Di Mariastella Gelmini, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi- Da La Stampa

Gentile direttore,
commentando le parole di papa Francesco sui gay, Luigi La Spina, su La Stampa di ieri, scrive che il Pontefice «ha spiazzato anche la politica italiana. Quella politica che ha sempre cercato il pronto allineamento ai voleri della gerarchla cattolica». Secondo l’autore dell’articolo, ora «è come se la politica italiana dovesse prendere posizione liberamente, senza aspettare il rimbom bo che arriva dall’altra riva del Tevere». Anche secondo noi questa può essere l’occasione giusta per chiarire finalmente un equivoco, e cioè il motivo per cui alcuni di noi hanno condotto in questi anni battaglie impegnative su temi etici. È un luogo comune diffuso ritenere che cattolici o «atei devoti» non possano avere liberi convincimenti personali, ma che eseguano passivamente ordini delle gerarchie vaticane. Non sappiamo quanto questo avvenisse negli anni della Democrazia Cristiana. Certo, nel tempo della rivoluzione antropologica, che mette in discussione i fondamenti stessi dell’umano, non è così. Innanzitutto oggi chi difende la vita, la famiglia naturale e in genere i principi non negoziabili non ne trae vantaggi politici, anzi, viene immediatamente confinato fra i reazionari, gli antimoderni, e magari gli omofobi. È assai più semplice guadagnare facili consensi allineandosi al politicamente corretto. Noi facciamo politica liberamente, in prima persona e mettendoci la faccia. Riteniamo che il rispetto, il valore e la dignità di ogni singola persona siano principi inviolabili e irrinunciabili, e che quindi quello alla vita sia il primo fra tutti i diritti, per tutti i cittadini, in qualsiasi condizione versino. Crediamo che ogni bambino desideri crescere con un padre e una madre. Crediamo che la volontà condivisa di impedire le discriminazioni per l’orientamento sessuale non possa sfociare nella limitazione della libertà di espressione e di associazione, che sono beni irrinunciabili per una democrazia. Non riusciamo ancora a capire cosa ci sia di confessionale in tutto questo e soprattutto di «servizievole» nei confronti delle gerarchie cattoliche, anche se, francamente, non è un problema nostro. Anche stavolta papa Francesco (è chiaro a chiunque conosca il catechismo della Chiesa cattolica) non ha detto niente di nuovo rispetto a chi lo ha preceduto, ma ha soltanto usato uno stile comunicativo diverso. Siamo lieti se la sua predicazione semplice ed efficace aiuterà a distinguere, una volta per tutte, la libera iniziativa di gente impegnata in politica per cercare di costruire il bene comune, secondo una personale visione ideale, da quella di chi insegue solamente pregiudizi e convenienze personali.