Portare gli studenti in azienda, la formula del successo tedesco

Di Ferraino Giuliana –  Dal Corriere della sera del 10 giugno 2013

L’intervista  con la ministra von der Leyen alla vigilia dell’inedito incontro di venerdì a Roma fra i responsabili delle politiche del lavoro e delle finanze di Italia, Francia, Germania e Spagna.

La ministra von der Leyen: «L’Europa si ispiri al modello della formazione duale se vuole battere la disoccupazione» In Germania sono scoperti un milione di posti di lavoro Abbiamo bisogno di un’immigrazione qualificataDa noi lavora il 71% delle donne Ad agosto entrerà in vigore la legge che garantisce un posto al nido per tutti.

Il consolidamento fiscale non basta, ora dobbiamo lavorare insieme per dare risposte concrete ai giovani, subito», sostiene Ursula von der Leyen, 54 anni, madre di 7 figli (hanno da 13 a 25 anni, due sono gemelli) e ministra tedesca del Lavoro e Affari sociali nel governo di Angela Merkel, dopo essere stata il suo ministro per la Famiglia dal 2005 al 2009. Venerdì sarà a Roma per partecipare all’incontro dei ministri del Lavoro e delle Finanze di Italia, Francia, Germania e Spagna.Frau von der Leyen, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha definito «inaccettabile» la disoccupazione giovanile. I giovani perdono fiducia nel futuro. È a rischio la costruzione europea?«Questa è una sfida enorme per la Ue, se non una minaccia, perché ogni società deve poter dare prospettive alla prossima generazione. Ma la disoccupazione giovanile mette anche pressione sulle famiglie. Una prima risposta è la youth guarantee, una garanzia per offrire entro 4 mesi a ogni giovane che resta senza lavoro o lascia la scuola, un lavoro, un’opportunità di formazione o la possibilità di tornare a studiare. Ma poi serve ben altro».Che cosa?«Abbiamo bisogno di un’iniziativa per la crescita nei Paesi che hanno una grande disoccupazione giovanile, come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Dobbiamo creare possibilità d’impiego sostenibili. Per questo abbiamo bisogno di un moderno sistema di formazione professionale duale per i giovani e dobbiamo combattere la stretta creditizia, che soffoca le piccole e medie imprese. Ci sono enormi differenze tra i tassi di interesse che paga una piccola o media azienda per ottenere un prestito nei diversi Paesi Ue. Il modo per superare il problema del credito è trovare soluzioni insieme ai ministri delle Finanze».

 

È questo l’obiettivo dell’incontro di Roma il 14 giugno?«L’incontro di Roma è molto importante. Germania, Italia, Francia e Spagna hanno deciso di lavorare insieme. Finora abbiamo avuto molte cooperazioni bilaterali, ora vogliamo discutere i problemi all’interno del gruppo dei ministri del Lavoro e i responsabili della Finanza dei 4 Paesi per capire dove sono i problemi, come risolverli e quali azioni intraprendere in modo coordinato. È la prima volta che succede. Poi nel vertice sul lavoro a Berlino il 3 luglio dovremo decidere come creare un legame tra le politiche di lavoro e le risorse per finanziarle. I fondi ci sono, grazie alla Bei, che ha a disposizione 60 miliardi, e ai fondi strutturali europei, già 16 miliardi di fondi Ue sono stati riprogrammati per l’emergenza occupazione. Mancano però le politiche per usarli».Cosa si può fare nel breve periodo?«In alcuni Paesi, come la Germania, ci sono posti di lavoro vacanti, i datori di lavoro cercano giovani che desiderano apprendere un mestiere. Altrove, molti giovani cercano lavoro, questo lo dobbiamo mettere insieme. In Europa c’è libertà di movimento, e bisogna usarla. Solo la lingua è una barriera. Il mio ministero ha investito 140 milioni per offrire ai giovani europei corsi di tedesco e coprire i costi di viaggio per partecipare a un programma di training retribuito di 8 settimane in Germania. L’obiettivo è che alla fine concludono un contratto di formazione o di lavoro. La domanda più alta per usufruirne arriva proprio da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. La comunicazione con Italia e Spagna adesso è molto stretta».La Germania apre le porte ai giovani europei perché le imprese tedesche hanno il problema opposto: non trovano personale qualificato.«La Germania 10 anni fa era il malato d’Europa, con 5 milioni di disoccupati. Abbiamo dovuto riformare molto. I due pilastri della svolta? La riforma ha reso più flessibile un mercato del lavoro molto rigido, e ha rivoluzionato il sistema dei servizi all’impiego. A chi è disoccupato per prima cosa offriamo un lavoro o un corso di formazione, in passato c’era solo il sussidio. Il personale dei servizi all’impiego è tenuto ad eliminare gli ostacoli che ci sono tra la persona disoccupata e il posto di lavoro. Per esempio, i genitori possono ricevere assistenza per i figli piccoli. Dal primo agosto entrerà in vigore una legge che garantisce un posto all’asilo a tutti i bambini di almeno un anno di età».

 

Chi paga?«Il governo federale, i Länder e le comunità locali si sono divisi questo sforzo enorme. La domanda per l’assistenza all’infanzia è altissima, ma è anche un investimento sull’occupazione femminile. Oggi lavora il 71% delle donne tedesche, ma il 45% opta per il part-time. Molte vogliono di più, e per questo c’è bisogno di buone scuole ed assistenza all’infanzia».Sarebbe d’accordo a escludere gli investimenti destinati all’occupazione dal calcolo del debito pubblico?«Il consolidamento dei conti pubblici è inevitabile. Serve a riportare fiducia tra gli investitori e ad attrarre investimenti dall’estero, a restare competitivi nell’economia globale. Ciò non funziona con trucchi contabili, ma solo con veri risparmi. Dove ci sono meno risorse, si devono usare in modo più mirato. Anche io, per esempio, ho dovuto combattere per ottenere quei miliardi addizionali per l’assistenza all’infanzia dal budget federale, mentre l’intera spesa pubblica veniva limitata».Come funziona la formazione professionale duale tedesca?«È alla base del nostro successo attuale. La metà dei ragazzi tedeschi frequenta un corso di formazione professionale. Abbiamo 340 vocazioni diverse, dall’infermiere al bancario, dal meccanico all’elettronico. È una combinazione di teoria e pratica: tre giorni alla settimana di training in azienda e due giorni in aula. E il certificato professionale, al completamento dei 2 o 3 anni di formazione non esclude la possibilità di frequentare l’università in seguito. Alcuni Ceo di successo hanno cominciato così. Ma non è solo un sistema tedesco, esiste anche in Austria e in Svizzera. Alla base c’è una partnership tra pubblico e privato, perché le imprese devono offrire i posti e pagare la retribuzione dei giovani, e poi serve un ente che gestisca i certificati, in Germania lo fa la Camera di Commercio. Oggi in Germania sono scoperti un milione di posti di lavoro e 33 mila posti di formazione professionale. Abbiamo bisogno di un’immigrazione qualificata in Germania, e per questo dobbiamo utilizzare il mercato del lavoro europeo».

 

In Germania, che ha un tasso di disoccupazione del 5,4%, si contano però oltre 7 milioni di cosiddetti «mini jobs», lavori con uno stipendio fino a 450 euro al mese tax free.«Non sono una fan dei mini jobs, ma sono molto popolari come possibilità di guadagno extra. Con la riforma del lavoro sono saliti da 5 milioni a 7,5 milioni nel 2004. Tra questi ci sono soprattutto studenti e pensionati, ma c’è stato anche un aumento enorme da parte del lavoro nero che è stato legalizzato».A Roma incontrerà anche il premier italiano. Cosa pensa dell’invito rivolto da Berlusconi a Letta a ingaggiare un braccio di ferro con Angela Merkel?«Italia e Germania non sono in competizione tra loro, ma insieme competono con la globalizzazione. È in gioco il nostro destino europeo e l’Europa deve essere unita. Per questo è importante l’incontro di Roma».Una domanda personale. È ministro del Lavoro e madre di 7 figli: come fa a far tutto?«Mi sono occupata di più dei figli per i primi 15 anni, anche se lavoravo come medico. Quando sono diventata ministro, è sceso in campo mio marito. Ora se ne occupa più lui. Mi ripete sempre che è la cosa migliore che gli potesse capitare: la possibilità di fare il genitore. Cerco di stare 4 giorni a Berlino e 3 a casa, ad Hannover. Il weekend è sacro»