Gelmini

Di Giannino della Frattina – Da Il Giornale

Tre capoluoghi su tre passati al Pd. La coordinatrice azzurra Gelmini: “Sconfitti, ma i nostri non sono passati con la sinistra”.

Milano, 10 giu. 2014: Tre capoluoghi su tre (Cremona, Bergamo e perfino la roccaforte Pavia) passati al Partito democratico che con il centrosinistra incassa anche venticinque Comuni lombardi sui trentatré sopra i 15mila abitanti andati al ballottaggio. E ora i capoluoghi conquistati sono ben dieci su dodici, disegnando la nuova mappa di una Lombardia che dopo essere stata la culla della discesa in campo di Silvio Berlusconi e il laboratorio politico di Forza Italia, per il centrodestra da risorsa comincia a diventare problema. Non che i nuovi sindaci siano pericolosi comunisti o rivoluzionari rossi che abbiano portato a termine i loro assalti ai palazzi d’inverno, a cominciare da quel Giorgio Gori ex enfant prodige della televisione che ha fatto soldi e fortuna all’ombra dei ripetitori Mediaset e oggi è diventato primo cittadino di Bergamo nonostante sia stato accusato di sviste nei pagamenti delle tasse e di aver fatto costruire una veranda abusiva nella sua lussuosissima villa di via Porta dipinta in Città alta a Bergamo.

«I risultati dei ballottaggi parlano chiaro: gli elettori moderati sono rimasti a casa, ma non sono passati a sinistra» è la prima analisi post voto dell’ex ministro Mariastella Gelmini, oggi vice capogruppo vicario di Fi alla Camera, ma soprattutto potente coordinatore regionale proprio della Lombardia. Una delle figure d’esperienza che ha resistito alla ventata di rinnovamento innanzitutto anagrafico che ha squassato la rinascita di Fi e un’esperienza politica su cui non c’è dubbio che Silvio Berlusconi abbia deciso di puntare per aprire la nuova fase di un partito uscito acciaccato dalle ultime tornate elettorali. Chiaro che questa batosta proprio in Lombardia non si possa imputare a una Gelmini che ha preso le redini da pochi mesi, ma è altrettanto vero che più forte è la tempesta, più c’è bisogno di segnali incoraggianti per tener tranquilla la ciurma. E soprattutto gli elettori. E non c’è dubbio che da una Lombardia dove si dava già per vinta (e in carrozza) Pavia e si sperava per Bergamo, questi segnali non siano arrivati.
«Per Forza Italia esiste una questione settentrionale – ha commentato ieri a Milano a margine dell’assemblea di Assolombarda il consigliere politico del partito Giovanni Toti – bisogna intervenire sullo sviluppo e sulla questione morale che hanno inciso profondamente» anche se le inchieste su Expo e Mose «non riguardano solo noi». Secondo Toti che oggi è anche europarlamentare, il centrodestra ora si ricostruisce «attraverso il dialogo con la Lega, con Fratelli d’Italia e con il Nuovo centrodestra. Dobbiamo creare un’alternativa al governo Renzi che ci piace sempre meno». Anche se proprio da Milano arrivano le parole del sindaco più rosso che arancione Giuliano Pisapia pronto a farle cadere come sale sulle ferite. «Il centrosinistra ha conquistato la quasi totalità dei Comuni nell’Area metropolitana di Milano, completando una vittoria iniziata il 25 maggio». Non casuale prologo della prossima grande sfida elettorale che se non ci saranno terremoti al governo, potrebbe tra due anni essere proprio quella per il sindaco di Milano a quel punto, a riforma ultimata, magari anche signore dell’intera area metropolitana. «Un nuovo centrodestra – spiega la Gelmini – è oggi l’unica risposta liberale e moderna a una sinistra che dietro le gag di Renzi nasconde la solita vecchia musica: tasse, burocrazia e attacco costante al portafoglio degli italiani». E proprio per questo, aggiunge, «serve un nuovo protagonismo liberale, contro il fisco e per il lavoro: partiamo da Milano, ampiamente delusa da una giunta-flop». Come a dire che nonostante la batosta di domenica, è ancora una volta proprio dalla Lombardia e da Milano che Fi pensa testarda di ripartire.