Quanto conta la tenacia per la vittoria?

di Michela ProiettiCorriere della Sera del 02.04.2012

Nove tentativi mondiali, non si è arresa. E al decimo è arrivato l’oro. Il metodo Kostner (che piace ai sociologi)

«Era il mio momento, era giusto così». Solo che il momento della medaglia d’oro, per Carolina Kostner, è arrivato dopo dieci anni (e nove mondiali), fatti di avvicinamenti (l’argento nei mondiali del 2008) e tonfi (alle Olimpiadi di Vancouver). La strada verso il successo è notoriamente in salita, ma esempi coriacei come quelli della pattinatrice italiana fanno pensare che la vera «spinta» verso la vetta sia data dalla tenacia.

E del resto, l’elenco di caparbi di successo è nutrito. Una «goccia di talento», come l’aveva definita Mick Jagger, mescolata a una volontà d’acciaio: così Madonna, madre di tutti gli ostinati, ha invertito la rotta di un percorso segnato. Fisico rotondo da americana di prima generazione e una voce, secondo i discografici, da Minnie: dallo sbarco a New York fino al 1982, quando firma il suo primo contratto, passano cinque anni neri affrontati con determinazione, e oggi rivendicati con orgoglio. Senza andare troppo lontani (e rimanendo in campo sportivo), ecco la storia di Luca Toni, campione del mondo nel 2006, ma a fine anni ’90 in serie C, nel Fiorenzuola, dove il complimento più motivante era: «sei un brocco con due ferri da stiro ai piedi». Il successo, dopo anni di gavetta, arriva nel 2003 con il Palermo. «Prima di allora non beccavo una palla,maMarta (la fidanzata, ndr)mi diceva di non arrendermi».

(altro…)