Riforma del credito cooperativo, Gelmini critica con il Governo: «Autonomia per le Bcc sane»

Di Matteo Trebeschi – Dal Corriere della Sera – Brescia

Milano, 13 gen. 2016: «Le Bcc hanno dei limiti da superare, ma sono un patrimonio straordinario. Il progetto di autoriforma presentato da Azzi è buono – sostiene Maria Stella Gelmini –, non vorrei che il governo lo stravolgesse». Così il vice capogruppo dei parlamentari di Forza Italia interviene sul tema delle banche di credito cooperativo.

Renzi ripete che il modello potrebbe essere quello del Crédite Agricole, Azzi invece sostiene che le Bcc solide
hanno diritto ad un’autonomia. Lei che ne pensa?
«Il progetto di autoriforma è un’assunzione di responsabilità e la politica ha il dovere di prestare ascolto. Invece il governo è in ritardo nel dare risposte. È sbagliato lasciare le cose come stanno, ma lo è altrettanto stravolgere il progetto presentato da Federcasse. Vedo che il premier si appassiona alla finanza internazionale, mentre io dico che dovremmo cercare di tutelare le banche di credito cooperativo: sono quelle che in  Lombardia hanno finanziato le imprese locali».

Ora però l’Europa impone regole più stringenti su bilanci, riserve e prestiti…
«Lo so, per questo è giusta l’autoriforma. Le Bcc si trovano in uno scenario competitivo, molto cambiato.  Serve più efficienza, bisogna migliorare la governance. Queste banche devono superare la segmentazione. La singola Bcc da sola può avere difficoltà».

Lei quindi supporta le aggregazioni, come Pompiano?
«Bisogna rafforzare la dimensione. Penso che le banche in sofferenza debbano aggregarsi a quelle più forti.
L’autoriforma prevede che le Bcc in salute godano di autonomia: è giusto che siano lasciate libere di decidere. E spero che il governo non imponga dall’alto le sue scelte».

Renzi sull’autonomia delle singole Bcc potrebbe non essere d’accordo…
«Io dico no alla visione statalista che vuole imporre un’identità diversa: l’aspetto solidaristico va mantenuto, mentre quello che non funziona va cambiato. A me convince l’idea che la capogruppo lasci autonomia a chi è sano, mentre le Banche di credito cooperativo in difficoltà devono stare sotto altre».