«Perche' l’intesa»

Da Il foglio del 30.04.2013

Ce le siamo date come belve feroci per anni, ma così non si nutre una vera democrazia. Fuori dalla delegittimazione

L’intervento del vicecapogruppo del Pdl alla Camera nel dibattito sulla fiducia.

«Signor presidente della Camera, signor presidente del Consiglio, onorevoli Colleghi, prima di ogni altra considerazione permettetemi di associarmi e ribadire, a nome personale e dell’intero gruppo parlamentare, la più sentita e convinta solidarietà alle vittime dell’aggressione di ieri. Ai carabinieri feriti, Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, e alle loro famiglie, va tutto il nostro sostegno, così come la nostra riconoscenza, e insieme a loro a tutte le forze dell’ordine impegnate quotidianamente a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico nel nostro paese.

Dopo 61 giorni si è finalmente formato un nuovo governo. Si è finalmente superata quell’impasse che stava rischiando di bloccare le Istituzioni, di sacrificare l’interesse nazionale a logiche interne di parte e di partito. Un atteggiamento ostile e di chiusura estremamente rischioso che se fosse stato ancora, anche se per poco tempo, ribadito, avrebbe causato irreparabili danni all’intero paese. Onorevole presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il governo che nasce oggi, è bene chiarirlo, è un governo di responsabilità nazionale. Un risultato importante, che può e deve rappresentare un nuovo inizio per il nostro paese. Un’occasione storica che dobbiamo avere la capacità di cogliere fino in fondo, non avendo timori, come ci chiede il presidente della Repubblica, di dare una testimonianza di coesione nazionale, di maturità istituzionale e di efficacia nel ricercare soluzioni condivise ai problemi del paese. Passa da qui, da questo nostro sforzo, da questa fatica collettiva la possibilità di una rinnovata fiducia nelle istituzioni e nella politica. Arriviamo a questo nuovo esecutivo dopo il completo rovesciamento dello schema di contrapposizione frontale troppo a lungo inseguito da alcuni esponenti della sinistra. Non è più il tempo di rimanere chiusi nel proprio recinto, circondati da presunte ed autoreferenziali superiorità morali. Non esiste un paese sano ed uno malato. E’ venuto il momento, come è naturale in ogni democrazia matura e liberale, di riconoscere all’avversario la piena legittimazione politica. Nessuno può ergersi a giudice morale, nessuno può affermare l’assurdo diritto di scegliersi l’avversario. Dobbiamo avere la forza di riconoscerci reciprocamente, di fare dell’interesse nazionale l’unico grande cemento della nostra azione, l’elemento fondante del nostro impegno politico. Questo è un governo politico voluto con tenace responsabilità dal Popolo della libertà e dal suo presidente Silvio Berlusconi. Lo abbiamo chiesto e abbiamo lavorato affinché si giungesse a questo risultato fin dal 25 febbraio, convinti come eravamo che questa fosse l’unica soluzione possibile per il rispetto della volontà popolare e del primato dell’interesse della Nazione rispetto agli egoismi delle fazioni. Senza perdere la nostra identità, dobbiamo comprendere che possiamo e dobbiamo, quando è necessario, camminare insieme. Questo, lo ribadisco, è un governo politico, di responsabilità nazionale e può, deve essere, anche un governo di pacificazione, di reciproco riconoscimento.

E’ un governo che può contare sul nostro pieno e convinto appoggio come dimostra la presenza al suo interno del nostro segretario politico, Angelino Alfano. Crediamo che sia un fatto positivo per il paese che ci sia un ricambio generazionale, la presenza di tante donne e personalità competenti che possono aiutare a svelenire il clima e a recuperare fiducia e speranza nelle tante potenzialità del paese e nelle capacità della politica. Tutti questi fattori possono contribuire a disinnescare definitivamente la demonizzazione e la contrapposizione personale ed ideologica. Oggi, siamo tutti di fronte, come dicevo, ad un nuovo inizio. Ognuno di noi ha il dovere di
partecipare perché questo deve essere la legislatura del fare che presuppone una proficua collaborazione fra governo e Parlamento.
Proprio alla luce di questa consapevolezza il Popolo della libertà in questi giorni difficili non ha mai posto veti di alcun genere; non ha seguito alcuna logica spartitoria. Al contrario ha vincolato il proprio sostegno unicamente ai contenuti, ai provvedimenti da approvare, al programma. In definitiva a ciò che noi riteniamo inderogabile per rispondere alla crisi e migliorare la condizione dei giovani delle famiglie e delle imprese e che con soddisfazione possiamo dire di vedere in gran parte contemplati nel suo discorso.
Bene la decisione di bloccare i pagamenti dell’Imu a giugno. L’abolizione dell’Imu sulla prima casa e la restituzione di quella versata nel 2012, rappresentano un punto inderogabile. Avanziamo questa richiesta, che riscontra la sua attenzione, non solo per motivi economici, ma con la profonda convinzione che la casa abbia anche un forte significato simbolico. Lo stato non può essere così invasivo, non può entrare così a fondo dentro la vita delle persone, dei cittadini: deve esistere una dimensione personale, che non può e non deve essere violata. Condividiamo la preoccupazione e l’impegno serio per l’abbattimento del debito per non gravare le nuove generazioni di un fardello insostenibile. Si deve abbassare subito la pressione fiscale, specie quella sul lavoro, come si è cominciato a fare nell’ultima Legge di Stabilità. Bene il riferimento al dovere di semplificare attraverso il passaggio dalle autorizzazioni ex-ante a quelle ex-post. Sulla scuola e sull’università, non posso che condividere il richiamo all’apprendistato, unitamente al rilancio dell’istruzione tecnica e tecnica-superiore per avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro; la necessità di proseguire sulla strada del rafforzamento dell’orientamento scolastico per battere la dispersione e aumentare il numero dei diplomati e laureati. Al netto delle polemiche penso che il quadro normativo che ci troveremo di fronte (riforma della secondaria e riforma delle università) rappresenti la base di partenza per valorizzare il capitale umano che è punto centrale di qualsiasi agenda per la crescita.

