di Antonio CastaldoCorriere della Sera dell’11.06.2012

«L’Italia è lo Stato del diritto e del rovescio», scherza Francesca Petrocchi, docente all’Università della Tuscia. Il suo è il primo di 150 nomi in calce a una lista che giovedì 14 giugno sarà presentata in un convegno nella Sala delle Conferenze Stampa della Camera dei Deputati. La petizione online raccoglie professori di 20 atenei ed è la denuncia del fenomeno dei rettori al potere da tre o più lustri. L’ex ministro Gelmini aveva provato a sradicarli dalle rispettive poltrone. Ma gli uffici del ministero hanno spiegato che dovranno restare in carica. La stessa riforma prevedeva una prima proroga di un anno. Adesso raddoppiata da una nota esplicativa del Miur, che estende il mandato di un altro anno. Risultato: i rettori che avrebbero dovuto sloggiare nel 2011, sono stati prorogati prima fino alla fine del 2012, e poi al 31 ottobre 2013.

I 12 rettori più longevi

LA LONGEVITA’ DEI RETTORI – Il recordman è Giovanni Cannata, a capo dell’università del Molise dal 1995. Resterà fino al 2013 (per un totale di 18 anni di mandato), e nel suo caso non c’è stato neppure bisogno di proroghe. La circolare del Miur ha invece giovato allo stesso presidente della Crui (la Conferenza dei rettori italiani), Marco Mancini, numero uno dell’università della Tuscia dal 1999. Il suo mandato sarebbe scaduto nel 2011, ma di proroga in proroga arriverà al 2013. Stesso destino per Marco Pacetti, numero uno del Politecnico delle Marche dal 1997, oppure Giovanni Latorre, a Cosenza dal 1999. Guido Fabiani, 73 anni, 14 dei quali da rettore di Roma 3, con le proroghe del Miur è invece riuscito anche a rinviare la pensione. Come Renzo Dionigi, rettore dell’Insubria, per il quale però può bastare così. E allo scadere del mandato, all’età di 72 anni, andrà in pensione. Anche Franco Cuccurullo, rettore a Chieti, non usufruirà della proroga. E così ad ottobre lascerà l’incarico. Nel frattempo, dal suo insediamento sono trascorsi 15 anni.

LA LEGGE E L’INTERPRETAZIONE – La legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini, parlava chiaro: «Il mandato dei rettori in carica al momento dell’adozione dello statuto è prorogato fino al termine dell’anno accademico successivo». Ma è «adozione» la parola chiave. L’interpretazione del Miur spiega che non fa testo quella dell’Università, come a molti sembrava evidente, quanto quella del ministero stesso. Che giungendo più tardi, concede al rettore di turno un ulteriore anno di mandato. La proroga della proroga. «Non c’è dubbio – ironizza un altro docente volato negli States per insegnare Economia – si tratta di un’interpretazione da Oscar».

LE REAZIONI SUL TERRITORIO – Sembrerebbe un caso marginale, tra il burocratese e la solita storia delle sedie autoadesive. In realtà l’incertezza normativa e il sostanziale tradimento dello spirito della legge Gelmini, ha suscitato malumore in diversi atenei. «In ballo c’è una questione per nulla marginale, la democrazia delle nostre università», incalza Petrocchi.

LE RIVOLTE – La proroga contestata interessa 17 università. E anche se non tutti i rettori ne usufruiranno, la mancanza di una linea condivisa suscita proteste e liti giudiziarie. I ricorsi alla giustizia amministrativa rischiano di immobilizzare gli atenei. Un caso per tutti è quello dell’Aquila. Dove l’avvocatura dello Stato si è rivolta al Tar dopo il cortocircuito tra rettore e decano sulla convocazione delle nuove elezioni. A Messina il magnifico Francesco Tomasello, rettore dal 2004, ha impugnato la sentenza che bocciava la propria proroga. A Verona la nota del rettore Alessandro Mazzucco, che comunicava l’intenzione di restare in carica, è stata accolta da una piccola rivolta, con Cda disertati e dimissioni del vicario. A Reggio Calabria è stato invece il ministero a portare in causa l’università, contestando lo statuto adottato. Infine a Parma, il decano ha scritto il 12 aprile scorso al Miur chiedendo spiegazioni a proposito della proroga del rettore Ferretti, in carica dal 2000, e all’inizio di questo mese non aveva ancora ricevuto risposta.

LA REPLICA DEL GOVERNO – «È la stessa legge Gelmini a contemplare la possibilità di proroga dell’incarico di rettore, allo scopo di mantenere un elemento di continuità con la gestione preriforma». Ha risposto qualche giorno fa il ministro Francesco Profumo, a sua volta ex rettore del Politecnico di Torino, aggiungendo che alcuni rettori, pur essendo nelle condizioni di poterne approfittare, hanno deciso di «rinunciare all’ulteriore proroga di un anno». Del resto è la fase di transizione imposta dalla riforma in atto a richiedere cautela nel passaggio di consegne. Una posizione sostenuta anche dal presidente della Crui Mancini, che ha citato una recente nota del capo di gabinetto del Miur, Luigi Fiorentino: «La disposizione transitoria prevista dalla legge – scrive il funzionario – si riferisce ai rettori in carica al momento dell’adozione definitiva dello statuto volta a recepire i rilievi formulati dal Ministero sui testi statuari. Di conseguenza, qualora l’adozione definitiva dello statuto sia stata deliberata nel corso dell’anno accademico 2011-2012, il mandato del Rettore avrà scadenza nel 2012-2013».

Fonte: Corriere della Sera