di Francesco BenucciIl Sole 24 Ore del 01.06.2012

Giorgio Armani sfila in Cina e i cinesi sbarcano a Napoli, pronti a investire per il rilancio di Pompei e non solo. E «non abbiamo limiti di budget», tiene a precisare il sindaco del Distretto Jiading di Shanghai, Chun Lei Ma, che ne guida la delegazione. Nella giornata che ha visto le creazioni dello stilista milanese incantare i nuovi ricchi di Pechino, dieci personalità tra politici e imprenditori della Repubblica popolare si sono recate in visita all’Unione industriali del capoluogo partenopeo, manifestando disponibilità a scommettere sul progetto di distretto turistico e culturale ideato dal presidente della territoriale di Confindustria Paolo Graziano.

L’iniziativa – secondo le prime stime prudenziali – dovrebbe attivare investimenti privati per almeno 500 milioni di euro creando più di cinquemila nuovi posti di lavoro. L’incontro privato, cui ha partecipato anche il sindaco napoletano Luigi de Magistris, si è tenuto ieri pomeriggio a Palazzo Partanna, coinvolgendo tra gli altri i rappresentanti del ricchissimo fondo d’investimento Shanghai Jie Bao King Development Co. Ltd.

«È la prima volta che veniamo a Pompei – ha detto il primo cittadino Chun Lei Ma che, subito dopo il briefing con gli imprenditori ha sorvolato e visionato l’area degli scavi in elicottero – vogliamo approfondire la conoscenza del territorio e valutare quale contributo possiamo dare al progetto». Gli interessi cinesi poi non si fermano al turismo: «Siamo interessati – ha detto ancora il sindaco – anche a collaborazioni di tipo industriale che valorizzino le nostre competenze in materia di automotive ed energie alternative. Ma anche all’agricoltura, alla logistica, all’immobiliare».
Il sindaco de Magistris, che si è intrattenuto a margine con il collega cinese, annuncia che «a breve si costituirà un gruppo di lavoro sul fronte Napoli-Shanghai, per valutare ogni forma di investimento possibile». Unica condizione posta dai cinesi, pubblica amministrazione snella e tempi rapidi: avere cioè un interlocutore unico, di natura privata ma animato dalle istituzioni, che velocizzi ogni tipo di intervento. Insomma, una sorta di agenzia o società di scopo che è già stata sperimentata con successo a Napoli nel corso della recente Coppa America.

Pompei, in ogni caso, dovrebbe rappresentare il fulcro della partnership: gli investimenti cinesi riguarderebbero l’area extra-moenia degli scavi dove è destinato a sorgere il distretto turistico culturale che offrirà ai visitatori dell’area archeologica occasioni di approfondimento e intrattenimento. Per l’area intra-moenia il progetto ideato dagli industriali napoletani, sotto l’egida dell’Unesco, vedrà invece protagonista il consorzio pubblico-privato francese Epadesa, pronta a impiegare un minimo di 20 milioni l’anno per dieci anni.

Proprio ieri mattina, presso la sede della Camera di commercio di Napoli, Unindustria ha presentato il suo progetto strategico per lo sviluppo sostenibile di Pompei e dell’area vesuviana. «Un’iniziativa – spiega il presidente degli industriali napoletani Paolo Graziano – innovativa nel metodo e nella capacità di mettere a sistema interlocutori pubblici e privati».

A regime, il distretto turistico e culturale dovrebbe avere ricadute per circa 300 milioni sulla locale economia del turismo. Un’enormità, se consideriamo che fino a oggi le visite agli scavi erano animate dal cosiddetto “mordi e fuggi”. Risorse che dovrebbero tradursi nel recupero urbanistico dell’area, l’integrazione di reti informatiche, il miglioramento della qualità della vita di abitanti e turisti con 250mila metri quadri di parco verde, recupero del water-front della provincia Sud di Napoli, sistemi di mobilità ecologici e utilizzo di energie alternative.

«L’hinterland in questione – spiega Ambrogio Prezioso, consigliere delegato al Centro studi dell’Unione e motore del progetto che è stato coordinato dal docente di marketing, Raffaele Cercola – ha vissuto il dramma della prima de-industrializzazione e, proprio in questi anni crisi, sta assistendo a un secondo processo di impoverimento del tessuto produttivo».

La crisi, tuttavia, può trasformarsi in occasione: «Nell’area extra-moenia degli scavi – prosegue l’imprenditore – abbiamo individuato un milione di metri quadri disponibili di proprietà del demanio e di comuni quali Pompei e Torre Annunziata da rivitalizzare».

Fonte: Il Sole 24 Ore