Da La Stampa

Roma, 19 mag. 2015:  Il ministro dell’Istruzione non può avere la pelle fina, il confronto è senza sconti e non ci si annoia mai», dice Mariastella Gelmini, che l’ha fatto tra il 2008 e il 2011 nel governo Berlusconi, contestata su tagli al personale e di valutazione dei docenti.

E’ cambiato qualcosa dal 2011?
«Rivedo lo stesso film ma l’opposizione fu molto più dura, preconcetta e allarmistica. Rifarei i tagli, la scuola non è un ammortizzatore sociale. Se gli studenti calano non si può aumentare l’organico».

La sinistra è cambiata?
«Allora Bersani saliva sui tetti contro le mie idee. Oggi c’è un cambio di linguaggio: si supera la demonizzazione delle paritarie, la parola merito non è un insulto, si difende il principio della valutazione dei docenti».

Riforma di destra, come dice Fassina.
«La narrazione di Renzi è suggestiva, a tratti suona di centrodestra. Il limite è che il suo riformismo si ferma alle parole. Il provvedimento è già molto indebolito dagli emendamenti accolti dal governo in commissione. Il preside-sceriffo, ammesso che sia mai esistito, ora è ridotto a un preside-passacarte senza poteri decisionali forti. Renzi ha già perso la battaglia».

Se la riforma è svuotata, perché la protesta e così forte?
«Renzi ha interesse ha rappresentare una sinistra innovativa, il sindacato a difendere la scuola da un pericolo inesistente, la minoranza Pd a togliersi qualche sassolino dalle scarpe e a lasciare il premier nella palude, facendogli pagare la sua arroganza nel metodo. La scuola è purtroppo solo il terreno di questo scontro interno alla sinistra e ne paga il prezzo più alto».

E il sindacato è cambiato?
«La conservazione, la difesa dello status quo sulla pelle di insegnanti e studenti è sempre la stessa».

Renzi alterna bastone e carota con i sindacati. Per la sua esperienza fa bene?
«Io li incontravo tutti i mercoledì. Il confronto era molto difficile, perché parlavamo di riduzione del personale».

Risultati politici.
«Sul momento scarsi. Ma a distanza di anni, e con tre ministri diversi, al di là degli insulti le mie riforme non vengono scalfite. Una cosa che ha sorpreso anche me».

E’inevitabile che ogni riforma della scuola susciti proteste e battaglie politiche così esacerbate?
«Da un lato è positivo che il dibattito sulla scuola accenda l’opinione pubblica. Non mi spiace l’intensità del dibattito, ma il tasso di ideologia nefasto e sganciato dalla realtà».

Renzi si e molto esposto. Berlusconi fece lo stesso?
«Stile diverso. Berlusconi dava molto peso e fiducia ai ministri, quelli attuali a parte un paio hanno una delega limitata. Renzi monopolizza l’attività di governo. Ma sulla scuola per la prima volta è stato spiazzato. Pensare di produrre consenso con le assunzioni si è rivelato un boomerang e l’agenda non l’ha dettata lui, ma gli oppositori. La narrazione non ha funzionato».