L’ex ministro sul caso discoteche: “Non bastano i divieti, serve un patto educativo”

Di Francesca Angeli – Da Il Giornale

Roma, 13 ago. 2015: «Chiudere le discoteche è un’inutile scorciatoia». Mariastella Gelmini, vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio, boccia il giro di vite del governo sulla movida estiva.

Perchè ritiene che il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, stia sbagliando?
«L’approccio del governo ad un problema complesso come quello dello sballo è superficiale. Procedere a colpi di divieti, chiudere le discoteche non basta. A Messina, nel Salento ed in Riviera i ragazzi si drogano e bevono anche fuori dalle discoteche. Oltretutto il Cocoricò aveva il defibrillatore, il pronto soccorso e le telecamere, come imposto dalle misure del governo. E non sono serviti a nulla».

Che cosa bisogna fare allora?
«Dal punto di vista normativo c’è la proposta di legge di Forza Italia, firmata da renato Brunetta e Francesco Paolo Sisto, presentata un anno fa. Oltre al Daspo per le discoteche, ovvero l’esclusione dai locali di chi è già stato sorpreso a spacciare e consumare, è necessario autorizzare il test del tampone. Occorre un presidio medico davanti alla discoteca per verificare se i ragazzi sono ubriachi o drogati sia all’entrata sia all’uscita. Ora non è possibile eseguirlo per motivi di privacy».

Quindi controlli e divieti?
«Non solo. Ritengo che la demonizzazione delle discoteche sia una scorciatoia. Ben venga il monitoraggio delle forze dell’ordine ma per un’emergenza di questo tipo occore di più: un patto fra le istituzioni e la società civile. Ciascuno di noi deve sentirsi responsabile e coinvolto in questa battaglia».

Che cosa propone?
«Alziamo insieme la soglia di attenzione: famiglie, istituzioni e scuola ma anche i gestori delle discoteche e i ragazzi stessi. Chiedo aiuto anche agli idoli dei teenagers. Cantanti e attori come Jovanotti o Nek si facciano promotori di campagne di prevenzione contro la cultura dello sballo. Chi viene colto a spacciare o il gestore che favorisce lo spaccio va punito, ovvio. Ma occorre un impegno corale delle istituzioni, un’alleanza educativa per vincere il disagio e la solitudine che c’è dietro l’abuso di alcol e droghe».