di Francesco BenucciIl Sole 24 Ore del 27.08.2012

Sono lontani gli anni in cui Osama Bin Laden era solo un imprenditore e nella sua testa, probabilmente, c’erano forme d’affermazione molto differenti dalla tragedia dell’11 settembre 2001 e dalla trafila di attentati a matrice terroristica che l’hanno reso tristemente famoso. E sono lontani gli anni in cui un giovane Michael Jackson girava il video di “Thriller”, l’album-cult del 1982 poi risultato più venduto di sempre.

Quelli erano gli anni del vero boom del polo conciario di Solofra, un paesino di circa 10mila cittadini nell’entroterra irpino, tuttora verde e rigoglioso, una piccola Svizzera – fuori e dentro le fabbriche – nel cuore della Campania.

Il numero uno di Al Qaeda spesso si recava nelle concerie di Solofra per comprare pellami di alta qualità per le sue imprese in Pakistan e Afghanistan. La popstar americana, invece, indossò nel suo video un giubbotto di pelle rossa a strisce nere che era stata commissionata a una conceria del piccolo centro irpino.

Adesso il mondo è completamente cambiato e sono lontani i numeri di un distretto che ha mutato via via anche i propri confini. Ma la qualità dei pellami, la tradizione e la rapidità produttiva restano il fiore all’occhiello di quel fazzoletto di terra che, al netto delle fluttuazioni valutarie, quasi pare non scoraggiarsi neppure per l’aggressione continua delle economie emergenti.

«Siamo ancora quelli degli anni Ottanta? – si domanda Teresa Martucci, decana degli imprenditori conciari di Solofra e cavaliere del lavoro dal 1991, una donna che ha vissuto il polo irpino dalle origini -. Non direi. Non è solo una questione di paradigma economico cambiato, inutile dilungarsi sugli effetti delle ultime crisi congiunturali. Il polo conciario di Solofra è cambiato perché sono diverse le richieste del mercato. Se in passato i nostri interlocutori erano le industrie, oggi sono i grandi creativi della moda e i loro uffici stile. E il nostro distretto è chiamato ad anticipare mode e tendenze. Il compito è difficile ma stimolante al tempo stesso: fondere artigianato e industria per “mettere su pelle” la creatività degli stilisti e anche la nostra. Solofra – aggiunge l’agguerrita imprenditrice – non è più il deposito delle industrie manifatturiere del mondo, ma una fucina di idee e innovazione. Un enorme laboratorio a servizio della moda mondiale».

Ancora una ventina d’anni fa il distretto si estendeva su un territorio di circa 60 chilometri quadrati, nella zona sud-occidentale dell’Irpinia, e comprendeva anche i comuni di Montoro Inferiore e Superiore oltre che Serino.

Adesso il tutto si è ripiegato quasi completamente nel centro solofrano. La produzione resta specializzata nella concia di pelli ovi-caprine essenzialmente per calzature, abbigliamento e pelletteria per grandissime griffe: da Ferragamo ad Armani, passando per Gucci, Prada e Moschino solo per citare qualche esempio.

Fonte: Il Sole 24 Ore