Politiche sociali: la Manovra dell’inganno

Una manovra finanziaria che si rispetti dovrebbe prevedere misure di welfare e più fondi per le politiche sociali. Purtroppo oggi non è così. Leggendo il testo della Legge di Bilancio giunto alla Camera, ahimè, la delusione è stata tanta. All’art. 21 infatti si fa cenno all’istituzione di un Fondo con una dotazione di 9 miliardi all’anno, destinato a finanziare il reddito di cittadinanza che dovrebbe garantire un importo di 780 euro mensili per tutti coloro che attualmente percepiscono un reddito, pensione o assegno, inferiori a tale soglia. La verità, è che di fatto non ci sono specifiche legate alle risorse per la tutela ed il sostegno verso quei tre milioni di persone con disabilità che il lavoro non possono andare a cercarlo. Tre milioni di persone a cui lo Stato oggi riconosce una pensione d’inabilità di circa 280 euro, cifra che sarebbe più dignitoso definire “rimborso spese”.

Ho prestato il mio volto alla politica con il sano intento di dare la mia voce a chi non ce l’ha e grazie al mio gruppo di Forza Italia porto avanti le mie battaglie a tutela dei più fragili. Anche in questa occasione ho provato ad accendere i riflettori su una tematica che credo meriti maggiore attenzione, lavorando per migliorare questo testo, a mio avviso incompleto, presentando un emendamento che prevedeva l’aumento delle pensioni di invalidità a 350 euro. Soli 70 euro in più al mese!

Un piccolo gesto che poteva significare un grande e concreto segno di riguardo verso una categoria di persone che non si vede rappresentata, che non ha scelto di vivere con una disabilità e che, nonostante le innumerevoli difficoltà, l’ha accettata cercando di vivere con dignità.

Il mio emendamento seppur segnalato, sostenuto e applaudito è stato poi respinto, bocciato e buttato alle ortiche. Ci ho riprovato e ho rilanciato in aula, presentano un ordine del giorno con cui impegnavo il governo ad attivarsi concretamente per prevedere un aumento delle pensioni d’inabilità. Inizialmente accolto come raccomandazione (insieme a tanti altri), quando ho chiesto il voto dei colleghi in aula, è stato ancora una volta respinto, bocciato! Sono convinta che quando si parla di temi che riguardano i più fragili, debba prevalere sempre il merito e non il metodo, ovviamente nel rispetto delle regole dettate dalla democrazia. Purtroppo non sempre è cosi. Ma del resto, come possiamo aspettarci attenzione a tali temi da un gruppo, come quello del m5s, che non ha avuto rispetto verso un loro collega colpito dalla sclerosi multipla e che in questi giorni ha fatto tanto parlare di se?… Matteo Dall’Osso, con cui ho lavorato molto in quest’ultimo mese, nonostante il suo accorato appello in commissione, è stato umiliato e abbandonato proprio dal suo gruppo. Una scena difficile da comprendere per chi, come me, ha un concetto di squadra molto diverso. E pensare che il governo in questi mesi ha vantato più volte attenzione ai più fragili ponendo in primo piano l’istituzione di un Ministero ad hoc per la disabilità e la famiglia. Con questa manovra avrebbero avuto la possibilità di dimostrare vero interesse verso quei milioni di persone disabili e le loro famiglie che non si vogliono sentire cittadini di serie B. Altra occasione persa!

Io non intendo mollare ed insieme al mio gruppo continueremo la battaglia alla Camera, con Mariastella Gelmini, e al Senato, con Anna Maria Bernini, nella speranza che il buonsenso prevalga.

Voglio ricordare ai colleghi della maggioranza che una manovra che non prevede sostegni ai più fragili, agli invalidi ed ignora qualsiasi tipo di investimento al welfare ed alle politiche sociali, è una manovra monca! Monca come oggi risultano essere le loro coscienze con cui presto dovranno fare i conti.

Giusy Versace