L’analisi – Da Il Corriere della Sera

Dal governo sono arrivate due risposte al giudizio negativo di Standard & Poor’s. Alla prima, proveniente da «fonti del ministero del Tesoro» e raccolta dall’Ansa, siamo abituati ormai da qualche anno. «Gli analisti delle agenzie di rating non tengono conto delle misure predisposte dall’esecutivo». L’altra reazione, quella del presidente del Consiglio Enrico Letta, appare più costruttiva. «La situazione rimane complessa – ha dichiarato il premier intervistato in tv da “Ballarò” -, chi pensa che a livello internazionale sia tutto risolto si sbaglia di grosso».

Scenario «complesso» e, dunque, da decifrare con attenzione. S&P ha costruito la sua analisi intrecciando la dinamica dell’economia e quella della politica. Innanzitutto l’agenzia di rating americana prevede che a fine 2013 il Prodotto interno lordo diminuirà dell’1,9%, una stima analoga a quella formulata ieri dal Fondo monetario internazionale: contrazione dell’1,8 per cento. E come il Fondo anche S&P entra nel vivo del dibattito politico italiano, osservando: «Nel 2013 gli obiettivi di bilancio sono potenzialmente a rischio per il differente approccio nella coalizione di governo per coprire un disavanzo frutto della sospensione dell’Imu e del possibile ritardo del pianificato aumento dell’Iva».
La finanza, i mercati, gli istituti internazionali ci osservano e ci percepiscono come un Paese ancora immerso nella crisi. Va ricordato che i «rating», i giudizi delle tre agenzie americane, si concentrano sulla sostenibilità nel lungo termine dell’indebitamento pubblico (S&P lo stima al 129 per cento alla fine del 2013).

Se guardiamo, però, al tabellone generale, forse potremmo trovare altri argomenti di utile riflessione. S&P retrocede l’Italia da «BBB+» a «BBB». Il Paese resta nel centro classifica, nell’area della qualità medio-bassa dei titoli, ma si avvicina pericolosamente alla zona dell’investimento speculativo. Ancora due tacche e ci siamo. Anche Moody’s ci vede nella stessa situazione (Baa2), mentre Fitch ci tiene solo un gradino più in alto (BBB+). In sostanza è come se la finanza pubblica italiana stesse scendendo tra le rapide di un fiume, verso un mare infestato dagli squali della speculazione.
Chi sono i nostri compagni di viaggio? Nel mondo visto dal rating non solo la Germania, la Finlandia o l’Olanda sono messe meglio dell’Italia. D’accordo. Ma ci superano anche l’Estonia, la Slovenia, Malta, persino la Slovacchia. E allora è una graduatoria fedele ai pesi economici, alle potenzialità dei Paesi in campo? Evidentemente no, basta leggere uno qualsiasi degli indicatori sulla capacità industriale, le dotazioni strutturali o, anche, sul reddito pro capite per misurare quanto l’Italia sia più avanti rispetto alla Slovenia o alla Slovacchia. Ciò significa che il giudizio di S&P (o di un’altra agenzia) andrebbe preso per quello che è. Un segnale da non sottovalutare, ma circoscritto e potenzialmente rimediabile per una realtà come l’Italia.