante, fatta di scuola, musica house, sneaker e pomeriggi sul web, in attesa dell’incontro serale con il fidanzatino.

«Era una ragazza davvero solare, sorrideva a tutti» ricorda Alessia, corsa all’ospedale Perrino per sapere se davvero quella bomba aveva ammazzato la ragazzina che aveva conosciuto all’istituto Falcone-Morvillo. «Voleva lavorare con i bambini o con gli anziani, fare qualcosa per il sociale» ripete Alessia al cronista della Gazzetta, trattenendo a stento le lacrime e maneggiando nervosamente il cellulare per controllare quello che accade sui social network. «Melissa amava la vita, aveva un fidanzato, ci vedevamo sempre a scuola. Parlavamo sempre in chat su Facebook, un po’ di tutti, anche di musica» spiega invece Veronica, 15 anni compiuti ieri in un modo che proprio non si aspettava, piangendo la morte dell’amica. Melissa era la gioia e l’orgoglio dei suoi genitori, l’unica figlia alla quale avevano affidato le loro speranze, il proprio futuro.

«Mamma, ci vediamo per pranzo» ha detto la 15enne alla madre, andando incontro alla morte. Ieri mattina, una manciata di minuti dopo le 7, Melissa era uscita di casa e nella vicina fermata di piazza Vittorio Emanuele, aveva preso la corriera della Stp per Brindisi con il sorriso di sempre, senza minimamente pensare al destino cinico e baro che l’attendeva. Seduta accanto alle amiche Selena e Veronica, parlava, scherzava, cercava soprattutto di svegliarsi, perché la mattina il sonno aveva sempre la meglio. A scuola era in programma una prova di verifica di italiano su una lezione sul bullismo che aveva monopolizzato l’attenzione delle studentesse nei giorni scorsi.

«Melissa era una ragazza piena di gioia di vivere come tutte le ragazze che ogni mattina vanno a scuola non soltanto per cultura ma per aspirazione della libertà. Una ragazza straordinaria» spiega don Pietro De Punzi che guida la Vicaria di Mesagne. «Un po’ di giorni fa l’attentato al presidente dell’associazione antiracket Marini, poi l’arrivo della carovana dell’antimafia, la reazione della città a questi rigurgiti di violenza. Tanti segnali ma mai potevamo pensare ad una reazione di questo tipo. Forza, ragazzi, facciamo sentire la nostra voce! Non vogliamo vivere in simbiosi con la mediocrità, l’indifferenza » aggiunge don Pietro, annunciando per stasera alle 21, sul piazzale della Chiesa Madre, una manifestazione per ricordare Melissa. «Dobbiamo essere presenti per dire che anche dalle rovine può, anzi, deve nascere la speranza».

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno