Il cortocircuito dei sacrifici

di Massimo BordignonIl Sole 24 ORE del 23.07.2012

Il modo più semplice per descrivere la finanza locale in Italia nell’estate del 2012 è quella di un’economia di guerra, espressione che sta diventando ormai abusata, ma che cattura esattamente la situazione corrente. In un’economia di guerra non si guarda tanto per il sottile e ogni mezzo è utile per raggiungere il fine.

Nel nostro caso, il fine è il raggiungimento degli obiettivi di bilancio per il complesso delle amministrazioni pubbliche, costi quel che costi. Patti di stabilità e vincoli legislativi non perseguono dunque più lo scopo originario di mantenere una coerenza complessiva tra i comportamenti finanziari dei diversi livelli di governo, necessaria in un’articolazione istituzionale complessa come la nostra, quanto quello di associare Regioni e altri enti territoriali allo sforzo di risanamento complessivo imposto alle amministrazioni pubbliche.
Solo che se l’elastico viene tirato troppo rischia di spezzarsi, con nocumento della stessa credibilità del processo di aggiustamento. Specificamente, il decreto legge sulla spending review impone tagli ai trasferimenti (esclusi quella per la sanità) per Regioni ed enti territoriali pari a 2,3 miliardi nel 2012, che diventano 6,2 nel 2013. Poiché i vincoli sui patti di stabilità rimangono inalterati, questo significa che agli enti territoriali sono richiesti miglioramenti dei saldi dello stesso ammontare, da raggiungersi con riduzioni di spesa o incrementi di entrata.

L’Italia che esporta e vince la crisi

di Francesco ForteIl Giornale del 26.04.2012

Fra i tanti dati negativi, che recano pessimismo, non dobbiamo dimenticare quelli positivi, spesso non abbastanza valorizzati, dai maggiori media italiani e internazionali, che amano parlar male dell’Italia. Abitudine diffusa soprattutto nella sinistra snob. Emerge con chiarezza che il nostro commercio estero sta andando bene e che l’industria italiana non è affatto in declino, nonostante la crisi, ma sta diventando, anche per la pressione di questa, più competitiva.

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La reazione dei Piccoli, 2mila aziende fanno rete

di Dario Di VicoCorriere della Sera del 26.04.2012

Duemila piccole imprese fanno un movimento. Sono tante infatti le aziende italiane finora coinvolte nelle reti di impresa. Secondo il registro Unioncamere a far data il 10 aprile erano stati formalizzati dal notaio 313 contratti di rete che avevano interessato un totale di 1.648 imprese. Ma è stima comune degli addetti ai lavori che altri contratti siano in dirittura d’arrivo, possano essere stipulati già dalla prossime settimane e di conseguenza la stima di 2 mila è più che plausibile. E comunque stiamo parlando delle imprese che hanno steso un vero e proprio contratto legale, se volessimo contare le reti di collaborazione stabili ma informali il numero salirebbe e di molto.
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Il timoniere bendato

di Andrea CerretelliIl Sole 24 Ore del 12.04.2012

Si fa presto a dire Spagna (come ieri si diceva Grecia) per spiegare la nuova tempesta di Pasqua che sta scuotendo Borse e mercati. Si fa presto anche ad accusare l’inesauribile, ottusa perfidia della speculazione che «non riconosce il giusto valore agli enormi sforzi di riforma spagnoli» come ha tenuto a sottolineare ieri il portavoce del ministero tedesco delle Finanze.

Troppo facile. Troppo comodo scaricare a turno sulle spalle di un solo Paese responsabilità e colpe che invece sono di molti. Anzi, di tutti i 17 dell’euro perché, volenti o nolenti e finché dura, una moneta comune comporta per il bene comune un bagaglio di diritti e di doveri collettivi. Che invece continuano clamorosamente a latitare.

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