di David CarrettaIl Foglio del 23.08.2012

Falchi dell’austerità fuori dai propri confini, anti austerità in patria, ma con il rischio di diventare una nuova Irlanda. Gli olandesi che si preparano per le elezioni del 12 settembre – lo stesso giorno in cui la Corte costituzionale tedesca deciderà sul Fondo salva stati – sono intrappolati in una delle contraddizioni più difficili da risolvere, da quando è scoppiata la crisi della zona euro: ingoiare la stessa pillola amara imposta al sud Europa è politicamente devastante, ma può essere necessario per non fare la stessa fine di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna o Italia, anche se si è un paese apparentemente ricco e felice con il suo spread a quota 37.
I temi dell’immigrazione e della sicurezza, che avevano monopolizzato la politica olandese dall’irruzione di Pim Fortuyn, sono quasi scomparsi da questa campagna elettorale. A dominare i dibattiti sono i tagli e le riforme necessari per rispettare gli impegni europei e il Fiscal compact voluto dai paesi rigoristi per iscrivere nel marmo dei trattati l’austerità nordica.

Nei sondaggi il pericolo del populismo di destra di Geert Wilders è stato sostituito dall’avanzata del populismo di sinistra del Partito socialista di Emile Roemer, la versione olandese del greco Alexis Tsipras e della sua Syriza. Comunque andrà il voto – dicono gli esperti – sarà un guaio per l’Europa, perché ci vorranno mesi per formare una coalizione di governo, nel momento in cui si devono prendere decisioni fondamentali per la zona euro. Ma anche nel momento in cui l’Olanda vive una situazione di estrema fragilità economica e finanziaria. C’è la recessione e, soprattutto, sta scoppiando una bolla immobiliare che potrebbe attirare l’attenzione dei mercati sul più grosso problema dell’Olanda: l’enorme debito privato.

Gli ultimi dati sui prezzi delle case sono preoccupanti: con meno 8 per cento su base annua, il valore degli immobili in Olanda è tornato ai livelli del 2004. Dal picco dell’agosto del 2008 – prima del fallimento di Lehman Brothers – i prezzi sono scesi del 15 per cento. Con la disoccupazione destinata a salire al 6,2 per cento e il calo della fiducia dei consumatori, le prospettive per il futuro non sono buone: gli analisti della banca Ing si aspettano un’altra caduta del 5 per cento nel 2013. A causa delle regole più strette per la concessione dei mutui e del taglio dei benefici fiscali che avevano portato al boom immobiliare, secondo la Banca centrale olandese i prezzi continueranno a scendere fino al 2014.
Se si è ancora lontani dal tracollo immobiliare registrato in Irlanda e Spagna, l’ammontare complessivo dei mutui in Olanda – 640 miliardi di euro, più del 100 per cento del pil – mette a rischio tutto il sistema finanziario. “Le banche potrebbero fronteggiare un aumento delle perdite”, spiegava ieri il Wall Street Journal. All’inizio del mese, Ing ha messo da parte 161 milioni per coprire gli eventuali buchi dovuti ai prestiti facili. E anche il governo dell’Aia, che garantisce circa 140 miliardi di mutui, rischia di trovarsi nei guai. Tanto più che i mutui alle famiglie sono solo parte del problema del debito privato olandese. Se quello pubblico appare rassicurante (70 per cento del pil, secondo le ultime proiezioni della Commissione europea), il debito privato complessivo ha raggiunto livelli difficilmente sostenibili in caso di seria crisi finanziaria: il 250 per cento del pil nel 2010.
Per ora i mercati hanno chiuso un occhio sull’Olanda, quinta economia della zona euro. Nelle ultime aste di titoli a breve scadenza, l’Aia si è finanziata anche a tassi negativi. Lo spread tra i titoli decennali e i Bund tedeschi ieri era sotto i 40 punti contro i più di 400 dei Btp italiani. Ma la tranquillità sui mercati del debito potrebbe rapidamente svanire in caso di instabilità politica. Il 23 aprile – data delle dimissioni del governo del liberale Mark Rutte per il mancato accordo con Geert Wilders sui tagli per ridurre il deficit – lo spread aveva toccato quota 82. Il 23 luglio Moody’s ha avvertito che potrebbe togliere la tripla A all’Olanda.
Rutte spera ancora di vincere le elezioni. I suoi liberali del Vvd sono testa a testa con il Partito socialista di Emile Roemer, che ha surclassato i più responsabili laburisti. I socialisti sono riusciti a scalare i sondaggi – l’ultimo di Maurice de Hond dà loro 36 seggi contro i 32 dei liberali sui 150 in Parlamento – grazie a una dura campagna di opposizione alle misure di austerità del precedente governo e al Fiscal compact.

Sul trattato di bilancio europeo, Roemer chiede un referendum e assicura che non pagherà alcuna multa imposta da Bruxelles. “Dovranno passare sul mio cadavere”. Sulla bolla immobiliare, promette di tagliare le esenzioni fiscali solo per i mutui sopra i 350 mila euro. Come Tsipras ad Atene, Roemer predica spesa pubblica per rilanciare la crescita. Ma, sul caso Grecia, Roemer parla come i falchi tedeschi: altri soldi non sono la soluzione, i greci devono mettere ordine nella loro politica di bilancio, reprimere la corruzione e “se rispetteranno certe condizioni, allora mi assumerò le mie responsabilità”. Il Partito socialista – come Geert Wilders – è contrario ai salvataggi dei paesi in difficoltà con i soldi dei contribuenti olandesi. Se Wilders chiede un referendum per uscire dall’euro, Roemer non è “sicuro” che la moneta unica sopravviverà.

“L’Europa è una questione maggiore” delle elezioni, ha spiegato a Reuters André Krouwel, professore all’Università di Amsterdam. Ma anche l’Olanda rischia di diventare un problema maggiore per l’Europa. In autunno, i leader della zona euro dovranno decidere nuovi bailout immediati e come sarà la moneta unica tra dieci anni. Per come stanno le cose nei sondaggi in Olanda “non avremo un nuovo governo prima del nuovo anno. Ci vorrà molto tempo per formare una coalizione, ed è molto improbabile che sia instabile”, secondo Krouwel. Per gli analisti di Citigroup, ci sono due eventi chiave per determinare la “stabilità politica della zona euro questo autunno”: la decisione della Corte costituzionale tedesca e le elezioni olandesi.

Fonte: Il Foglio