Liberare l'Italia da lacci e lacciuoli

di Fabrizio GalimbertiIl Sole 24 Ore del 20.04.2012

Pochi, maledetti e subito. Non sono tanto i soldi che le imprese piangono da quel pagatore renitente che è la Pubblica amministrazione (anche se aiuterebbero non poco); sono i provvedimenti per far ripartire la crescita.

Il Pil non aumenta per decreto legge, disse Giulio Tremonti. Neanche Stalin riusciva a fare crescita con gli ukaze, reitera l’ex ministro. Tutto giusto, tutto vero. Ma da qui a credere e far credere che lo Stato sia impotente di fronte a un’economia che affonda nella recessione ce ne corre. Forse il tormentone dell’articolo 18 ci ha fatto dimenticare quelle linee di faglia che delimitano la gabbia dell’economia italiana: quegli aspetti di qualità e di quantità – qualità del tessuto produttivo e quantità dei vincoli – che stringono l’economia in una soffocante minorità.

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«O si cambia o si è tagliati fuori»

di Marco MorinoIl Sole 24 Ore dell’o8.03.2012

Dal caso British gas, con la compagnia inglese che dopo 11 anni di autorizzazioni negate getta la spugna e rinuncia al progetto per il rigassificatore di Brindisi, è importante ricavare una lezione: oggi la competizione non è solo tra aziende, ma tra Paesi e tra territori all’interno dei vari Paesi, che sono in continua lotta per calamitare gli investimenti industriali stranieri e i grandi capitali internazionali. Purtroppo, sotto questo profilo, l’Italia ha ancora molto da imparare: soprattutto è chiamata a compiere un grande salto culturale, che deve partire dagli amministratori pubblici, perché sono loro a influenzare in modo decisivo le scelte localizzative delle multinazionali.

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