OXFORD – Antonio Stradivari è «l’unico liutaio il cui nome è noto quanto quello dei grandi compositori come Vivaldi o Mozart per il suo genio creativo». Le parole di Christopher Brown, direttore dell’Ashmolean Museum di Oxford, spiegano perché il museo della celebre universitá inglese ha deciso di organizzare la prima mostra in Gran Bretagna dedicata al grande liutaio cremonese.

Al centro della mostra naturalmente ci sono i violini mirabili creati da Stradivari: 21 sui circa seicento ancora in circolazione. A partire dal Serdet del 1666, il primo mai realizzato, firmato “Antonius Stradivarius Cremonensis Alumnus Nicolaij Amati”, che é l’unica prova esistente che il liutaio sia stato un allievo di Nicolò Amati. Il Cipriani Potter, del 1683, é riccamente intagliato e decorato e fu realizzato per un committente molto facoltoso, probabilmente Francesco d’Este.

Particolarmente ben rappresentato è il “periodo d’oro” di Stradivari, che inizia nel 1709: in questi anni il liutaio ha utilizzato un acero dal colore particolarmente rosso, di probabile provenienza balcanica, che abbina la ricchezza del colore a quella del suono. Sono di questi anni i violini piú celebri e piú ricercati, dall’Alard del 1715 a Il Messia del 1716, cosí perfetto di aspetto e di suono che si racconta che Stradivari non abbia voluto venderlo e lo abbia tenuto nel suo laboratorio fino alla morte.

Alcuni dei violinisti piú celebri della storia, da Niccolò Paganini a Yehudi Menuhin, preferivano invece il tardo periodo di Stradivari – tra gli esempi in mostra c’è il famoso Kreisler del 1733 – per la particolare risonanza e profonditá del suono. Il liutaio ha vissuto e lavorato fino a oltre novant’anni. Stradivari è celebre soprattutto per i violini, ma durante la sua lunga e operosa vita ha anche creato violoncelli chitarre, mandolini, viole da gamba e liuti. Alcuni esempi di questi strumenti sono in mostra, tra cui la viola Archinto, un tempo di proprietá del conte milanese.

«Non è stato facile avere in prestito questi strumenti, – spiega Christopher Brown, direttore dell’Ashmolean. – Chi ha la fortuna di possedere uno Stradivari ama suonarlo e se ne priva solo con grande riluttanza, ma per fortuna siamo riusciti a convincere abbastanza collezionisti». Il percorso della mostra é acustico oltre che visivo: fermandosi davanti ad ogni teca si puó sentire nelle cuffie lo strumento che si ha di fronte suonato da un virtuoso del violino.

La prima sala della mostra spiega la genesi del violino, ogni stadio di fabbricazione dello strumento dal legno grezzo di abete e acero passo passo fino alle ultime rifiniture. È stato anche ricostruito il laboratorio di Stradivari, con il suo tavolo e i suoi strumenti, attrezzi e modelli originali. «Siamo molto grati al Museo Stradivariano di Cremona per la preziosa collaborazione, – spiega Jon Whiteley, direttore della mostra. – Siamo un museo universitario e quindi é importante che questa mostra abbia anche un compito didattico».

Alcuni violini provengono dallo stesso Ashmolean, che ha la più grande collezione di strumenti musicali d’epoca in GranBretagna, tra cui il violino più antico che esista, realizzato nel 1564 da Andrea Amati, il nonno di Nicolò maestro di Stradivari. «Il violino è lo strumento musicale che é cambiato di meno nei secoli, – afferma Whiteley. – Con Stradivari è arrivato al picco della perfezione, una qualitá sonora che da allora non è mai stata uguagliata o superata».

Stradivarius – Fino all’11 agosto 2013
Ashmolean Museum, Oxford
www.ashmolean.org

Di Nicol Degli Innocenti – Da Il Sole 24 Ore