Spero soprattutto che si possa continuare sulla strada dei concorsi e della selezione, per i nostri giovani, di un corpo docente preparato e all’altezza, tanto all’università quanto nelle scuole di ogni grado d’istruzione. Perché nessuna riforma dell’infrastruttura del sapere può tramutarsi in un miglioramento delle opportunità per il sistema paese senza che sia valorizzato il capitale umano che le dà corpo. Condividiamo poi la necessità di intervenire per evitare un nuovo aumento dell’Iva. Devono essere rivisti i metodi e il funzionamento di Equitalia. Lo stato deve tornare al servizio dei cittadini; non può essere avvertito e percepito solo come un controllore oppressivo. In un momento così difficile per le famiglie e per le imprese una eccessiva rigidità potrebbe produrre effetti molto negativi sulla tenuta sociale ed economica del nostro paese. E’ necessario quindi introdurre misure come l’impignorabilità della prima casa e dei mezzi di produzione e la possibilità di rateizzare ulteriormente i debiti fiscali. La politica deve recuperare decisione ed efficienza, ma deve anche costare di meno. Servono tagli severi e soluzioni ragionevoli. Non c’è più tempo da perdere. Su questo fronte si deve agire con coraggio senza ulteriori rinvii. Onorevoli colleghi, questo governo per la composizione e l’ampia maggioranza di cui gode, rappresenta il miglior governo possibile nei confronti dell’Europa. E’ un tema cruciale. E’ in Europa che si giocheranno molti dei destini del nostro paese è lì, in Europa, che con forza dobbiamo essere in grado di trattare, trattare per l’Italia, per il nostro presente ed il nostro futuro. Per un’Europa
in cui il Mediterraneo non sia più considerato una periferia. Onorevoli colleghi, signor presidente del Consiglio, come lei ha osservato occorre tenere vivo e forte l’ideale di una grande Unione europea: abbiamo bisogno di un’Europa più politica, capace di fare non solo economia politica, ma soprattutto politica economica. Questo governo può agire in questo senso e tanto più forte sarà in Italia tanto più forte sarà l’Italia in Europa.
Questo nostro Parlamento dovrà infine dimostrarsi all’altezza di una visione riformatrice. Dobbiamo recuperare la forza della proposta. Servono riforme coerenti e strutturali in campo istituzionale e interventi concreti sul funzionamento della giustizia. Su tutte queste materie il lavoro dei dieci esperti indicati dal presidente della Repubblica costituisce certamente una buona base di partenza. Per tutti questi motivi il Popolo della libertà sostiene il suo governo, presidente Letta.
Lo fa con convinzione. Non si tratta più di tirare a campare, di soprassedere ai problemi. E’ il tempo della decisione. Occorre aggredire questa crisi che toglie il fiato e fa perdere la fiducia. Ci confortano le sue parole, l’impegno per un governo che non voglia rappresentare un compromesso al ribasso, né che abbia come obiettivo semplicemente la realizzazione del minimo comune denominatore tra forze diverse. Nemmeno noi ci staremmo, se l’obiettivo fosse minimale. Oggi l’Italia ha bisogno del massimo e lei, nel suo discorso, ha mostrato di volere tenere un profilo alto e all’altezza di questa sfida. Ciò che dobbiamo avere in comune è volere il meglio per il nostro paese.
Lavoriamo insieme per questo grande paese che può e deve fare molto per crescere e migliorarsi, per corrispondere integralmente a quell’idea di Italia che il made in Italy ha fatto crescere e fiorire nel mondo. Torneremo certo a dividerci secondo quell’ispirazione diversa e nobile che conoscono le più belle democrazie del mondo: l’amore per le libertà, la preoccupazione per l’equità. Ma dobbiamo farlo, lo faremo, dopo che la macchina Italia ed il suo motore sono ripartiti. Fino ad allora una strada non corta e non senza difficoltà ci attende. E dobbiamo per la prima volta saperla fare tutti insieme. Quando ci divideremo la divisione non conoscerà più le parole che ancora risuonano in questi giorni. Lasciamo ai nostri giovani un’Italia dalle molte e diverse idee da un cuore ed uno spirito comuni. Auguri presidente! Auguri a tutti voi Ministri!».

di Mariastella Gelmini

Fonte: Ilfoglio.it