Moneta di tutti (e di nessuno)

di Ferruccio De BortoliCorriere della Sera del 03.06.2012

L’enorme differenziale nei rendimenti fra titoli italiani e tedeschi è angoscia quotidiana. Si possono fare tutti i sacrifici di questo mondo, ma con un costo del denaro così elevato non si va da nessuna parte. Non è sostenibile un’Unione monetaria nella quale un’azienda meccanica della Brianza si finanzia pagando il denaro quattro volte più caro della propria concorrente tedesca. L’imprenditore italiano può innovare e fare salti mortali nella competitività, ma il tedesco prima o poi gli sottrarrà quote di mercato e finirà per rilevarne l’attività. Lo Stato può elevare il prelievo fiscale, ed è quello che purtroppo è accaduto, ma ciò che ha raccolto non finanzierà la crescita, il reddito, l’occupazione se servirà solo per pagare i debitori, oltre a nutrire una spesa pubblica inefficiente. Non ha più senso avere una moneta unica se, come è accaduto nell’ultimo mese, 200 miliardi di capitali sono affluiti in Germania (che ha un debito all’80 per cento del Pil, in valore assoluto superiore al nostro) dalla periferia dell’Unione. A tassi reali negativi! I Paesi deboli hanno le loro colpe, e non possono pretendere che i cittadini tedeschi garantiscano debiti che non hanno contratto, ma non si è visto nemmeno nella letteratura fantasy che un povero prestasse i soldi a un ricco e questo pretendesse pure di essere pagato. L’usura alla rovescia.

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L'isolamento dei più forti

di Antonio PolitoCorriere della Sera del 26.04.2012

Sarà di nuovo maggio il mese fatale dell’Europa? Diremo anche dell’euro che «ei fu, siccome immobile/ dato il mortal sospiro»? La sera del sei maggio le urne potrebbero sancire che la maggioranza dei greci non vuole più restare nella moneta unica, premiando la galassia di partiti che sperano di liberarsi dei sacrifici mandando a quel paese la troika, la Bce e la Merkel. E nella stessa sera dovremo prendere atto che anche la maggioranza dei francesi non vuole più stare nell’Europa così come è oggi. Se vincerà Hollande, la sfida è chiara: rinegoziare il patto fiscale appena sottoscritto con la Germania. Ma anche se vincesse Sarkozy, ad ascoltare i suoi ultimi comizi a caccia di voti lepenisti, il futuro non sembra meno tempestoso: «Ora basta, cambiamo o non ci sarà più l’Europa».

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